Bruce McLaren, "quello delle macchine arancione"

di Chiara Zaffarano

Bruce McLaren,

Oggi 2 giugno 2010 ricorre il 40° anniversario della morte di Bruce McLaren, fondatore della scuderia che ancora oggi porta il suo cognome. Lasciò questo mondo mentre stava provando la nuova M8D, una vettura CanAm (le Sport per la Canadian-American Challenge Cup) sul circuito di Goodwood. La macchina uscì fuori di pista, la parte posteriore si staccò e la vettura, che procedeva ad elevata velocità, divenne incontrollabile e andò a sbattere contro una torretta riservata ai commissari.

Bruce morì sul colpo.

Bruce Leslie McLaren (Foto) nacque il 30 agosto 1937 ad Auckland, in Nuova Zelanda. Il padre, Les, ex pilota di moto dilettante, era proprietario con la moglie Ruth di una stazione di servizio e di una officina. A nove anni il picolo Bruce venne colpito dal morbo di Perthes. Gli rimase una gamba sinistra più corta rispetto a quella destra. Da quel momento fu costretto ad indossare delle scarpe ortopediche e dovette dire addio al primo sport che amò: il rugby.

Il padre di Bruce un bel giorno decide di rimettere in sesto una vecchia Austin Seven 2600 per correre, ma non riesce ad ottenere grandi risultati. Fu il figlio che, dopo aver preso la patente a quindici anni, vinse una gara proprio con la macchina che il padre aveva restaurato. Nel 1956 si iscrive con una Austin Healey 100 al 3° Gran Premio di Nuova Zelanda, che si correva in un circuito ricavato all’interno dell’aeroporto di Ardmore. Vengono piloti dall’Europa come Stirling Moss, Peter Whitehead e Reg Parnell. Dalla vicina Australia arriva Jack Brabham. Sarà proprio quest’ultimo (futuro 3 volte campione del mondo) a dare la spinta giusta al giovane Bruce per diventare un vero pilota professionista, regalando consigli tecnici per la vettura. Brabham infatti è un tecnico prestato alla velocità. Anch’egli, senza smettere di correre, diventerà pilota-costruttore. Nel 1957 McLaren acquista una Cooper e si mette in evidenza nelle gare locali. La federazione automobilistica neozelandese gli mette a disposizione una borsa di studio per tentare la carriera di pilota in Europa.

1958. Sotto la protezione di “Black Jack” diventa pilota ufficiale della Cooper F2 e il suo debutto avviene ad Aintree: conquista il 13° posto in una gara vinta da Stirling Moss davanti a Black Jack e Tony Brooks. Nella sua terza gara, a Silverstone, arrivano la pole position, la prima vittoria ed il giro più veloce. Un vero hat-trick. A Brands Hatch si replica. Di lì alla fine della stagione Bruce salirà quasi sempre sul podio. I fratelli Cooper vedendo quel che il ragazzo sa fare, decidono di iscriverlo al Gran Premio di Germania di Formula Uno, che a quel tempo ammetteva al via anche le “cugine” della formula inferiore. Ottiene il 12° tempo. In gara duella con Phil Hill e von Trips. Finisce quinto, primo dei piloti con una F2 ed a 10 secondi dal vincitore von Trips con la Ferrari 246. Durante la gara un tragico incidente è fatale a Peter Collins.

