Mark Webber ha vinto un Gran Premio, quello di Germania. Il gigante australiano (ci rammenta un altro famoso canguro motorizzato: il biondo motociclista Gregg Hansford, pilota di punta della Kawasaki negli anni Settanta) è sempre stato considerato poco più che un onesto lavoratore del volante. Aveva già al suo attivo 132 Gran Premi (debutto al GP d’Australia .... con la Minardi), un “botto” alla 24 Ore di Le Mans 1999 (nella curva seguente il rettilineo delle Hunaudieres la sua Mercedes volò per aria senza alcuna apparente ragione) ed una seria propensione a rompersi le ossa fuori dai circuiti: l’ultima nell’inverno scorso durante una gara ciclistica.
Il prode Web ha vinto sul “nuovo Nurburgring”, pista certo impegnativa ma mai quanto la Nordschleife, 23 chilometri di folle paura nel pieno della Foresta Nera. Nelson Piquet vi vinse con una BMW M1, e col suo fare scanzonato, quando si parlava del vecchio tracciato, diceva sempre, accompagnato dall’allora moglie, la bellissima Silvia Roedemo: “Lì quando mi metto il casco sento suonare le campane dell’inferno, come gli AC-DC, però sinora mi è sempre andata bene”. Ma torniamo all’oggi. Webber non è più un giovane promettente, ma un professionista del circus con esperienze alla Minardi, alla Jaguar, alla Red Bull. Poiché il 2009 è l’anno nel quale, in F1, gli equilibri consolidati sono tutti andati a ramengo, ecco arrancare McLaren e Ferrari, entrare in crisi Renault e Williams, continuare in un pallido anonimato la Toyota. Svettano solo le bandiere dei team gregari: Red Bull e BrawnGP. A quando la rivolta dei re?
La cronaca della gara vede lo start sotto un clima incerto, ma che tiene e lascia quindi il fondo asciutto, contrariamente alla giornata di ieri, quando le qualifiche sono state influenzate dalla pioggia. Mark Webber, che scattava per la prima volta dalla pole, tenta in ogni modo di chiudere Barrichello in partenza, ma il brasiliano si porta al comando dalla prima curva e tiene la testa della corsa, mentre all’australiano verrà poi inflitto un drive-through per comportamento scorretto.
Il campione del mondo Hamilton, impressiona per la rapidità nello scattare velocissimo dalla griglia (utilizzando il Kers) ed azzarda una traiettoria esterna più che temeraria, il risultato sarà però una perdita di tempo, dato che nell’escursione si ritrova con una delle sue gomme posteriori buca, che lo costringe così a lasciare ogni speranza di concludere a podio.
Nella prima parte di gara Felipe Massa, con la Ferrari, tiene un buon passo, resistendo agli attacchi di vetture più veloci, soprattutto quella di Vettel, che davvero fatica per molti giri, dietro alla rossa del brasiliano. Apparentemente opaca è la condotta iniziale delle Renault, nonostante le novità (forse di natura "pneumatica") alle sospensioni posteriori; con il probabile futuro ferrarista Alonso che deve arrancare nelle retrovie, causa l’infelice posizione in griglia (si riscatterà solo nel finale di gara).