Formula 1

GP di Germania. Il commento di Peter Ingley. Gli ordini sono ordini?

28 luglio 2010 di Peter Ingley,

GP di Germania. Il commento di Peter Ingley. Gli ordini sono ordini?

La FIA, cioé l' ente che governa la Formula 1, sancisce all’articolo 39.1 del regolamento sportivo che “Gli ordini di scuderia che interferiscano con il risultato di una gara sono proibiti.” Questa norma, e gli eventi accaduti durante il GP di Germania, a Hockenheim, che hanno portato ad una multa di 100.000$ per il team Ferrari, hanno dato adito ad una furibonda ondata di sdegno fra i media, i fan e gli spettatori. Tutti si sono lamentati del fatto che… sono stati privati indebitamente di un grande spettacolo di gara.

 

Ancora una volta, lo sport della F1 si è dato la zappa sui piedi con un’incredibile dimostrazione di mancanza di coordinazione a tutti i livelli. La Formula 1 è nata come sport di squadra, e gli ordini di scuderia hanno sempre giocato un ruolo importantissimo nelle strategie dei team. Durante l’ultimo Gran Premio del 1956, a Monza, Juan Manuel Fangio rientrò ai box con un braccetto della sospensione anteriore rotto. Al suo compagno di squadra, Luigi Musso, venne ordinato di cedere la vettura all’argentino, che potesse conquistare il suo terzo titolo consecutivo, ma rifiutò. Il pilota britannico, Peter Collins, che pur ancora aveva una possibilità di conquistare il suo primo titolo iridato, scelse di cedere la sua vettura a Fangio durante una sosta ai box. Fangio andò a vincere il titolo (nella Foto: Collins, a destra, assieme a Fangio).

 

Un’azione del genere sarebbe inconcepibile ai giorni nostri, viste le cifre in ballo – centinaia di milioni di dollari – e niente cambierà, a meno che non avvenga un sostanziale cambio di mentalità ai vertici dello sport, e il problema non venga affrontato in maniera seria e professionale.

 

Ancora una volta, Ferrari si trova nell’occhio del ciclone, al centro di una rete di controversie causate da una mancanza di coordinamento della situazione. A seguito della farsa del GP dell’Austria del 2002, in cui a Barrichello venne ordinato di far passare Schumacher dopo che il brasiliano l’aveva sorpassato e staccato, Rubens scelse di mostrare il proprio disappunto facendolo solo all’ultimo momento, rallentando fin quasi a fermarsi sul rettilineo d’arrivo. Il podio fu una vera barzelletta: Schumacher era troppo imbarazzato per salire sul primo gradino, e lasciò il posto a Rubens, spingendocelo sopra. La cosa fece scandalo, la Ferrari (allora sotto la guida di Jean Todt) venne multata di 1 milione di dollari, e venne varata la norma sopra citata, la 39.1, che proibisce l’uso di simili tattiche.

 

La norma è molto chiara, ma i team hanno continuato ad impartire ordini di scuderia, pur negandolo categoricamente in pubblico. Negli ultimi GP, due top team hanno influenzato in maniera molto sottile il risultato della gara comunicando ai loro piloti di attivare la modalità risparmio carburante in momenti diversi. E’ impossibile dimostrare un’infrazione del regolamento, ed è facilissimo da spiegare, ma perché fare una cosa del genere?

 

Ogni membro del team capisce bene gli ordini di scuderia e le loro motivazioni – tutto va a ramengo solo quando uno o più componenti non sono d’accordo durante la gara, e scelgono di gestire la situazione rendendolo pubblico. Come è successo in Ferrari: al muretto box si è vista una vera e propria ondata di disapprovazione, Alonso ha detto per radio “Questo è ridicolo!” e il tecnico di Massa ha trasmesso il messaggio in maniera molto chiara. Il tutto è stato sottolineato da Massa stesso, che ha rallentato in maniera molto vistosa per far passare Alonso: un vero insulto all’intelligenza di spettatori e media.

 

Gli eventi che sono seguiti hanno portato alla multa di (incredibilmente) soli 100.000$ per la Ferrari – l’incoerenza dei commissari (multa del 2002: 1 milione) è e resta difficile da comprendere. L’infrazione è stata commessa al 49° giro, e non sono stati presi provvedimenti fino a quando gli ufficiali di gara non hanno iniziato a realizzare quanto negativamente la cosa fosse stata recepita da pubblico e stampa. Stavano forse pensando di ignorare un’azione tanto scorretta e palese? E Massa? Ha ammesso pubblicamente di aver preso una decisione, ubbidendo ad ordini che non condivideva, interferendo con un risultato di gara, ma resta impunito, incarnando alla perfezione l’immagine della vittima innocente.

 

E’ davvero ironico che un risultato fantastico e tanto necessario, la doppietta e i punti conquistati, siano stati azzerati in un lampo, e l’immagine del Cavallino Rampante sia stata tanto sminuita dallo stesso team. Se fossi un componente del team, non avrei nessuna voglia di tornare a Maranello per incontrare il capo. L’atto finale di questa tragedia (in tre atti, appunto, ma in questo caso potremmo parlare di farsa...) consiste nel fatto che il Team Ferrari dovrà presentarsi davanti al consiglio sportivo della FIA, il cui presidente è Jean Todt. Già, proprio il team manager Ferrari le cui azioni, nel 2002, suscitarono così tanta riprovazione da far varare la regola 39.1.



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