Abarth:'Da 0 a 100' un viaggio nella leggenda

Abarth:''Da 0 a 100'' un viaggio nella leggenda

“Da 0 a 100”: con l’espressione che, per antonomasia, esprime la performance di un motore, si è scelto di denominare la mostra che racconta i cento anni dalla nascita di Karl Abarth, ospitata presso Torino Esposizioni dal 14 novembre al 14 dicembre 2008.
Il concetto fondamentale dell’esposizione è dimostrare come i valori che hanno contraddistinto la vita di Karl Abarth siano presenti nell’azienda di oggi e ne guidino le scelte a cento anni dalla sua nascita. Per questo, la mostra ripercorre le tappe fondamentali della vita di Abarth e del suo lavoro, mostrando i momenti più importanti, le curiosità, la vita dell’officina, le competizioni e i successi del marchio visti attraverso un filo sottile che lega il passato, il presente e il futuro dello Scorpione al suo geniale fondatore.

E sulle grandi pareti, utilizzando tecniche di comunicazione visiva dinamiche e ad alto impatto, “sfilano” immagini, fatti, aneddoti e numeri che hanno costellato la vita di Karl Abarth.

Dunque, un viaggio suggestivo tra scenografie, proiezioni e installazioni tecnologiche che accompagnano i visitatori in un crescendo di emozioni. E protagoniste, insieme a Karl Abarth, le vetture più rappresentative della sua storia e del suo stile, con particolare attenzione a quelle che hanno contribuito a creare e mantenere nel tempo la leggenda del marchio: Abarth 205 Vignale berlinetta; Porsche 356 Carrera gtl Abarth; Fiat Abarth 1000 bialbero coupè gt "paperino”; Fiat Abarth 2400 coupè Allemano; Simca 1300 coupè gt; Abarth 1000 bialbero se016 "cuneo”; Fiat Abarth 1000 berlina tcr "radiale”; Abarth 695 assetto corsa; e Lancia 037. Inoltre, sono esposte una moto Gilera Saturno dotata della famosa marmitta Abarth e due esemplari della recente rinascita dello Scorpione: un’Abarth Grande Punto Rally Super 2000 e un’Abarth 500 Assetto Corsa.

Immerso in un’atmosfera ricca di suggestioni, il visitatore è condotto lungo un percorso cronologico dove le tappe salienti dell’avventura di Karl Abarth nel mondo dei motori diventano spunti di riflessione sulla società italiana di quegli anni. Del resto, ieri come oggi, il nome Abarth esprime una vera e propria filosofia di vita sportiva che è entrata nell’immaginario collettivo come sinonimo di vetture grintose, di sfide, di passione e di grandi emozioni. Insomma, intorno al nuovo Scorpione – rinato nel 2007 per volontà di Fiat Group Automobiles – si sta consolidando un vero e proprio mondo imperniato su un nucleo di valori che nei decenni scorsi ne ha determinato la grande fortuna: innovazione nel design, utilizzo di materiali d’avanguardia, cura del dettaglio. Alla base di tutto, la più autentica passione per l’automobilismo, senza dimenticare il patrimonio umano e tecnologico, oltre all’orgoglio professionale delle migliaia di persone, tecnici, operai e dirigenti che nel tempo si sono avvicendati nelle fabbriche, negli uffici e sui campi di gara.
Ecco di seguito la descrizione delle sezioni in cui è divisa cronologicamente la mostra che celebra Karl Abarth, aperta da un’opera originale del maestro Ugo Nespolo ispirata a questo centenario.

“Da 0 a 100” - L’Opera di Ugo Nespolo

«Mi va di rovesciare (per gioco quasi) l’iperbole marinettiana di quanto più bella sia un’auto in corsa della Vittoria di Samotracia aggiungendo che quest’ultima (la Nike appunto) sta – allora – all’auto in corsa proprio come l’Abarth sta alla Venere di Milo! Bellezza, proporzioni e mito. Tutto ciò mi affascina. Per questo son felice di metterci mano». Con queste parole il maestro Ugo Nespolo spiega l’opera che campeggia all’ingresso dell’esposizione e l’ispirazione avuta.

