Chavez a Toyota: producete di più o vi nazionalizziamo, avviso anche alle altre case

Chavez a Toyota: producete di più o vi nazionalizziamo, avviso anche alle altre case

Hugo Chavez è un curioso personaggio a metà strada fra il dittatorucolo da film ed una caricatura semiseria di Fidel Castro. Il presidente venezuelano ha recentemente rivolto la sua attenzione ai costruttori di automobili, o perlomeno a quelli che dispongono di uno o più stabilimenti produttivi in Venezuela.

La prima (delle tante...) sparate di Chavez ha avuto come destinataria Toyota. La casa giapponese non produrrebbe un numero sufficiente di automobili, secondo Chavez. Insomma, i giapponesi, solitamente portati ad esempio di efficienza, sarebbero dei pigri lazzaroni, e rallenterebbero lo sviluppo del sol dell'avvenire socialista nel paese sudamericano.

Secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese The Nikkei Weekly, Hugo Chavez avrebbe intimato a Toyota di produrre un maggiore numero di automobili "rustiche", altrimenti potrebbe decidere di espropriare l'azienda e invitare altri produttori in Venezuela, cinesi o magari russi.

Costruttori che ovviamente potrebbero - se volessero - aprire uno stabilimento in Venezuela anche senza la richiesta del presidentissimo.

La fabbrica Toyota nello stato sudamericano è attiva da oltre cinquant'anni, ed occupa attualmente oltre 2.000 lavoratori. Oltre a questo, l'industria automobilistica cinese ha stretti rapporti economici e di scambio di tecnologia con le case giapponesi in generale e con Toyota in particolare, ed appare difficile pensare che questo delicato equilibrio possa essere rotto per far piacere a Chavez.

Ma non è finita qui: anche le altre case automobilistiche presenti in Venezuela rischierebbero la nazionalizzazione. La richiesta in questo caso è di condividere le tecnologie con le aziende locali, gratis evidentemente. Una minaccia da non trascurare, visto che recentemente il governo ha espropriato un gran numero di aziende nei settori della produzione di caffè, cementifici, acciaierie e produzione di elettricità.

Fra le aziende a rischio ci sono anche Fiat ed Iveco, oltre a Ford, Chrysler, GM, Mack e Mitsubishi.

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