Von Trips: una tragica storia legata a Monza, ma non solo

di FalcediLuna

Von Trips: una tragica storia legata a Monza, ma non solo


Wolfgang Alexander Albert Eduard Maximilian Reichsgraf von Trips, nasce il 4 maggio 1928 a Colonia, in Germania. Discendente da una famiglia baronale, viveva in un vecchio castello, come i signori e i principi del passato e praticava molto l’equitazione, oltre ad avere una passione per le auto da corsa.
Non la fermò la sua salute cagionevole: soffriva di “diabete contrastato” e subiva un calo di zuccheri nel sangue, costretto a portarsi sempre qualcosa da mangiare dietro per non svenire.
  
Comincia a correre nel 1950 su una BMW 500cc e durante una gara si rompe un braccio: ha causa delle preoccupazioni dei suoi genitori continua a correre ma sotto il nome di Alex Linther, in seguito partecipa a competizioni con vetture sportive.
Nel 1954 conquista il primo posto nella categoria 1300cc e conclude al 33° posto assoluto, guidando una Porsche 356 Super con Walter Hampel; ottiene il secondo posto nella ADAC-Eifel-Rennen al Nurburgring e termina quinto nel Berlin Sports Car Grand Prix, tenuto all’ Avus.
  
L’anno successivo corre nuovamente nella Mille Miglia, ottenendo il secondo posto nella classe GT e conquista la vittoria nella classe 1300cc nella ADAC-Eifel-Rennen, con la Porsche 356; conquista inoltre una vittoria nella 500 miglia del Nürburgring, con la Porsche. 
Viene notato da Von Frenkerberg (direttore sportivo della Mercedes) nel 1955, che lo porta a correre al Tourist Trophy a Dundrod con Claude Simon, conclude terzo dietro a Juan Maneul Fangio e Stirling Moss, guidando la 300 SLR.

Questa la prima gara, dopo la tragedia di Le Mans (morirono 82 spettatori, oltre al pilota Pierre Levegh e ci furono anche cento feriti).

 
Dopo il ritiro della Mercedes, nel 1956 comincia con la vittoria di classe a Sebring, con Hans Hermann e guidando una Porsche ottiene anche il 1° posto nella classe 1300 (4° assoluto) nella 1000 km del Nurburgring, come compagno di squadra Umberto Maglioli.
Nello stesso anno partecipa alla prima gara di Formula Uno, con la scuderia Ferrari a bordo di una Lancia-Ferrari D50: partecipa al Gran Premio d’Italia, non riuscendo però a partire a causa di un incidente durante le prove. L’auto fu successivamente smontata e controllata, scoprendo che lo sterzo era rotto. 
Conclude l’anno con la partecipazione alla ventiquattro ore di Le Mans, terminando quinto complessivo e ottenendo la vittoria nella classe 1500cc.
   
Nel 1957 partecipa alla prima gara in Argentina sempre con la Lancia-Ferrari D50; condivide la vettura con Cesare Perdisa e Peter Collins, arrivando sesto a due giri dal vincitore Juan Manuel Fangio su Maserati. La sua terza gara è il Gran Premio di Monaco, con la Ferrari 801 compagno di Mike Hawthorn, ma si ritira per problemi al motore a dieci giri dal termine.
 
Sarà proprio Mike Hawthorn a dare al tedesco il sopranome “Taffy”, forse prendendo spunto da una filastrocca inglese che fa così:
Taffy was a Welshman
Taffy was a thief;
Taffy came to my house
And stole a leg of beef.
I went to Taffy's house;
Taffy was in bed.
I took a carving knife
And cut off Taffy's head.
 
Al Gran Premio d’Italia a Monza conquista un terzo posto (primi punti iridati e primo podio della carriera) a due giri dal vincitore Stirling Moss, su Vanwall e in seconda posizione c’era Juan Manuel Fangio su Maserati. Conquistando quei quattro punti conclude in quattordicesima posizione in classifica.
Partecipa alla Mille Miglia e dopo il ritiro di Peter Collins poteva vincere la gara quell’anno, ma Von Trips lascerà la vittoria al pilota più esperto e anziano Taruffi e questa sarà l’ultima edizione della Mille Miglia. Quell’anno ci fu infatti la tragedia della morte di nove spettatori (5 bambini) e di De Portago con il co-pilota Nelson.
 
Nel 1958, con la Ferrari Dino 246, comincia la nuova stagione alla seconda prova del mondiale, il Gran Premio del Monaco, dove è costretto al ritiro per problemi alla pompa del carburante. Dopo aver saltato le gare di Olanda e il Belgio, per prendere parte alla 500 miglia di Indianapolis, torna a correre nel Gran Premio di Francia che si corre sul circuito di Reims-Guex, dietro a Hawthorn su Ferrari e Moss su Vanwall. Si ritira al Gran Premio di Gran Bretagna per problemi al motore, conquista un quarto posto in Germania e un quinto posto in Portogallo. Nel Gran premio d’Italia è costretto al ritiro per incidente con il pilota statunitense Harry Schell, rompendosi una gamba.
Conquista nove punti terminando all’undicesimo posto e ottiene il titolo europeo di salita con la Porsche RSK.