Gli anni Trenta: inventiva, spirito di competizione e velocità

Nato a Vienna il 15 novembre 1908, è stato l’artefice di un successo quasi senza precedenti nel campo dell’automobilismo sportivo, frutto di una dedizione assoluta al mondo dei motori e a un talento, una passione e un gusto per l’innovazione davvero prodigiosi.
Monopattino, bicicletta, motocicletta e sidecar: qualsiasi mezzo andava bene per il giovane Karl. L’importante era poterlo smontare, riparare o migliorarne le prestazioni. Basti pensare che ad appena 11 anni elabora un monopattino per vincere e 9 anni dopo coglie già i primi successi in sella a una Motor Thun: ormai la passione precoce per i motori segna la strada per il futuro. E naturalmente c’era la guida, l’ebbrezza della velocità, la ricerca del confronto. Un’attitudine alla corsa che ben presto sarà accompagnata dalla sua innata capacità costruttiva: infatti, nel 1930 produce la sua prima motocicletta personalizzata con il marchio Abarth. Purtroppo un grave incidente, durante una competizione a Linz, lo costringe ad abbandonare le moto, ma non perde la voglia di sfidare se stesso e i propri limiti, continuando a gareggiare con i sidecar, mezzo che proprio lui porta all’apice della fama grazie a imprese come la sfida con il treno Orient Express (vinta naturalmente da Abarth) nel 1932. Un secondo grave incidente nel 1939 lo obbliga tuttavia ad abbandonare le competizioni.

Gli anni Quaranta: imprenditorialità e spirito di squadra

Iniziano qui la seconda vita di Abarth e il mito vero e proprio. Nel 1945 si trasferisce a Merano e diventa cittadino italiano a tutti gli effetti. Poi, l’anno successivo, con la collaborazione di Ferdinand Porsche costituisce la squadra corse di Cisitalia con Tazio Nuvolari.
Conclusasi l’esperienza in Cisitalia, nel 1949 Karl fonda la Abarth & C. con il pilota Guido Scagliarini. La prima vettura prodotta fu una 204 A Roadster, derivata da una Fiat 1100, che vinse immediatamente il campionato italiano 1100 sport e quello di formula 2. Contemporaneamente, Abarth ha l’intuizione geniale di affiancare all’attività corse l’attenzione per il grande pubblico, e inizia a realizzare i famosi kit di elaborazione per vetture di serie che aumentano potenza, velocità massima e accelerazione. Il primo “storico” prodotto è il kit di elaborazione del comando cambio della Topolino (1949). Ma il vero successo arriva con le marmitte di scarico che, nel corso degli anni, diventeranno una vera propria icona dello “stile Abarth”. Grazie all’esperienza appresa anni prima sulle moto le marmitte Abarth diventarono un prodotto tecnologicamente all’avanguardia (non solo per le vetture come dimostra, nel 1953, l’adozione della marmitta Abarth sulla motocicletta Gilera Saturno).

I primi prototipi prevedevano un tubo centrale di sezione costante e passaggi laterali nella lana di vetro, ed eliminazione di tutti i diaframmi per contenere al massimo la compressione dei gas. Un sistema semplice ma innovativo, che diede ai suoi prodotti un chiaro vantaggio prestazionale e un inconfondibile rumore sordo e pieno. In pochi anni l’Abarth & C. raggiunge livelli globali: nel 1962 produce 257.000 marmitte con uno staff di 375 persone, il 65% è destinato all’esportazione.
Furono due gli elementi di fondamentale importanza che determinarono il successo dei componenti e dei kit Abarth: un’abile campagna pubblicitaria e l’attività corse. Infatti, Karl Abarth introdusse tecniche di marketing e comunicazione ancora oggi attuali. Basti dire che per convincere gli automobilisti a rimuovere la marmitta di serie e a installarne una Abarth, escogitò un’abile campagna pubblicitaria, centrata su un’elegante presentazione del prodotto. Reclamizzata con linguaggio nuovo e rivoluzionario sulle maggiori testate giornalistiche, la marmitta veniva presentata in versione nero opaco e terminali cromati, e offerta a un prezzo di gran lunga superiore rispetto a quello della concorrenza (4.500 lire contro un massimo di 2.000 lire). I suoi collaboratori, inizialmente scettici nei confronti della strategia, dovettero prontamente ricredersi: il successo fu immediato e straordinario. Le prime 50 unità furono realizzate per la Fiat “Topolino”.

