Piccoli motori e grandi uomini: ci ha lasciato Gualtiero Picco

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Piccoli motori e grandi uomini: ci ha lasciato Gualtiero Picco

La nostra rivista si chiama DueMotori e si occupa prioritariamente di quelli (i motori) inerenti il mondo automobilistico, nella grandissima varietà che lo compone. È un’industria storicamente importante quella dei motori e dell’automobile, per la società moderna; così come molto significativo è il ruolo detenuto dalle competizioni motoristiche in seno allo sport, a livello internazionale.

Bene, chi scrive ha avuto il piacere di poter utilizzare e anche di competere, con i piccoli motori degli automodelli radiocomandati, in passato.

Sì, quelli che appassionano prima di tutti un ragazzino quando non può ancora guidare veicoli veri, quelli che alimentano un proprio (vasto) mercato ed un proprio mondo, fatto di divertimenti ma anche di competizioni vere, di passione e di aziende di portata internazionale, sparse su tutto il pianeta. Un mondo in scala e quindi più facilmente accessibile amatorialmente, che genera però al proprio interno le medesime sensazioni di quello delle automobili, quando si parla di competizioni, così come crea valore economico vero per il proprio mercato, con migliaia di addetti ed operatori solo in Italia.

 

ORGOGLIO ITALIANO
Proprio come per le automobili, anche per il settore dei modelli con propulsione a scoppio, l’Italia è patria di grandi protagonisti, stimati in tutto il mondo, soprattutto per quanto riguarda i motori: uno di loro è stato Gualtiero Picco, che purtroppo si è spento recentemente, all’età di settantuno anni.
Chi conosce il settore di sicuro sa bene quali attività sia stato capace di intraprendere il grande tecnico monzese, partendo da zero. Già Monza, proprio là dove sorge il tempio della velocità, dove negli anni Sessanta i motori di auto e moto da corsa rombavano grazie anche a protagonisti locali, come i fratelli Brambilla e gli animi di molti si scaldavano, positivamente, per la passione in tutta la “filiera” dei motori. Sul finire degli anni Settanta partì nel quartiere San Biagio un’attività imprenditoriale in proprio che ha poi avuto una storia davvero invidiabile, di successo internazionale, in tanti ambiti del settore modellismo, sviluppatosi in Italia parallelamente con la Picco micromotori (e il modellismo ricordiamo, non è fatto solo di automodelli, ma anche di scafi, aerei, elicotteri e molto altro).

Come per tutte le storie di una piccola impresa, quello che conta alla partenza è prioritariamente la capacità del fondatore e Gualtiero Picco ebbe da subito la stima di chiunque: per la sua profonda competenza, combinata anche ad un’inossidabile volontà di creare e progredire nella tecnica dei suoi motori, senza fermarsi davanti a nuove sfide e senza tralasciare nuove opportunità. Sono anche gli elementi umani che rendono speciale la storia degli imprenditori di successo ed ancor più lo sono i sacrifici che si devono fare, per avere risultati e riconoscenza in un ambito competitivo come quello motoristico; quando si parla di competizioni la cilindrata non conta. Il modellismo fortunatamente non è pervaso da influenze di poteri forti, economici o politici, che lo condizionino come invece accade nel mondo in scala reale moderno, ecco allora che la storia di Picco sembra di quelle genuine e rare, di un tempo lontano, se pensiamo alle auto.

 

VITTORIE
I micromotori prodotti da Picco, motori di cilindrate varie, ad esempio diffusissimi dagli anni Ottanta in poi i 3,5cc degli automodelli scala 1/8 (capaci di regimi ben oltre i trentamila giri al minuto) hanno vinto e dominato in termini prestazionali per molti anni le disparate categorie in cui si declina il modellismo, in tutto il mondo. La fama di prestazione assoluta di questi motori, realizzati e seguiti con cura maniacale dal loro papà, fu tale da spingere non solo i piloti del settore pista e fuoristrada a desiderarli, ma anche le più blasonate aziende estere ad utilizzarli per i propri prodotti di serie, o per le competizioni. Gli annali citano infiniti titoli nazionali e svariati titoli Mondiali per i modelli radiocomandati, piuttosto che per quelli al pilone, vera passione personale di Gualtiero Picco, che detiene attualmente il record di velocità massima (con ben 344,959 km/h).

 

RICORDI
Ma quanto espresso coi numeri non basta a far comprendere da fuori quello che Gualtiero Picco ha rappresentato in questo mondo, quello dei micromotori a scoppio. Infinite innovazioni e sperimentazioni nella tecnica che si sono potute toccare con mano in circa quarant’anni di storia, una storia fatta di piccoli cilindri e pistoni, ogni volta migliorati, lavorando giorno e notte, come così anche tutto il resto: vennero persino prodotti automodelli interamente made in Picco e la sede dell’azienda si dovette trasferire per estendersi (ad Arcore). Chi lo ha conosciuto potrebbe certamente fare dei paralleli illustri con il motorismo automobilistico, citando nomi altisonanti. Il parallelo è difficile da fare, per i diversi pesi delle industrie, ma gli utilizzatori amatoriali e professionisti del modellismo sono tanti e sparsi per il globo, con fortissima concorrenza in un settore che sconfina tra il divertimento e la competizione, con logiche di produzione e distribuzione differenti. Bene, in mezzo a tutto questo, dove non contano solo qualità e costi, ma anche l’inventiva nel creare oggetti nuovi e performanti, soprattutto per la parte delle competizioni (che sono quelle che ispirano poi la serie) i grandi uomini del motorismo italiano del secolo scorso hanno fatto esattamente quanto ha fatto Gualtiero Picco nella sua “scala”, senza mai risparmiarsi in termini umani o di tempo, dedicando l’intera vita ad un progetto fatto di passione mordente, unita a competenza creativa e volontà.

 

Questo era rappresentato dal nome Picco, che identifica quei motori oggi con l'aggiunta della lunga esperienza: l’avere qualcosa di sempre migliore, per correre più in avanti, più forte e meglio dei rivali. Come Picco stesso faceva ancora personalmente, proprio dentro al circuito di Monza, dove trova spazio un anello per le gare di velocità al pilone: quel pilone dentro al parco ha perso uno dei suoi più grandi protagonisti, ma il mondo del modellismo dinamico non scorderà mai un tale esempio di dedizione e bravura, sentendo il sibilo dei motori brianzoli che continuano ad essere prodotti e a competere in tutto il mondo.

Agli eredi Edoardo e Alberto, che proseguono oggi con vigore e con medesima passione l’attività sorta nel 1979, non possiamo che esprimere cordoglio, augurando di continuare a percorrere, nonostante i tempi che cambiano, quella ardua e stimata strada intrapresa allora, di quelle che per fortuna il modellismo riesce ancora a far vivere e di cui ci sarebbe sempre bisogno.

  

 


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