Piloti di un tempo: Vittorio Brambilla

di FalcediLuna

Piloti di un tempo: Vittorio Brambilla

Vittorio Brambilla nasce l’11 novembre 1937 a Monza e cresce a due passi dell’autodromo; ha cominciato prima a correre con le moto nel 1957 (come Damon Hill, per citare uno che ha cominciato con le moto, o John Surtees, che è stato l’unico pilota ha vincere sia il titolo mondiale di moto sia il titolo mondiale di formula uno, con la Ferrari). Nel 1958 ha vinto il titolo nazionale con le 175 cc.
 
Passò ai kart prima di diventare meccanico per il fratello maggiore Tino, anche lui pilota, prima di esordire nel 1968 come pilota nella Formula 3.

Nel 1972 ha vinto il titolo di Formula 3 alterandosi alla guida di una Brabham motorizzata Ford e una Birel motorizzata Alfa Romeo.

 
Fece delle corse in Formula 2, dove nel 1970 è secondo dietro a Jack Ickx nella gara di Salisburgo Ring, in Austria. Un quarto posto a Hockenheim nel 1973, con una March BMW e sempre in quell’anno ha vinto la quinta edizione della Coppa città di Enna, nel campionato per vetture 2000cc, con una media di 121 miglia all’ora (195 km/h), guidando una Abarth-Osella. Brambilla ha poi fatto la pole alla 4 ore di Monza 4 su una BMW  3,5 CSL.
 
Nel 1974 debutta in F.1, ad un’età dove un pilota pensa spesso al ritiro, con la March Engineering. Riesce a ottenere solo un punto, arrivando sesto al Gran Premio d’Austria e concludendo in classifica 18° insieme a Graham Hill e Tom Pryce.
Nel 1975 con la March l’inizio non è dei migliori, ma durante il Gran Premio di  Spagna, la gara viene interrotta a causa di un grave incidente dove persero la vita quattro persone (un fotografo, un pompiere e due spettatori); Vittorio riesce a cogliere un quinto posto (pur con il punteggio ridotto) e precede in quell’occasione Lella Lombardi anch’essa su March, che segnerà mezzo punto arrivando sesta (sarà l’unico segnato da una donna pilota in un campionato del mondo di formula uno).
Dopo due ritiri nei successivi Gran Premi, arriva la prima ed unica pole position nel Gran Premio di Svezia (non capitava dalla pole di Lorenzo Bandini nel 1966 in Francia), ma purtroppo non porterà i frutti sperati: riesce a tenere la testa per 16 giri prima di essere sorpassato da Reutemann su Brabham e successivamente si ritira per problemi blistering sulle ruote posteriori.
 
Dopo altri due ritiri (Olanda e Francia), un sesto posto conquistato nel Gran Premio di Gran Bretagna e un ritiro nel Gran Premio di Germania, arriva il Gran Premio d’Austria, dove l’anno precedente aveva conquistato il suo primo punto iridato.
Quella gara si svolse sotto una pioggia battente ed era inoltre stata funestata dall’incidente mortale di Mark Donohue, durante le prove libere (il pilota esce dalla prima curva causa lo scoppio del pneumatico e la vettura vola fuori dal circuito finendo tra i tabelloni pubblicitari. Si allontanerà da solo, ma morirà all’ospedale a causa di complicazioni a livello celebrare. Persero la vita anche due commissari). 
Vittorio parte dalla quarta fila, mentre Niki Lauda parte dalla pole position (la settima dell’anno per lui) seguito da Hunt, Fittipaldi e Stuck.
La gara parte e Vittorio riesce subito ad arrivare al sesto posto e dopo al quinto, altri tre giri e riesce a diventare quarto. La pioggia continua ad aumentare, ma Vittorio continua a correre, come se lui e la sua macchina si trovassero nel loro ambiente più naturale. Passano i giri e Brambilla supera anche Depailler: davanti ha ora solo i due rivali, Lauda e Hunt.
Al 12° giro si trova a cinque secondi dal suo diretto avversario, un niente considerando che giro dopo giro, nonostante la pioggia, Vittorio riesce in maniera inesorabile a diminuire il suo svantaggio contro i suoi due avversari. Il primo ad accorgersene è Hunt, che supera Lauda, ma dopo che Vittorio riesce a superare l’austriaco, in quattro giri supera anche Hunt, trovandosi in testa alla gara.
La pioggia stava trasformando la pista in una vera propria piscina, ma Brambilla non si fermava e continuava  a racimolare secondi di distanza dagli altri avversari, per fermarlo ci sarà la bandiera rossa insieme alla bandiera a scacchi. Come la gara di  Spagna anche qui viene assegnato mezzo punteggio.
Per la troppa gioia Vittorio alza le mani dal volante e va a sbattere in pieno rettilineo, danneggiando il musetto della sua March, ma riuscì a ripartire per portare a casa un epico giro d’onore, dove perfino i meccanici della Ferrari lo festeggiano.
  
