Campioni del secolo scorso: Lorenzo Bandini

di FalcediLuna

Campioni del secolo scorso: Lorenzo Bandini


Lorenzo Bandini nasce nel 1935 a Barce, in Libia, a quel tempo colonia del regno d’Italia. Nel 1938 quando ha soli tre anni, la sua famiglia lascia la Libia per trasferirsi a San Cassiano di Brisichella, dove vive bene, grazie all’albergo gestito dal padre. La seconda guerra mondiale spezza questa felicità: il padre, partito al fronte, sparirà e solamente dopo si scoprirà che era stato fatto prigioniero e fucilato, mentre le bombe degli alleati distruggono l’albergo. La madre decise allora di trasferirsi da San Cassiano a Reggiolo, dove poté ricevere l’aiuto dei parenti.
 
Durante questo periodo Bandini comincia il tirocinio come apprendista meccanico presso un’officina di moto, a quindici anni decide di andare a Milano e trova lavoro come meccanico nel garage Rex, dove conosce una figura che sarà importante nella sua vita: Goliardo Freddi, che nel 1956 gli prestò la sua Fiat 1100 per partecipare alla prima gara e dare così inizio alla carriera da pilota.

Era la gara di Castell’Arquato, dove Bandini arriva quindicesimo, ma è solo l’inizio di un lungo apprendistato che lo avrebbe poi portato a partecipare a tante gare, per diventare un ottimo pilota. Arriva 23esimo alla Bolzano-Mendola, poi secondo alla Garessio-San Bernando, e quindi vince la sua prima gara, la Lessolo-Alice. Altri piazzamenti arrivano alla Trento-Bondone, e un quarto posto alla Pondecimo-Giovi; in queste gare partecipa con la Fiat 8v, una delle più belle auto.

 
Dopo due anni di apprendistato, Bandini alla guida di una Lancia Appia Coupé, arriva primo nella classe 2000 Gran Turismo alla 1000 Mille Miglia. Altro piazzamento importante lo ottiene alla Coppa d’Oro di Sicilia, dove arriva terzo. Il 1959 non manca nessun appuntamento in termini di corse automobilistiche, alla guida di una Stanguellini: terzo nella Coppa d’Oro di Sicilia, primo di categoria nella Coppa Madunina e ad Innsbruck, quarto alla Coppa Sant’Ambroeus, sul circuito di Sassari è sesto, poi ventiduesimo alla Coppa Junior Monza, secondo alla Pontedicimo Giovi, primo di categoria alla Catania Etna, sesto alla Coppa Shell Roma, quarto al Gran Premio di Montecarlo Junior, quarto al Gran Premio di Pau e primo nel Trofeo Crivellari.
 
Nel 1960 diventa pilota ufficiale della Stanguellini; arriva primo al Gran Premio della Libertà di Cuba e a Monza, dove ha la possibilità di conoscere un altro pilota, che sarebbe diventato suo amico-rivale: Giancarlo Baghetti.
La stagione continua con buoni piazzamenti, ma l’occasione di fare il grande salto arriva l’anno dopo. La Ferrari decide di dare la possibilità di pilotare una delle sue macchine a un giovane pilota. Bandini comincia bene, portando la prima vittoria nella Coppa Junior Monza, ma la Ferrari sceglie Giancarlo Baghetti.
  
FORMULA UNO E FERRARI
Viene notato da Mimmo Dei, proprietario della Scuderia Centro Sud, che lo mette alla guida di una Cooper Maserati a motore posteriore. Nella sua prima gara a Pau, arriva terzo dietro alle Lotus di Clark e Bonnier. Con la Cooper T53 alimentata da Maserati, partecipa alla sua prima gara di Formula Uno, dove si ritira per problemi a una ruota. Dopo aver saltato il Gran Premio di Francia, partecipa al Gran Premio di Gran Bretagna, dove conclude al dodicesimo posto; si ritira al Gran Premio di Germania per problemi al motore e nel Gran Premio d’Italia arriva ottavo.
Partecipa con la Ferrari 250 Testa Rossa alla quattro ore di Pescara, trionfando in coppia con Giorgio Scarlatti, quella vittoria è importante perché lo mette in piena mostra e a fine dicembre, Enzo Ferrari gli offre un posto da pilota per cominciare la sua avventura in Ferrari.
La sua prima partecipazione come pilota in rosso avviene nel Gran Premio di Pau, dove si classifica quinto, alla Targa Florio partecipa con Giancarlo Baghetti, arrivando secondo, arriva poi primo al Gran Premio del Mediterraneo e ancora primo al Gran Premio di Enna.
 
