Piloti italiani e Formula 1: crisi tricolore

di FalcediLuna

Piloti italiani e Formula 1: crisi tricolore

Nello scorso Gran Premio d’Italia, il pilota abruzzese Jarno Trulli ha avuto la conferma da parte del Team Lotus per continuare a correre in F.1 (il team probabilmente cambierà il proprio nome dalla prossima stagione), mentre Liuzzi invece, tenta ancora di confermarsi in HRT, in vista della prossima stagione.
  
C’è quindi il rischio che per il 2012 ci sia un solo pilota italiano in Formula 1, ma il rischio maggiore è un altro, quello che Jarno, forse, sarà l’ultimo pilota tricolore nella massima categoria.

Eppure in passato non era così… C’era un numero elevato di italiani che occupavano i sedili delle monoposto di Formula 1, sulla griglia di partenza. Ma sembrano questi tempi così antichi, da essere anche dimenticati.

Attualmente, nonostante guardando la sola F.1 non appaiano, di giovani italiani promettenti, pronti per il grande salto ce ne sarebbero anche:
 
Davide Rigon. E’ entrato nella Driver Team Ferrari e correva in GP2, prima dell’incidente che ha messo a freno la sua carriera fino al suo completo recupero.
  
Davide Valsecchi. Ha avuto la possibilità di testare una HRT, di provare la vettura Lotus e in GP2 ha regalato la prima vittoria a Montecarlo, con il team Air Asia.
 
Eduardo Montana. Corre nel DTM ottenendo grandi prestazioni e mostrando anche un ottimo stile di guida e velocità.
 
Fabio Onidi. Ha ottenuto ottimi risultati in AutoGp e nei test della GP2.
  
Luca Filippi. Ritorna in GP2 ed ottiene il secondo posto, strappandolo al pilota della Driver Team Ferrari, Bianchi. 
  
Mirko Bortolotti. Passato prima dal Red Bull Junior Team e poi dalla Driver Team Ferrari, ha appena  vinto il titolo in Formula 2, ottenendo in premio un test di fine stagione con la scuderia Williams.
   
Come elencato sopra ci sono ottimi elementi, che potrebbero debuttare in Formula 1, ma ci sono diversi problemi che ostacolo il percorso di questi piloti. Il primo è quello della “valigia”, perché ad esclusione dei primi quattro team del circus (Red Bull, Mclaren, Ferrari e Mercedes) gli altri team hanno dei piloti in cui il peso della “valigia” ha contato molto per l’ingaggio. Basti ripensare a Petrov, per la Renault e quest’anno a Maldonado, che ha sostituito Nico Hulkenberg (autore della pole position nel 2009 in Brasile e ora collaudatore nella Force India), il quale fatica a trovare un sedile per la stagione 2012.
   
I giovani dell’attuale era faticano a trovare posto senza un grosso sponsor e in Italia di questi tempi non c’è nessuno che vuole sponsorizzare un giovane per aiutarlo nella sua carriera, a differenza del Brasile, del Venezuela, o di altri Paesi che investono i propri soldi sui giovani, aiutandoli ad arrivare nella massima formula ma, soprattutto, non ci sono più scuderie che scommettono su i giovani piloti anche senza valigia.
 
Il secondo problema è indirettamente la Ferrari, già perchè la scuderia di Maranello catalizza l’attenzione di tutti i tifosi su di se e l’italiano che guarda la Formula 1 (anche quello non interessato a questo sport) guarda principalmente solo perché c’è la scuderia italiana, grande icona nel mondo e orgoglio nazionale.
La Ferrari preferisce però non puntare su piloti italiani: almeno attualmente, nella lizza dei possibili sostituiti di Felipe Massa, ci sono Sergio Perez, messicano, e il francese Jules Bianchi; questo conferma la tendenza della scuderia di non puntare su un connazionale. 
La Ferrari ha inoltre paura che un italiano, vincendo, possa oscurare la scuderia. Eppure la Ferrari (fino a Ivan Capelli, senza contare Luca Badoer e Giancarlo Fisichella) ha avuto la bellezza di 26 piloti italiani in squadra, su un totale di 100 piloti del bel Paese che sono riusciti a disputare o iscriversi anche a una sola gara di Formula 1.
   
Il problema finale è che quasi tutti i piloti italiani non hanno un programma come quello della Red Bull Junior, che fa crescere nel proprio ovile i giovani (ora ne stiamo vedendo i frutti, di questa politica, con Sebastian Vettel che conquista il secondo titolo mondiale).
 
Sembra essere giunta alla fine un epoca durata per 40 anni, anni di piloti italiani che hanno combattuto sulle piste. Piloti che hanno vinto il titolo, come Giuseppe Farina o il grande e intramontabile Alberto Ascari, piloti che ci sono rimasti nella memoria, come Bandini, De Angelis, Alboreto, Patrese e l’elenco può continuare, dicendo i nomi di tutti i piloti tricolori che hanno partecipato al mondiale, corso anche solo una gara o tentato la qualificazione.
Adesso che questo piccolo mondo sembra scomparire, la Formula 1 rischia di perdere d’improvviso un pezzo della sua storia legata all’Italia. 
 

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