GP Corea: le pagelle

di Elisa Goldoni

GP Corea: le pagelle


Sebastian Vettel: 10+
CANNIBALE. Ha vinto il mondiale ma è come se non lo avesse fatto. Non si risparmia in partenza, entro poche curve si impossessa della testa della corsa e non la molla più se non per i pit stop. Senza pensieri, guida ancor meglio del solito (se è possibile) e colleziona un'altra vittoria, la decima stagionale. E il giro veloce. 
 
Lewis Hamilton: 10
RINATO. Finalmente dà spettacolo senza creare guai e polemiche. Finalmente ritrova la strada del successo e arriva sul podio dietro a Vettel.

Deciso stavolta a evitare contatti con Massa, ha messo tra lui e il brasiliano ben 3 vetture, in mezzo già dalle qualifiche. Si oppone magistralmente a Mark Webber per quasi metà gara, subendo un sorpasso a causa di un piccolo errore, rimediato immediatamente con un controsorpasso e un altro, ripreso grazie all'aiuto del DRS. Se avesse guidato come oggi per il resto della stagione, probabilmente Vettel non avrebbe ancora avuto modo di festeggiare il mondiale. Ok, non è solo colpa di Hamilton ma anche della vettura che fino ad ora non era all'altezza della Red Bull. 

 
Mark Webber: 6
In teoria la vettura è la stessa di Vettel, ma non la guida allo stesso modo e la differenza tra pilota e campione si nota proprio nei confronti con il compagno di squadra. Non sono tanto i 12” di distacco alla fine della gara, quanto il non riuscirsi a sbarazzare di Lewis Hamilton. Vari tentativi falliti, Hamilton non è certo un tipo facile da superare e neanche la pista agevola molto tali manovre ma Webber era più veloce dell'inglese e, come si suol dire, “ne aveva di più”. Solo che è rimasto dietro. Racimola punti per il campionato costruttori ma oggi non sembrava neanche in grado di fare da scudiero a Vettel. 
  
Jenson Button: 6,5
Brutto inizio di gara, risucchiato dagli avversari nelle prime curve, lamenta troppo sottosterzo e problemi di grip. Nonostante questo è riuscito a creare un bel gap con le Ferrari e, alla fine, non era troppo lontano nemmeno da Webber. Appena ai piedi del podio. 
 
Fernando Alonso: 8
ARRESO. “I give up”. Non ci sarebbe niente da aggiungere. Ad un certo punto molla la presa. Come biasimarlo. Si trova a guadagnare 7 decimi a giro su Jenson Button che lo precede solo a 15 giri dalla fine. E pochi giri dopo, anche l'inglese della McLaren comincia a rispondere ai tempi del ferrarista. Fernando riesce ad annientare gli oltre 5” di distacco ma poi comunica per radio che rinuncia. Si accontenta. Con una vettura così, è già tanto arrivare dov'è arrivato. 
 
Felipe Massa: 7
RISVEGLIATO A META’. Partenza degna del nome della macchina che guida (purtroppo solo del nome da qualche stagione), si porta subito in terza posizione e innesca una grande bagarre con Webber e Button. Il resto della gara lo passa a fare da tappo al suo compagno di squadra, tranne quando riesce a portare all'errore Nico Rosberg, sorpassandolo e agevolando anche Fernando Alonso a sopravanzare il tedesco della Mercedes. Si merita un bel voto per la partenza e qualche spunto in gara, ma non più di 7. Il compagno di squadra era evidentemente più veloce, è in lotta per il secondo posto nel campionato e, anche se dal muretto non arrivano notizie in merito, forse farsi da parte era la mossa più intelligente da fare. Arriva a quasi 10” dal compagno e i problemi di traffico nel pit stop che ha lamentato al termine della gara comunque non giustificano questo gap con Fernando Alonso (che quindi era davvero più veloce).
  
Gara Toro Rosso: 7
Complice il ritiro di Petrov e Schumacher, Alguersuari e Buemi sono riusciti entrambi a scavalcare le Force India che si erano qualificate meglio. Un settimo e un nono posto, ogni tanto, non guastano sia per l'umore che per i punti guadagnati. 
  
Gara Red Bull: 8
Voto medio tra Vettel e Webber. A una settimana dalla consacrazione nel campionato piloti, meritano di brindare nuovamente per quello costruttori. Onore al merito. E spaventano già gli avversari con dichiarazioni del tipo “la vettura del prossimo anno stupirà la Formula 1”. Come se non lo avessero già fatto con le due vetture precedenti. 


