Le macchine agricole (e non solo) Laverda in un libro

di Gabriel Pirini

Le macchine agricole (e non solo) Laverda in un libro


C’era una volta la Laverda, mi diceva tempo fa un amico - più giovane di me di una decina d’anni - col quale condivisi gioie e dolori dello sport motociclistico (ebbene sì, seguo anche le due ruote). L’amico, che oggi è ingegnere idraulico e stimato dirigente di un consorzio di bonifica, ebbe un moto di stupore quando una volta, durante un viaggio gli spiegai pazientemente che solo per noi motociclisti il nome Laverda era circoscritto alla sigla Sfc, al Trofeo monomarca 500 che sfornò tanti campioni italiani (cito a memoria ed a caso: Ricci, Brettoni, Pedone, etc.), alle Laverdone protagoniste dell’Endurance con Ferrari, Brettoni e… Cereghini, poi giornalista televisivo.

Per chi non va in motocicletta la Laverda ha significato e significa soprattutto macchine agricole, prodotte senza soluzione di continuità dal 1873 nello stabilimento vicentino di Breganze. Certo, ci furono anche le moto. Brillante e geniale diversione sul tema di Francesco Laverda, così come le roulotte e gli aerei costruiti su licenza Aeromere (il modello Falco, detto la Ferrari dei cieli),  quando alla Laverda capitò l’occasione di acquisire il controllo della Caproni di Trento, la cui fonderia servirà poi tutte le varie ramificazioni societarie dei quella che, quando fu fondata, si chiamava semplicemente “Ditta Pietro Laverda”.

Ma, come si dice oggi, il core business è sempre stato la meccanica applicata all’agricoltura. Recentemente, la casa di Breganze ha dato alle stampe il bel volume “Le macchine agricole Laverda”, a cura dello storico locale Piergiorgio Laverda (breganzese doc e nipote del fondatore della fabbrica, Pietro). Il libro (278 pagine) ripercorre tutte le tappe della grande avventura Laverda. Una storia affascinante. Si parte dalle prime esperienze meccaniche del fondatore Pietro Laverda, si dà uno sguardo a vecchie foto ingiallite, a diplomi di merito, ai curiosi cannoni antigrandine e via via alle altre realizzazioni della casa: voltafieno, pigiauva, torchi, mietitrebbie, motofalciatrici. Non manca un richiamo all’autarchia (siamo nel Ventennio). In una pubblicità campeggia la scritta produzione italiana. In un’altra, i dipendenti posano con alcune macchine in attesa di essere inviate ai coloni italiani di Addis Abeba. L’iconografia del volume è splendida: fotografie e disegni dell’epoca, la successione dei varii loghi aziendali, la partecipazione alle fiere (soprattutto la grande fieragricola di Verona, ancora oggi punto di riferimento del settore) ed i premi vinti. C’è anche la riproduzione di una patente di cavaliere del lavoro assegnata al capostipite da “Sua Maestà il Re, Gran Mastro dell’Ordine al Merito del Lavoro”. La regia patente è firmata da Vittorio Emanuele III e controfirmata dal Guardasigilli; nientemeno che Francesco Saverio Nitti (sarà anche Primo Ministro e verrà bollato da Mussolini con l’epiteto di Cagoia). Leggendo le pagine scritte da un Laverda ad argomento Laverda si capisce quanto sia stato forte il legame tra la ditta e il paese. Due rappresentanti della famiglia - Francesco, “quello della Moto Laverda” e Giorgio - sono stati sindaci di Breganze e la Laverda fu sempre attentissima alle esigenze sociali della città e dei proprii dipendenti. Si attivò e si batté affinché fossero attivi centri di formazione professionale, costruì il Villaggio Laverda con case per i dipendenti.

Il volume è acquistabile contattando Piergiorgio Laverda Via Galvani 39 36066 SANDRIGO (VI) email info@laverdastoria.com tel: 0444 759280 - fax: 0444 659294 Si può anche compilare l’apposito modulo on-line ciccando qui (il catalogo comprende anche altre pubblicazioni e vi si trovano anche i relativi prezzi).

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