Fiat 500 Abarth: una storia di record e successo

Fiat 500 Abarth: una storia di record e successo


Le radici della nuova 500 Abarth affondano nella storia dell’automobilismo sportivo degli anni Sessanta. Ecco, in sintesi, le imprese dell’antesignana della vettura oggi esposta a Ginevra.
Tutto a inizio nel luglio del 1957 quando viene presentata la “Nuova 500”, la vettura creata da Dante Giocosa ed equipaggiata con un bicilindrico (479 cc di cilindrata) che sviluppa 13 CV di potenza massima e le consente di raggiungere 85 km/h di velocità.

Di questa “piccola” Fiat se ne innamora Carlo Abarth che ne vede anche una sfida importante da vincere: infatti, ben presto si convince che, con adeguate elaborazioni, sarebbe potuta diventare un’automobile decisamente performante.

Così, lasciando inalterata la cilindrata originaria del motore, ne aumenta il rapporto di compressione (da 6,55:1 a 8,7:1) e adotta un carburatore Weber 26 IMB e uno specifico scarico Abarth: in questo modo ottiene 7 CV in più di potenza rispetto al modello base, portandoli a 20 CV che, con altri stadi di elaborazione, raggiunsero i 23 CV.

Il 15 ottobre 1957 alcune vetture così preparate, con carrozzeria rigorosamente di serie, vengono mandate all’autodromo di Monza per una prova di velocità per dimostrare come le “cure Abarth” potessero offrire risultati straordinari.

L’iniezione di cavalli e l’edizione speciale Abarth della “Nuova 500” contribuì notevolmente alle fortune del modello di serie. E sempre nello stesso anno nascono altre due versioni della nuova Fiat: la “500 Coupè” Zagato e la “500 Coupè” Pininfarina. La prima, guidata da Ovidio Capelli, regala allo Scorpione la vittoria del Campionato Italiano Classe 500 nell’anno 1958.

Nello stesso anno, Carlo Abarth voleva dimostrare come la “Nuova Fiat 500”, opportunamente trasformata e potenziata (compressione a 10,5:1, aspirazione e scarico ottimizzati, 26 CV di potenza e 118 km/h), potesse offrire brillanti prestazioni e, per questo motivo, la piccola vettura Fiat - ornata sul frontale da uno Scorpione - diventa protagonista per un’intera settimana di una “maratona” passata alla storia: in sette giorni e sette notti percorre la distanza di 18.186 chilometri alla media oraria di 108 km/h e riesce a battere ben 6 record internazionali percorrendo:

• in 4 giorni, 10.457 km alla media dei 108,9 km/h;
• in 5 giorni, 12.933 km alla media dei 108,2 km/h;
• 15.000 km in ore 139 16’ 33” alla media dei 107, 6 km/h;
• in 6 giorni, 15.530 km alla media dei 107,8 km/h;
• 10.000 Miglia in ore 149 09’ 29” alla media dei 107,8 km/h;
• in 7 giorni 18.186 km alla media dei 108,2 km/h.

Con questo ennesimo successo, Carlo Abarth conferma che è possibile realizzare vetture da competizione partendo da utilitarie di piccola cilindrata: nasce il detto “piccole ma cattive”.
Iniziano gli anni Sessanta, definito il periodo d’oro dello Scorpione, grazie al grande successo nelle competizioni e nel mercato. Questi anni hanno anche rappresentato il decennio caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale che il secolo scorso abbia mai visto. Infatti, iniziano gli anni della tecnologia: nell'industria spaziale si prepara lo sbarco sulla Luna, i televisori sono presenti nelle case di otto italiani su dieci, si viaggia in auto ascoltando l'autoradio, nascono periodici e pubblicazioni di ogni genere, cambiano i costumi e con essi anche gli italiani.

Non a caso le più importanti evoluzioni al modello “500” Abarth avvengono proprio in questo periodo di grande rivoluzione. Nel 1963 Carlo Abarth, tecnologico e innovativo di natura, decide che vuole rendere ancora più performante la Nuova “500” aumentando la cilindrata da 499,5 cc a 595 cc e ottenendo una potenza di 27 CV. L’esteso intervento sul motore e la modifica nell’alimentazione, con la sostituzione del carburatore Weber con un Solex C28 PBJ, portano la Fiat 500 Abarth a superare i 120 km/h.

La piccola sportiva dello Scorpione è immediatamente riconoscibile perché sul muso campeggia la calandra Abarth accompagnata dalle sigle distintive metalliche del modello e sulle fiancate lo scudetto Abarth con la scritta Campione del Mondo.

Alcuni mesi dopo il lancio sul mercato della “595”, la fabbrica di corso Marche presenta la “cassetta di trasformazione” contenente tutti i pezzi necessari per rendere una Fiat Nuova 500 uguale ad un modello Abarth 595 sia nella meccanica sia nell’estetica: pistoni, albero a cammes, guarnizione testata motore, scarico, coppa dell’olio, calandrina cromata con fregi laterali, scudetto smaltato e scritture cromate.

Questo dimostra come il genio meccanico di Carlo Abarth fosse attento alle aspirazioni dei giovani, riuscendo a soddisfare richieste di brillanti prestazioni anche sulle auto utilizzate nel quotidiano e non solo nelle competizioni.

Per l’Officina di corso Marche, il 1964 inizia con la presentazione della Fiat Abarth “595 SS”, una versione ulteriormente elaborata e potenziata della “595”. Questo piccolo bolide arriva a sviluppare 32 CV di potenza e una velocità massima di oltre 130 km/h, suscitando scalpore nell’ambiente sportivo. Si differenzia dal modello precedente per i ganci ferma-cofano in gomma neri posti sul coperchio del vano motore, la sigla “SS” su cofani anteriore e posteriore e la scritta “esse esse” sul cruscotto.

Insomma, finiture estetiche che identificano ancora di più il carattere sportivo della piccola automobile. E come ormai d’abitudine, per la casa dello Scorpione, insieme alla vettura viene presentato anche il kit di trasformazione che permette ai possessori di una Fiat 500 di poterla trasformare in una “595” SS e trovarsi così al volante di un’autentica auto sportiva marchiata Abarth.

L’ultimo modello della “595” è la versione “595 SS Competizione”: carreggiate più larghe, ruote a base allargata, passaruota dotati di “codolini” rossi più sporgenti, con una potenza di 34 CV e 130 km/h di velocità massima. Insomma, Carlo Abarth ha creato una nuova macchina per nuove vittorie. L’albo d’oro di questa utilitaria, marchiata dallo Scorpione, conta una lunghissima serie di trionfi, a partire dall’esordio all’autodromo di Monza nel 1964 con Franco Patria fino ad arrivare, alla fine dello stesso anno, a conquistare il Trofeo Italiano Turismo classe 600 con Leonardo Durst.

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