Von Trips dopo la fine di questa stagione lascia Maranello per andare a correre per la Porsche. Partecipa nel 1959 a Sebring e arriva dietro alle due Ferrari. Partecipa alla Targa Florio, ma è costretto al ritiro come pure al Gran Premio di Monaco con la 718 da Formula Uno, per una collisione con il pilota della Ferrari Allison e il pilota della Lotus, Bruce Halford, rimediandosi un brutto squarcio sul volto. Al Gran Premio di Germania, svolto presso Avus vicino a Berlino, non partecipa dopo l’incidente mortale di Jean Behra.
   
I rapporti con Huschke Von Hanstein cominciano a incrinarsi dopo che Von Trip scopre che il direttore sportivo pretendeva il cinque per cento dei premi vinti. Conclude primo al Gran Premio di Berlino, gara non valida per il mondiale e l’ultima gara cui partecipa è il Tourist Trophy arrivando secondo assoluto dietro alla Ferrari di Brooks, vincitore della categoria con co-pilota Bonnier. 
  
Ritorna quindi a correre con la scuderia Ferrari e partecipa all’ultima gara il Gran Premio degli Stati Uniti con la Ferrari 246 e arriva sesto.
Nel 1960 partecipa al Gran Premio di Germania di Formula 2 sullo “Schloss Solitude” regno della Porsche che schiera cinque 718/2 e i guidatori sono nomi come: Hermann, Graham Hill, Jo Bonnier e John Surtees. Le Ferrari sono invece per Phill Hill e Von Trips.
Von Trips riesce a vincere la gara riconquistando la fiducia del Drake e nel campionato del mondo di Formula Uno. Con la Ferrari Dino 246 riesce ad andare a punti, tranne a tre gare: Gran Premio del Monaco dove arriva ottavo, Gran Premio del Belgio dove si ritira per problemi alla trasmissione e arriva dodicesimo in Francia. Per il resto colleziona due quinti posti in Argentina e in Olanda, un sesto posto in Gran Bretagna e un quarto posto in Portogallo. Al Gran Premio d’Italia con la Ferrari Dino 246P arriva quinto e corre negli Stati Uniti con la Scuderia Centro Sud, con una Cooper T51 e arriva nono. E’ settimo in campionato con dieci punti.
  
La stagione 1961 comincia bene per Von Trips con la sua Ferrari 156: conquista un quarto posto nella gara iniziale, il Gran Premio del Monaco e nella gara successiva, il Gran Premio d’Olanda, conquista la prima vittoria rimanendo in testa dal primo all’ultimo giro. Nel Gran Premio del Belgio arriva secondo dietro al compagno di squadra Phill Hill. In Francia è costretto al ritiro per problemi al motore, nel Gran Premio della Gran Bretagna arriva primo, dopo essere partito dalla quarta posizione. Questa sarà la sua ultima vittoria; conquista il secondo posto nel Gran Premio tedesco dopo essere partito ottavo, dietro a Stirling Moss su Lotus.
Nel Gran Premio d’Italia, Von Trips riuscì a conquistare la pole position per la gara, dopo le due vittorie Von Trips poteva ancora duellare contro Phill Hill per diventare il futuro campione del mondo. Il 10 settembre 1961, Von Trips non riesce a tenere la sua prima posizione scivolando indietro, arrivato quasi alla fine del secondo giro, vicino alla Parabolica, la sua Ferrari entra tamponando in maniera violenta la Lotus di Jim Clark (che uscirà indenne, ma sotto shock) e la vettura sbalza in maniera violenta. Von Trips viene scaraventato fuori dalla vettura e muore; la vettura atterra tra la folla uccidendo quattordici persone. Sarà ricordato con l’evento più tragico della storia della Formula 1.
 
Questa è il racconto di Jim Clark, dopo l’incidente “Von Trips ed io stavamo percorrendo il rettilineo e ci avvicinavamo alla parabolica, che chiudeva il giro. Eravamo a circa 100 metri dall’inizio della curva e Von Trips percorreva la parte interna del tracciato, io ero molto vicino, lo seguivo all’esterno. A un certo punto, Von Trips sbandò al punto che le mie ruote anteriori toccarono le sue posteriori: fu il momento fatale. La vettura di Von Trips balzò due volte andando a sbattere contro il guardrail interno, poi ritornando verso la pista urtò la mia vettura di nuovo e finì in mezzo alla folla”.
La gara non fu sospesa e il vincitore fu il compagno di squadra Phill Hill, che diventò campione del mondo.
 
Enzo Ferrari ricorda Von Trips così: “Questo ragazzo mi fu particolarmente caro, era un giovane di grande nobiltà d’animo. E quella giornata che doveva essere premio all’ardimento, alle vittorie, ai successi e al lavoro di tutti, ci portò la più cruda, dolorosa, amarezza”.
 
Von Trips prima di morire, di ritorno da una gara a Sebring, si portò a casa con un mezzo a motore che un ad amico giornalista spiegò così: “Negli Stati Uniti li chiamano go-kart, sono molto divertenti, ma hanno bisogno di una pista piatta come Sebring”. Costruisce così su un terreno di proprietà della famiglia, vicino a Kerpen, la prima pista di kart in Germania e forse in Europa, nel 1961. Von Trips fu molto coinvolto nella promozione del karting in Germania.
 
Il circuito fu poi affittato a Rolf Schumacher. Oggi a cinquanta anni dalla morte di Von Trips, il figlio del gestore della pista, Michael Schumacher, ha festeggiato nel Gran Premio del Belgio i vent’anni di carriera in Formula 1, con sette titoli conquistati e tanti record.
  

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