Tino Brambilla - Mi è sempre piaciuto vincere: un libro che scalda il cuore della passione motoristica italiana

di redazione Italia DueMotori.com - OF

Tino Brambilla - Mi è sempre piaciuto vincere: un libro che scalda il cuore della passione motoristica italiana

Quando il titolo non può bastare, a rendere l’idea, è questo il caso del libro in oggetto pur se ovviamente tratta di motori e di corse, argomenti all’apparenza più tecnici e sportivi che altro, ma solo esteriormente a queste 240 pagine. La vittoria più vera che vi si legge, non è quella sancita da una bandiera a scacchi in pista, pur se ve sono narrate di epiche, come la prima della Ferrari Dino F2, nel lontano 1968 in Germania. Il libro su Ernesto Brambilla è da noi apprezzato non solo per il prelibato gusto del motorismo sportivo tricolore “ai tempi d’oro”, perché dedicato a un concittadino, a una persona conosciuta, uno che potresti anche definire al tempo stesso mito vivente e amico, pur se di altra generazione.

Ci si trova raccontata e ben spiegata la storia spesso tipica di un uomo dell’Italia del secolo scorso, lavorativa e non. Storia di quelle che oggi mancano davvero non solo per l’eroico romanticismo del contesto ma, purtroppo, anche per la sostanza pratica a migliaia di giovani italiani. Nei quarantuno capitoletti, che scorrono veloci ma sempre densi di contenuto, si trovano chicche da smaliziato conoscitore del Motorsport post-bellico a due e quattro ruote; si trova anche la narrazione di una società, di una nazione spesso umile però sempre vera; di capolavori meccanici leggendari in tutto il mondo e di altrettanto lodevoli gesta umane. Un esempio se vogliamo, sempre verde nei valori rappresentati, anche se il secolo ora è un altro e altri sono i mezzi. La bella copertina fa trasparire parte dei due aspetti teoricamente primari: motori e gare. Immagini datate e rare come altre se ne trovano all’interno, legate alla leggenda soprattutto per chi è vero conoscitore delle competizioni motociclistiche degli anni Sessanta e automobilistiche anche di quelli seguenti, ancor più per chi conosca Monza e può notare dettagli salienti di storia e ambientazione.


CASCO ROSSO - FIAMMANTE PER DAVVERO. Un bambino che cresce in un clima genuino ma abbastanza duro, in mezzo agli echi della guerra e a qualche ristrettezza, ma che scalpitando tra rigide regole e una ripida salita, il cui percorso è tracciato tutto in autonomia, emerge nell’ambiente che più lo valorizza nelle proprie capacità. Capacità che interiormente tutti hanno pur diverse, ma molto spesso oggi si fatica a esprimere con minima e personale, ancor più con pubblica, gratificazione come invece è ben riuscito “al Tino”. S’inizia con discreta emozione se si ha l’animo sensibile, per la cronologia datata in periodo pre-bellico, si sorride e ci si compiace poi delle prodezze sportive multi disciplinari di un ragazzaccio terribile, dei rischi bene o fortunatamente gestiti e di qualche goliardata tra amici (molte altre ve ne sarebbero - ndr). Si apprezza poi il valore del vecchio motorismo italiano a due e a quattro ruote: storie vere ma poco note al pubblico moderno, di aziende dai nomi altisonanti, come MV Agusta, Guzzi e Bianchi per le due ruote, Ferrari, Abarth e March per le quattro, storie sempre a misura d’uomo, le cui mani e il cui impegno decretavano al tempo successi e insuccessi. Dopo i bei ricordi di fatiche e premi condivisi con colleghi e amici, si chiude ancora pensando al valore intimamente umano delle azioni di una vita, fatta come per chiunque e ovunque di gesta dettate da idee, gusti e impegno personale. Il Tino come si continua a chiamarlo oggi che ha quasi ottantadue anni, ha avuto il rispetto di ogni persona che lo abbia conosciuto come pilota, come collaudatore e tecnico, persino da Enzo Ferrari, Frank Williams, John Surtees e dai conti Agusta o Giacomo Agostini, per citarne solo alcuni ben famosi che lo hanno pubblicamente elogiato e ringraziato. Ha avuto però anche scontri, facilmente innescabili in certi ambienti quando gli animi sono genuini e i caratteri vigorosamente schietti: con rivali, operatori di settore, giornalisti o enti. Il risultato finale, di tante situazioni ambientate nel motorismo tricolore e internazionale, ben narrate nel libro, è però umanamente molto positivo e raro oggi; sarebbe stato un gran peccato non farne un bel riassunto con il protagonista, come si è riuscito finalmente a concludere in quest’estate 2015 dopo che da anni lo auspicavamo e ve lo avevamo anche ventilato, in occasione delle ottanta candeline spente.