La stagione di Formula Uno nel 1962 è deludente per la Ferrari, che è costretta a misurarsi con il potere di Lotus e BRM, ma nel suo primo appuntamento con la scuderia rossa, sopra sulla Ferrari 156 Baldini riesce a ottenere un terzo posto dietro a Bruce Mclaren e Phil Hill, in Germania è costretto al ritiro per incidente e a Monza termina in ottava posizione. E’ dodicesimo in classifica, con quattro punti.

Nel 1963 la Ferrari decide di affiancare a John Surtess il pilota Willy Mairasse, Bandini corre ancora per la scuderia, ma nelle categorie marche, mentre in Formula Uno affronta tre gare con la Scuderia-Centro Sud, sulla BRM P57 con la quale corre nel Gran Premio di Francia, arrivando in decima posizione; in Gran Bretagna è quinto e nel Gran Premio di Germania si ritira, per incidente subito dopo il via (in qualifica aveva fatto registrare il terzo tempo).
Nel Gran Premio d’Italia, dopo che il pilota Mairasse si è gravemente infortunato in Germania, Bandini è richiamato sulla Ferrari, ma si ritira per problemi al motore; nel Gran Premio degli Stati Uniti coglie un quinto posto e, dopo il ritiro nel Gran Premio del Messico per problema elettrico, nel Gran Premio del Sud Africa arriva quinto.
Il momento culmine della stagione arriva con la vittoria assoluta alla ventiquattro ore di Le Mans, in coppia con Ludovico Scarfiotti, alla guida di una Ferrari 172P.

Dopo quest’affermazione, Baldini diventa pilota ufficiale della scuderia Ferrari in coppia con John Surtess “il figlio del vento”. Nella prima gara di Montecarlo arriva decimo, corre con la Ferrari 158 nel Gran Premio di Olanda, dove si ritira per problemi all’accensione, nel Gran Premio del Belgio per problemi al motore e nel Gran Premio di Francia arriva nono al traguardo. Tornato a correre con la 156 nel Gran Premio di Gran Bretagna, conquista il quinto posto e in Germania è terzo; nel Gran Premio d’Austria dopo essere partito in settima posizione, ottiene la vittoria.
Nel Gran Premio d’Italia corre di nuovo con la Ferrari 158, arrivando terzo, nel Gran Premio degli Stati Uniti è costretto al ritiro per problemi al motore e nel Gran Premio del Messico è fondamentale per la conquista del titolo del suo compagno di squadra Surtess, poiché durante la gara riesce a tenere dietro gli attacchi incessanti di Graham Hill, diretto avversario per il titolo, chiudendo al terzo posto. La Ferrari vince il titolo costruttori e Bandini è quarto in classifica, con ventitré punti. Bandini viene proclamato di nuovo “Campione Italiano Assoluto”.
La stagione 1965 vede la vittoria di Bandini, con Nico Vacarella, nella Targa Florio, ma i risultati in Formula Uno non sono brillanti come l’anno precedente: dopo il quindicesimo posto del Gran Premio del Sud Africa, riesce ad agguantare il podio nel Gran Premio di Monaco, arriva nono in Belgio e ottavo in Francia. Tornato a correre con la Ferrari 158, si ritira in Gran Bretagna per problemi al motore, in Olanda arriva nono e in Germania sesto. Nel Gran Premio d’Italia, la Ferrari torna a schierare la Ferrari 1512 con cui Bandini conquista il quarto posto, così come negli Stati Uniti, chiude poi all’ottavo posto in Messico.