Nella stagione 1959 al volante della Cooper T51 debutta ufficialmente (quinto al traguardo) a Monaco con una vera F1. Conquista il quinto posto anche a Reims fino ad arrivare al suo primo podio nel Gran Premio di Gran Bretagna sul circuito di Aintree, dopo un duello con Moss. In quella stagione si corre il primo vero GP degli Stati Uniti di F1 (la 500 Miglia di Indy rimane nel calendario della massima categoria sino al 1961, ma ci corrono solo i locali), sul piattissimo tracciato di Sebring, in Florida. Davanti a 20mila spettatori Bruce si qualifica con il 10° tempo. Moss parte in testa seguito da Brabham e McLaren. L’inglese sarà costretto al ritiro a causa della rottura del cambio. Bruce comincia ad attaccare il proprio compagno di squadra seguito dalla Ferrari di Maurice Trintignant. All’ultimo giro i tre sono incollati. Il primo a cedere è Brabham, per mancanza di benzina. Bruce conquista il gradino più alto del podio diventando il più giovane vincitore di un GP. Appena 9 secondi lo dividono dal suo avversario. Questo record resisterà fino alla prima vittoria di un giovanissimo Fernando Alonso nel 2003. Record poi battuto da Sebastian Vettel nel 2008.

Nel 1960 diventerà vice campione del mondo di F1 - con una vittoria in Argentina - dietro a Jack Brabham. Nel 1962 conquista il terzo posto dietro a Graham Hill e Jim Clark, e vince il GP di Monaco. Nel 1963, pur continuando a correre con la Cooper ufficiale, fonda la Bruce McLaren Motor Racing. A fine anno va a correre nelle Tasman Series. Si gareggia tra Nuova Zelanda e  Australia ed il torneo prevede 8 gare. La squadra usa ancora telai Cooper e motori Climax da 2700 cc. Il secondo pilota è Tim Mayer, che fa entrare in ditta Tyler Alexander come meccanico. Arriva anche il fratello di Tim: Teddy Mayer. Della partita anche Wally Walmott (amico di Bruce). E’ così che nasce la scuderia che come cifra distintiva avrà il Kiwi, volatile neozelandese simbolo non araldico della nazione. Bruce riesce a conquistare 3 vittorie, 2 secondi posti e 2 terzi posti. Vince il torneo, ma la festa nel team è rovinata da un grave incidente avvenuto durante le prove dell’ultima gara di Longford: Mayer perde il controllo della sua auto e va a schiantarsi contro un albero a 180 all’ora, morendo durante il trasporto in ospedale. Nonostante la disperazione, Teddy Mayer rimane nel team. Tornato in Inghilterra, Bruce decide di occuparsi delle vetture sport, meno sofisticate delle Formula Uno.

L’anno prima il pilota statunitense Roger Penske aveva costruito la Zerex Special, usando un vecchio telaio Cooper T53 del 1961. Penske per il 1964 correrà con la nuovissima Chaparral, quindi vende tramite John Mecon la vettura al team del neo-zelandese. Quest’ultimo affitta un capanno a New Malden, prepara la macchina e la vernicia usando della pittura verde per le recinzioni. Con tale macchina, ribattezzata “The Jolly Green Giant”, vince la Player’s 200 che si corre a Mosport battendo piloti come Roger Penske, A.J. Foyt, Dan Gurney e John Cannon. Insomma, il meglio dell’automobilismo statunitense.

Bruce costruisce la prima McLaren, la M1A nel nuovo capannone di Feltham. Non correrà mai ma servirà come pietra di paragone per i progetti successivi. La M1B ha un motore Oldsmobile V8 da 4500cc per 310 cv di potenza. E’ verniciata in arancione, i colori storici della nazione australe e della Zelanda (la regione olandese dalla quale partirono i coloni che si installarono nelle nuove terre. Nella prima gara Bruce scatta dalla prima fila e conduce con piena autorità la gara ma è costretto ai box per un problema tecnico. Giunge poi secondo al GP di Nassau, con la vettura completamente riverniciata... di rosso, tanto per sbeffeggiare la Ferrari.