Anni Cinquanta: record sportivi e industriali

L’ascesa del marchio nell’immaginario degli appassionati di motori è costante, incessante, e con il trascorrere del tempo diventa quasi imperiosa, toccando il proprio apice alla fine degli anni Cinquanta e lungo tutti gli anni Sessanta. Karl Abarth costruisce il mito dello “scorpione” con una dedizione assoluta e un’attività quasi frenetica, nella quale si intravedono le caratteristiche del genio. Le tappe di questo exploit continuo, di questa storia di successo quasi senza paragoni, si susseguono secondo un ritmo che lascia sbalorditi ancora oggi. Una lunga marcia a suon di record, trionfi, intuizioni epocali che cambiano il modo di vivere le auto sportive. Nel 1955 nasce l’Abarth 750 GT e nel 1956 viene presentata la Fiat Abarth 750 carrozzata Bertone, una vettura straordinaria che nello stesso anno sigla una lunga serie di record di durata e velocità: il 18 giugno, sulla pista di Monza, batte il record delle 24 ore dove copre 3.743 km a una velocità media di 155 km/h. Poi, dal 27 al 29 giugno, sullo stesso circuito lombardo, anella numerosi record: i 5.000 e i 10.000 km, le 5.000 miglia e anche le 48 e le 72 ore. Il successo fu internazionale, addirittura l’autorevole giornale tedesco “Das Auto Moto Und Sport” nel n°15 del 21 luglio del 1956 dedica la copertina alla Abarth 750. La medesima vettura fu carrozzata Zagato in due versioni differenti la Fiat Abarth 750 Zagato (1956) e la Fiat Abarth 750 GT Zagato (1956). L’11 ed il 12 maggio del 1957 alla 24esima Mille Miglia erano presenti ben 20 vetture dello “scorpione” nella classe 750, di queste ben 16 terminarono la gara. Il “rombo” di questa straordinaria vettura toccò persino gli Stati Uniti: Franklyn Delano Roosvelt Jr., figlio del presidente degli USA, si precipitò in Italia per siglare personalmente con Karl Abarth un accordo di esclusiva per la distribuzione di queste automobili.
Nel 1958 Abarth compie un vero e proprio capolavoro sulla nuova Fiat 500, trasformando completamente la piccola utilitaria ed esaltandone al massimo le potenzialità. Nello stesso anno diventa sempre più stretta la partnership con Fiat, che si impegna a riconoscere premi in denaro alla Abarth in base al numero di vittorie e record che la scuderia sarebbe riuscita a realizzare. Un evento che sta alla base dell’impressionante palmares a venire: 10 record del mondo, 133 record internazionali, più di 10.000 vittorie su pista.

Gli anni Sessanta e Settanta: lo spirito vincente dello Scorpione

Gli anni Sessanta sono il decennio d’oro di Abarth. Dire “Abarth” significava dire “velocità”, “coraggio”, “prestazione”, “modifica”. E il mito cresce sempre più, entrando persino nel linguaggio comune: al bar non si chiede più un caffè espresso ma un caffè Abarth. Solo questo rende l’idea di quanto il marchio fosse sinonimo di velocità. Ed è davvero lungo l’elenco delle vetture che hanno scolpito il nome Abarth nella storia dell’automobilismo: nel 1961 nascono l’Abarth 850 TC, la Porsche 356 Carrera gtl Abarth e la Fiat Abarth 1000 bialbero coupè gt "paperino”, tutte vetture straordinarie che si imporranno sui circuiti internazionali. Lo stesso faranno la Fiat Abarth 2400 coupè Allemano (1963), l’Abarth Simca 1300 coupè gt (1964), l’Abarth 695 SS Assetto Corsa (1966), la Fiat Abarth 1000 berlina tcr "radiale” (1969) e l’Abarth 1000 bialbero se016 "cuneo” (1969). Sono tutti esemplari presenti alla mostra “Da 0 a 100”.
Nel 1965 Karl Abarth volle realizzare di persona un record. Il 20 ottobre di quell’anno sulla pista di Monza con la Fiat Abarth “1000 Monoposto Record” Classe G, potenza 105 CV siglò il record di accelerazione sul quarto di miglio e sui 500 metri mentre il giorno successivo, con una monoposto classe E da 2000 cc, siglò i medesimi primati per classi superiori. Anche questa volta un aneddoto dice molto delle tenacia di quest’uomo, che per poter entrare nell’angusto abitacolo e poter condurre alla vittoria le sue vetture dovette perdere 30 kg di peso all’età di 57 anni.
Dal 1971 Abarth diventa a tutti gli effetti di proprietà di Fiat Auto, e l’ultima vettura alla cui realizzazione partecipa attivamente il fondatore del marchio è la A112 Abarth. E nel corso degli anni Ottanta la storia prosegue con vetture celebri quali la Lancia Rally 037, la Lancia Delta S4 Coupé Gr.B, la Fiat 131 Abarth e la Ritmo Abarth. Intanto Karl Abarth si era spento il 24 ottobre 1979, sotto lo stesso segno della nascita: quello dello scorpione.

2007: il ritorno di Abarth tra passato glorioso e progetto vincente

Un passato glorioso che si fa presente, una passione vincente ieri come oggi: è questo il concetto che guida il progetto di rilancio del marchio Abarth da parte di Fiat Group Automobiles iniziato nel 2007. Da sempre sinonimo di vetture grintose, di sfide, di passione e di grandi emozioni, Abarth torna con una nuova linea per far sognare tutti gli amanti dell’automobilismo sportivo. Per loro sono stati progettati e costruiti i modelli Abarth Grande Punto (2007) e Abarth 500 (2008), oltre ai kit prestazionali per ciascuna vettura e le versioni da gara Abarth Grande Punto Rally Super 2000 e Abarth 500 Assetto Corse (questi due esemplari sono esposti alla mostra “Da 0 a 100”).

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