MOTORISMO ALLA MANO - DI ALTO RANGO. Parlare di questa fresca uscita Giorgio Nada editore a tema competizioni sportive motoristiche, anni Sessanta e Settanta, con tanto di prefazione di Giorgio Terruzzi, non è facile per chi scrive, poiché in parte conoscitore di protagonisti e luoghi narrati, anche se con l’ottica del bambino venuto ben dopo a percepire storie altisonanti e uniche, per chi ami i motori. Oggettivamente la buona penna dell’autore, Walter Consonni, narra con dovizia di particolari e concedendo ampiamente la parola in prima persona a Tino Brambilla, la vita del pilota e meccanico famoso per le sue prodezze, sia in moto sia in auto, sia alla guida con tuta e casco, sia in abiti civili. Ci si trova in parallelo un bel riassunto del “colore monzese” dagli anni Trenta a oggi, con qualche aneddoto storico interessante indipendentemente dai motori e varie espressioni dialettali che fanno sorridere anche chi non sia “madre lingua”. L’aspetto delle esperienze che Tino ha avuto nelle corse è quello solo sulla carta più interessante a nostro giudizio, perché ci sono miti che molti over-40 di oggi e non solo hanno piacere di rivivere certo, per scoprirne (finalmente) certi retroscena, ma prevale l’aspetto umano. Si parla di collaudi per modelli molto importanti e di gare anche iridate (piccole e grandi cilindrate di moto, auto F3, F2 e F1) per una Casa vincente e leggendaria com’era MV Agusta nelle due ruote o è Ferrari nelle quattro. Si spiega realmente come sono andati fatti che hanno segnato, nel bene e talvolta nella tragedia, il motorismo sportivo tricolore e iridato della velocità, con in prima persona coinvolte, a contatto con il Tino, persone del massimo livello nel Motorsport internazionale, sia come piloti sia come costruttori, o anche gestori. Il tutto scorre in una lettura lieve, educata, in trasparente verità, ve lo possiamo certificare: qualche leggenda metropolitana è sfatata, come i perché della mancata partecipazione del Tino al GP Italia F1 1969 sulla Ferrari 312 della Scuderia di Maranello, qualcun'altra invece da confermare o meglio conoscere, come per il fascinoso mondo motociclistico degli anni Cinquanta, leggendole magari tutte d’un fiato come abbiamo fatto noi.



Autore: Walter Consonni
Formato: 14x22 - Cartonato con sovraccoperta
Pagine: 336
Foto: in b/n e a colori
Testo: italiano
Collana: Grandi corse su strada, pista e rallies
 
PREFAZIONE (di Giorgio Terruzzi)
Raccontare la vita, intensa, senza orari né pasti di un uomo da corsa. Una vita a due e quattro ruote, in pista e in officina, con le stesse mani che stringevano volanti e manubri dopo aver registrato bielle e pistoni. Un racconto lungo decenni che vede il protagonista Ernesto Brambilla, detto Tino, nascere e vivere a Monza, da sempre capitale dei motori. E lui ne è stato un fedele ambasciatore fin da quando, poco più che ragazzo, sfidava marciapiedi e balle di paglia in giro per un’Italia in piena rinascita. Divenuto adulto, eccolo sfidare sorte e rivali in decine di corse, da quelle nel suo Autodromo Nazionale fino a quelle disputate sulla lontana pista di Buenos Aires, passando per i trionfi di Hockenheim e il terribile Tourist Trophy. La sua storia si snoda in queste pagine, condite di foto inedite, attraverso un’intervista “particolare”, un discorso fra persone che si conoscono da sempre.  L’autore Walter Consonni è nato e cresciuto nel mito dei fratelli Brambilla e anche lui, così come il fratello Peo, il pupillo di Tino, ha vissuto dal cortile di casa nel centro di Monza una vicenda umana e sportiva unica. Gare, prove, titoli, tragedie, Mv Agusta e la Ferrari, l’ascesa del fratello Vittorio. Il ritiro dalle piste ma non dalle goliardate. Ma c’è molto altro in questo libro dove un uomo giunto al traguardo, parziale, degli ottanta, si guarda indietro e rivive con soddisfazione e serenità un’epoca unica. Dove correre poteva anche essere morire, ma soprattutto vincere.
 

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