Nel dicembre 1965 viene presentata la prima McLaren di Formula 1 (dopo l’ultima disastrosa stagione con la Cooper nella quale realizza solo un terzo posto a Spa). Ad occuparsi del progetto è Robin Herd, futuro proprietario della March e grande innovatore. Per il telaio della M2B viene scelto il sistema Mallite: un foglio di compensato rivestito da pannelli di alluminio. Per il motore, ci si affida alla Ford. Il Gran Premio del Monaco segna il debutto della McLaren nella Formula 1. Bruce, 29 anni, diventa il più giovane costruttore e pilota della Formula 1. A Monaco si effettuano le riprese del film “Grand Prix” di John Frankenheimer e la produzione paga una cifra sostanziosa a McLaren per fare correre la sua vettura colorata di verde e di bianco per rappresentare il fantomatico team giapponese Yamura. Cinema a parte (nel film il pilota della Yamura è prima uno sconosciuto giapponese, e poi il transfuga della Lotus Pete Aaron, interpretato da James Garner),  il debutto fu deludente visto che colleziono il decimo tempo in prova e si ritirò dopo appena 9 giri. Bruce decide allora di passare al propulsore Serenissima M166, un propulsore V8 progettato per l’ex Ats da Alberto Massimino, già motorista della Ferrari. Per un guasto, Bruce non può correre a Spa. Gran Premio di Gran Bretagna: viene iscritta una seconda macchina per Chris Amon, anch’egli neozelandese, che però non prenderà il via. Bruce chiude la gara al sesto posto regalanosi il primo punto iridato. A Zandvoort non corre e nella ultima gara a Watkins Glen arriva quinto. Durante la stagione corre anche conto terzi: vince la 24 Ore di Le Mans in coppia con il connazionale Chris Amon al volante della Ford GT40. Nel 1967 la nuova M4B punta sul motore V12 BRM, ma il debutto nella Corsa dei Campioni a Brands Hatch avviene con il Tipo 56, un V8 da 2.1 litri. Quarto allo start, deve poi ritirarsi. La Ford lo paga lautamente per le gare Sport e lui vince la 12 Ore di Sebring in coppia con Mario Andretti ancora sulla GT40. Al Gran Premio di Monaco scatta dalla decima posizione. Risale fino alla fino alla terza ed alla fine è quarto dopo essersi fermato per sostituire la batteria in panne. A Zandvoort il motore non adeguato non riesce a dare i risultati sperati. Bruce decide quindi di non correre con le sue vetture, aspettando il nuovo motore. Ripiega sulla Eagle: quelle con la monoposto disegnata da Len Terry si riveleranno corse disastrose. In Canada debutta la M5A dotata del BRM 101, un V12 da 360 cv. Il motore risulta ingombrante, e quindi viene eliminato l’alternatore. Scelta che si rivela sbagliata visto che dopo essere scivolato fino alla 12° posizione Bruce riesce a risalire fino alla 2° posizione dietro a Hulme, ma il motore si surriscalda facendolo concludere 7° in una gara che poteva vincere. Nelle restanti gare non riesce a portare risultati e conclude la stagione con tre punti.

Tutto diverso con la serie Can-Am. Le macchine arancioni vincono tutto, ed anche qualcosa in più visto che gareggiano anche nelle gare non di campionato della medesima categoria. Denis Hulme riesce a stravincere. Nel 1968 Hulme viene ingaggiato da McLaren anche per la F1. Nel 1967 Hulme aveva vinto il titolo in F1, su Brabham, disubbidendo agli ordini di Black Jack. Ovviamente a fine stagione era stato licenziato. La M7A monterà motori Cosworth, come Lotus e Matra. Sarà anche l’ultima disegnata da Robin Herd. Al GP del Sud Africa 1968 l’unica McLaren (la vecchia M5A-BRM) è pilotata da Hulme che arriva quinto, a due giri dal vincitore Jim Clark, mentre Bruce porta una vittoria nelle Tasman Series. A Jarama debuttano, in arancione, le McLaren-Cosworth: segnano in prova rispettivamente il terzo e quarto tempo. Hulme chiude secondo, McLaren rompe il motore quando era in terza posizione a pochi giri dalla fine A Monaco Hulme arriva quinto, mentre Bruce va a sbattere. Al GP del Belgio, finalmente, Bruce vince la sua unica corsa di Formula 1 con la vettura che porta il suo nome. Denis Hulme vince a Monza e in Canada (per questo GP viene scelto il Mont Tremblant) e diventa un serio pretendente al titolo mondiale. Nella Can-Am John Cannon vince a Laguna Seca con la vecchia M1B: sei McLaren ai prime sei posti. Hulme vince il campionato Can-Am davanti a McLaren e Donohue. All’ultimo appuntamento di Mexico City abbiamo la vittoria di Graham Hill che vince il suo secondo titolo mondiale,  mentre Hulme si ritira per una sospensione rotta e Bruce arriva al secondo gradino del podio e la Mclaren conclude il mondiale costruttore al secondo posto. Il campionato Can-Am va a Denis Hulme seguito da McLaren e Donohue.