Gara Ferrari: 3
“I give up” pronunciato per radio da Alonso è il riassunto del campionato. Guidare con il cuore, con l'anima e fare l'impossibile ad ogni gara alla fine stanca anche il più tenace dei piloti. Tirar fuori il coniglio dal cilindro non è sempre possibile, figuriamoci in condizioni come queste. Gli altri sono cresciuti e la Ferrari è sempre allo stesso punto. La progressione del 2010 è molto lontana: lo scorso anno la seconda metà della stagione è stata trionfale (tanto da arrivare a essere in condizione di perdere il mondiale). Adesso è da quarto posto al massimo. Può capitare un podio, ma una vittoria sembra molto lontana. Con un pilota che si gioca il secondo posto nel mondiale, non danno ordini di scuderia a Felipe Massa che fa da tappo. Inutile nascondersi, i giochi di squadra ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Fare i leali in questa occasione non ha nessun senso e soprattutto mettere in condizioni Fernando Alonso di arrivare almeno secondo nel mondiale mi pare un obbligo, visto l'impegno e la grinta che mette dall'inizio dell'anno. In fin dei conti, la gara vera della Ferrari in Corea è durata 10 giri. E gli altri 45?
  
Correttezza nel comminare penalità: 0
Ancora due pesi e due misure... Come dice un noto proverbio, “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre si indovina”. Se ti chiami Lewis Hamilton e sei inglese, se rovini le gare degli altri o crei pericolo, al massimo ti danno un drive through dopo diversi tentativi, non la prima volta. Se ti chiami Vitaly Petrov o Pastor Maldonado, la penalità te la prendi subito, seduta stante.
Maldonado penalizzato con un drive through per aver creato pericolo all'ingresso della pit lane (anche se non si è visto in Tv) e Petrov invece sarà penalizzato di 5 posizioni nel prossimo Gran Premio per l'incidente che ha creato con l'incolpevole Schumacher. Hamilton con quello che ha combinato nel 2011 se avesse ricevuto lo stesso trattamento probabilmente in Corea invece che dalla pole position partiva dal garage di casa sua, in retromarcia.
 
Utilità della pista in Corea: 0
Spendere 200 milioni di dollari per utilizzare la pista solo 3 giorni l'anno è uno spreco incredibile oltre ad essere un insulto a chi non arriva con lo stipendio alla fine del mese. Non c'erano altre piste che potevano ospitare degnamente un Gran Premio in tutto il mondo?
 
Uscita della pit, Tilke design: 0
Essere amici di Bernie Ecclestone a volte non basta. Anche un bambino dell'asilo non avrebbe disegnato in quel modo l'uscita dalla pit lane. Pericolosissima. I piloti ne discutono già dal venerdì e la “soluzione” per il weekend è stata trovata utilizzando un semaforo a luci bianche per indicare ai piloti sul rettilineo l'uscita di vetture dalla pit lane. Per il futuro dovranno essere fatti dei lavori, perchè in condizioni di poco grip (ad esempio con la pioggia) non basteranno le luci a evitare collisioni in fondo al rettilineo. 
 
Sicurezza dei commissari di percorso: 0
Vedere i commissari che saltellano tra le vetture di Formula 1 che cercano di raggiungere la Safety Car mentre tolgono i detriti delle vetture di Schumacher e Petrov non è un bello spettacolo. C'è da capire l'inesperienza che la fa da padrone in un circuito utilizzato una volta l'anno, ma con le vite delle persone c'è poco da giocare. Una soluzione potrebbe essere quella di educare in modo migliore i commissari della zona oppure prenderli in prestito da circuiti con più esperienza. 
  
Utilità della regola del 107%: 0
Avere una regola e non rispettarla mai a cosa serve? Già in diverse occasioni alcune vetture non erano rientrate nel 107% del tempo della pole position ma la direzione gara aveva chiuso un occhio (in alcuni casi tutti e due) e i piloti hanno potuto prendere comunque parte alla gara. Giusto nel caso di Rosberg in Giappone (che aveva comunque dimostrato di avere una monoposto in grado di qualificarsi), molto meno nel caso di Liuzzi nello stesso GP (avendo avuto problemi sin dal venerdì la decisione di farlo correre è stata presa in  base ai risultati della stagione in corso) ma abbastanza inconcepibile nel caso di Ricciardo nella gara in Corea (0 giri cronometrati prima della gara). 

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