Dopo i  festeggiamenti si portò via il musetto arancione e piegato della sua March, col permesso dei titolari, Robin Herd  Max Mosley e lo piazzò nella sua officina di Monza.
Nella gara di casa quell'anno si ritira, mentre nell’ultima prova non riesce ad arrivare nella zona punti. Conclude 11-esimo con 6,5 punti conquistati.
  
Nel 1976 Brambilla è protagonista di ritiri ed incidenti che gli permettono di conquistare solamente un punto, mentre il compagnio di squadra Ronnie Peterson riesce a conquistare la vittoria nel Gran Premio d’Italia, dove Brambilla, partito sedicesimo, arriverà solo settimo e fuori dalla zona punti.
 
Brambilla passa quindi dalla March al Team Surtees, ma l’anno si rivela deludente con tanti ritiri e solo un sesto posto nel Gran Premio di Olanda, corso sul circuito di Zandvoort.
 
Nel 1977  Brambilla riesce a conquistare sei punti e a finire 16°, grazie ad un quarto posto nel Gran Premio di Belgio, dopo essere stato sorpassato verso il finale da Ronnie Peterson, mentre il pilota italiano tentava di infastidire Lauda; arriva poi un quinto posto nel Gran Premio di Germania e nel Gran Premio del Canada, quando era terzo, scivola sull’olio perso dal motore esploso di Mario Andretti andando a sbattere contro il guardrail, verrà classificato sesto e prenderà un punto.  
   
Vittorio comincia il 1978 con il Team Surtees, ma il risultato è peggiore rispetto a quello dell’anno scorso e diviene poi identico come risultato finale al 1976. Un sesto posto conquistato solamente nel Gran Premio d’Austria. Il 10 settembre 1978, nel Gran Premio d’Italia svolto nel circuito di Monza, avvenne il terribile incidente dove morì Ronnie Peterson; Vittorio fu colpito da una ruota, che gli causò una frattura alla testa e rischio di perdere la vita. 
 
Si riprese e cominciò i collaudi per l’Alfa F1 che venne definita “integrale” per distinguere il progetto di Carlo Chiti, si creava un vero team partendo dalla base del team storico, che aveva deciso di tornare alle corse in Formula Uno. 
Proprio nel gran premio di Monza del 1979 Brambilla ritorna a correre con l’Alfa 177 (mentre Giacomelli aveva la 179) a 43 anni e riuscirà ad arrivare 12, questo è l’inizio della lenta decadenza che porterà al suo definitivo ritiro.
In Canada avrà a disposizione la 179 ma la sua gara si conclude con un ritiro, mentre nel Gran Premio dei Stati Uniti-Est, non riuscirà neanche a qualificarsi per la gara.
 
Nella stagione 1980, l’ultima della sua carriera, prenderà il posto del deceduto pilota Depailler nel Gran Premio D’Olanda, ma è costretto al ritiro. Nella sua ultimo Gran Premio d’Italia, che quell’anno non si svolse nella cornice storica di Monza, ma a Imola, la gara lo vede ritirato al quarto giro per un testacoda. Si conclude così la sua carriera in Formula Uno.
 
Il gorilla di Monza (così venne chiamato per il suo carattere), era un pilota fuori dagli schemi: conosceva perfettamente i motori, essendo stato meccanico ed è riuscito nella sua carriera, in una gara sotto la pioggia, a mettere in ombra grandi piloti e campioni del mondo, mentre lui tranquillamente portava la macchina come se fosse una gara asciutta. Una gara che lo fa ancora ricordare ai tifosi, come un mago della pioggia. 

  

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