Nel 1969 la Lotus e la Matra cercano la strada della trazione integrale, così come la Cosworth che affida il progetto di una vettura completa a 4 ruote motrici a Robin Herd, transfuga dal team di Bruce. Ci prova anche la McLaren, col progettista svizzero Jo Marquart. Insuccesso per tutti. In F1 il nuovo credo è la semplicità. L’esordio nel GP del Sudafrica è incoraggiante con Hulme 3° e McLaren 5°. A Jarama Bruce porta al secondo posto la nuova M7C, un’evoluzione della M7A. Nelle gare successive le monoposto arancioni vanno sempre a punti ma vedono il podio sempre più raramente. A Silverstone debutta la M9A a trazione integrale, affidata a Derek Bell. Si rivela un flop clamoroso e il progetto viene abbandonato. La serie Can-Am vede quest’anno la partecipazione anche di Ferrari (che corre con gli stessi piloti della F1) e Porsche (che si accaparra Mark Donohue), ma niente sconfigge la M8B: 11 vittorie. Hulme conquista, in F1, il Gran premio del Messico.

Nel gennaio 1970 viene presentata la M14A per il campionato di F1 e nei primi due appuntamenti arrivano due secondi posti, mentre a Monaco Bruce si ritira e Hulme fa quarto posto.

Poiché McLaren non si vuole fare mancare nulla, è finalmente pronta anche la vettura per Indianapolis. I due esemplari della M15, motorizzata col turbo Offenhauser, vengono affidati a Hulme ed Amon. Durante un test Hulme è coinvolto in uno sfortunato incidente quando si apre il tappo del serbatoio a 290 kmh e il carburante si incendia entrando in contatto con le turbine incandescenti. Hulme vede le fiamme negli specchietti e frena istintivamente per fermarsi il prima possibile. Ma il metanolo che viene usato come carburante nelle vetture Usac brucia anche senza fiamma ed uno spruzzo di liquido gli ustiona le mani.

La factory aveva già programmato il test di Goodwood con Hulme al volante. Poiché Denis non può, è Bruce che sale sulla vettura senza più discenderne, il 2 maggio 1970.

La casa, però, continua ad essere presente, anche grazie alla miriade di società collaterali fondate da McLaren prima della sua morte per progetti specifici. Alcune esistono ancora oggi, come la statunitense Nicholson-McLaren. Saranno Teddy Mayer e Phil Kerr a portare avanti tutti i progetti del neozelandese tragicamente scomparso rincorrendo il suo sogno.

La McLaren diventerà, sotto la guida prima di Teddy Mayer e poi di Ron Dennis, uno dei più grandi team della F1. 12 saranno i titoli piloti messi in bacheca (3 con Senna, 3 con Prost, 2 con Hakkinen, 1 con Hamilton, 1 con Hunt, 1 con Fittipaldi e 1 con Niki Lauda) e 8 titoli costruttori. Grande rivale della Ferrari sin dagli anni Settanta - Fittipaldi contro Regazzoni, Hunt contro Lauda, solo per citare due episodi - come non ricordare anche le tante battaglie tutte interne tra i suoi piloti, come quella che per anni fu ingaggiata da Prost e Senna.

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