Dure sono le parole di Enzo Ferrari verso il pilota italiano: “Per ora abbiamo un corridore e mezzo. Premesso che da noi lavora l’ingegnere collaudatore Parkes, vincolato fino al 1967 e premesso altresì che abbiamo un pilota, John Surtees, ora purtroppo infortunato, e che è con noi impegnato fino al dicembre del 1966, ci dichiariamo disponibili ad allenare, come abbiamo già iniziato, piloti italiani. Bandini è come un altro, continueremo a farlo correre, continueremo a provarlo. Se Bandini andrà più forte degli altri, ovviamente, correrà sempre. Quando uno ha due vetture bisogna che le affidi ai due che vanno più forte: con questo non intendo sottovalutare Bandini, ma non intendo neanche creare delle inamovibilità per chiunque corre su una Ferrari. Metteremo sopra quelli che ci daranno maggiore affidamento”.

Bandini cerca il riscatto nella stagione successiva, ma dopo che con la Ferrari Dino 246 arrivano i due podi conquistati nelle prime due gare (Montecarlo secondo e Belgio terzo) e si ritrova in testa al mondiale, la stagione comincia a prendere una brutta piega. Nel Gran Premio di Francia, dopo aver ottenuto la pole position e aver condotto la gara, si ritira per la rottura del cavo dell’acceleratore; salta la gara di Gran Bretagna (sarà una delle poche gare in cui la Ferrari non partecipa); conquista due sesti posti nel Gran Premio d’Olanda e nel Gran Premio di Germania; nel Gran Premio di Monza di nuovo come in Francia, si ritira quando era in testa (per un guasto alla pompa della benzina) e nel Gran Premio di Stati Uniti a tradirlo è il motore. Conclude la stagione nono, con dodici punti. L’unica consolazione è il fatto di essere diventato di nuovo “Campione Italiano Assoluto”.
 
1967 LA TRAGEDIA
L’anno 1967 per Bandini poteva essere l’anno del riscatto, viste anche le vittorie nella ventiquattro ore di Daytona e nella 1000 km di Monza, in coppia di Chris Amon.
La Ferrari aveva saltato la prima gara della stagione, ma la 312/67 sembrava un’ottima macchina per poter puntare al titolo. Presentandosi al Gran Premio di Monaco da prima guida, nelle qualifiche fu secondo, a pochi centesimi da Brabham. La gara cominciò con Bandini in prima posizione, ma durante il secondo giro, scivola sull’olio del motore rotto di Brabham e scende al terzo posto. Comincia subito la sua rimonta verso il suo avversario, Hulme, ma ha problemi durante il doppiaggio di Graham Hill e il distacco da Hulme arriva a dodici secondi. La distanza continua ad aumentare, quando nell’ 82-esimo giro accade la tragedia. Bandini giunge alla chicane del porto a velocità nettamente superiore a quella di solito tenuta dai piloti in quel punto: la Ferrari non tiene più la pista, sbanda e colpisce una bitta di ormeggio delle navi, sollevandosi e ricadendo a terra ormai avvolta dalle fiamme. Dopo che le fiamme sono state domate, ci si accorge della presenza del pilota all’interno dell’abitacolo (inizialmente si credeva fosse finito in acqua, come Ascari) e viene portato all’ospedale in condizioni gravissime. Muore dopo settanta ore di agonia, il 10 maggio 1967. Al suo funerale, a Reggiolo, parteciparono 100.000 persone.
Una delle cause dell’incidente fu probabilmente anche la stanchezza del pilota e proprio dopo questo incidente, i giri da percorrere durante il Gran Premio furono diminuiti.

Enzo Ferrari ricorda così quella tragedia: “Ricordo quel giorno di maggio del 1967. Ero nel mio studio di Maranello, davanti al televisore. Quando vidi il grosso fungo nero di fumo che deturpava sinistramente la baia di Montecarlo… Sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo e fui sicuro che non lo avrei più visto”.

Dal 1992 il comune di San Cassiano di Brisichella, ha instituito in onore del pilota il “Trofeo Lorenzo Bandini” assegnato al miglior pilota emergente.


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