Test e prove su strada
Test BMW 320d Touring
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Le Station Wagon medie sportive, auto che non fanno della capacità di carico un punto di forza, ma spingono invece molto sulle rifiniture, sulla linea, e, ovviamente, sulle prestazioni, sulla tenuta, sulla piacevolezza di guida.
In questo segmento di mercato, in Italia, e non solo, è sempre stato un gran rincorrersi. Non tanto per le prestazioni, quanto per l’immagine che si proietta su chi è alla guida, più o meno di classe, più o meno sportiva, più o meno “giovanile”. E se Mercedes, con la sua Classe C - almeno fino alla prossima versione, che con la berlina ha già preannunciato un deciso cambio di rotta -, rimane un classico, comoda, solida, ma un po’ troppo “normale”, a fare l’auto “giusta” per chi cerca la gratificazione in questo segmento, negli ultimi anni sono state BMW e Audi. E, da quello che si vede sulle strade, si sono spesso alternate al vertice.
Al momento, rimanendo intorno alla soglia psicologica dei “2 litri”, naturalmente a gasolio, il miglior motore in commercio è proprio questo BMW: gran coppia (340 Nm a 2000 giri), potenza al vertice della categoria (163 CV), silenzioso, piacevole, montato su un corpo vettura di dimensioni relativamente compatte.Sulla carta, c’è di che divertirsi.
Primo impatto
Pigio l’ormai abituale tastino sul telecomando, si sblocca la chiusura centralizzata, spalanco la portiera, e… beh, l’impatto non è certamente shockante. In nessun senso. Gli interni dell’auto, praticamente di serie a parte lo (splendido) tettino apribile in cristallo, sono abbastanza anonimi. Sedili in stoffa scura con un motivo più chiaro nella parte centrale, plancia stile BMW nuovo corso, cioè minimalista (e senza schermo multimediale ha l’aria davvero molto semplice), insomma niente di che. Faccio un giro, apro anche gli sportelli dietro e il baule. Lo spazio per chi siede sul divano posteriore è tutt’altro che esiguo, specie considerando che l’auto è lunga intorno ai 4 metri e mezzo. Non si allungano le gambe, ma non ci si trova neanche i ginocchi in bocca. Forse un po’ basso il tetto, ma è il prezzo da pagare per il design, con un padiglione che digrada nettamente verso la coda. La bauliera è abbastanza ridotta, tra l’altro con una forma che si stringe molto all’altezza delle ruote posteriori (“colpa” del raffinato sistema di sospensioni, che occupa un bel po’ di posto), ma è ben rifinita, con una tasca laterale chiusa, una aperta ma con una rete per fermare piccoli oggetti, e un bel pozzetto sotto al pianale. Non c’è ruota di scorta né kit antiforatura. L’auto in prova non montava pneumatici runflat (meno male che non ho forato…).
Chiudo il giro, notando ancora una volta che la linea dell’auto è riuscita, specie nelle viste frontali e posteriori.
Mi siedo al posto di guida, regolo un po’ il sedile (manuale), trovando con rapidità una posizione corretta. Ci si può abbassare molto per guidare sportivi, ma anche alzare considerevolmente, opto per una posizione moderatamente sportiva. Il volante, a tre razze, è di diametro piacevolmente ridotto, con gli incavi per i pollici. In pelle, dalla presa sicura e piacevole, dispone anche di alcuni comandi ripetuti per pilotare telefono e stereo.
La strumentazione è semplice: due grossi strumenti analogici con fondo rosso, a sinistra completato dall’indicatore del carburante, e a destra l’anacronistica e francamente inutile lancetta del consumo istantaneo. C’è un semplice computer di bordo, posto al centro degli strumenti, che fornisce le classiche
Un’ultima aggiustatina agli specchietti, e si parte.
Guida
Chiave nell’apposito foro a destra del volante, giù la frizione, piede sul freno, una breve pressione sul tasto Start/Stop, posto sopra alla chiave, e il 4 cilindri a gasolio da 1995cc prende vita con una leggera vibrazione. Nessun ticchettio, neanche a freddo, solo un lieve rumore sommesso indica che è in moto. Apro di nuovo la portiera, e scendo, per sentirlo dall’esterno: per capire che è un diesel bisogna essere in vetta ad un monte, e prestare molta attenzione. Lo so che ormai è normale, ma l’evoluzione di questi motori a gasolio non smette mai di stupirmi.
Rientro in auto, apro a compasso, con una pressione sul tasto sul padiglione, il doppio tettino in vetro, ingrano la prima, e via.
No, aspetta, non così alla svelta.
La frizione, com’è? Dura, ma nella norma, per un diesel.
Il cambio (manuale a 6 marce)? Uhm, non è certo di burro. Innesti un po’ contrastati, solidi. Scoprirò che usato sportivamente è perfetto, ma non si presta certo ad essere manovrato con un dito.
I primi km cominciano a scorrere sotto le ruote. Il motore spinge nel classico range di giri dei propulsori a gasolio non eccessivamente spinti (è una 320d, non una 335d! “quello” è un'altra roba…), cioè praticamente da poco sopra il minimo fino ai 2500 giri. Oltre è inutile andare, se non proprio per terminare un sorpasso, perché diventa ruvido e la spinta cala presto. Le marce sono lunghe, la sesta si mette solo in autostrada, ma c’è coppia in abbondanza, e per togliersi di mezzo, basta schiacciare il pedale destro e filare via.
A velocità costante il rumore del motore praticamente sparisce, si fa sentire solo ai regimi più alti e in piena accelerazione.
Insomma, il motore è decisamente promosso.
Anche il reparto trasmissione, con le premesse fatte sopra per il cambio, è molto buono.
Ma come va questa SW dall’aspetto così dinamico?
Uhm, benino?
Mi spiego.
Le prestazioni ci sono, niente di trascendentale, ma uno 0-100 sotto i 9 secondi (8,6 per la precisione, dato dichiarato) è sempre uno scatto apprezzabile. Lo sterzo è abbastanza diretto, e anche sufficientemente comunicativo. Le sospensioni filtrano bene, aiutate anche dalle gomme non sportive (205/55 montate su cerchi da 16”), e tengono il retrotreno ben attaccato al suolo. L’auto non ha l’andatura un po’ saltellante che affligge alcune BMW eccessivamente rigide.
Insomma, tutto bene, ma è un po’ avara d’emozioni.
Strada di montagna, tanti bei tornanti, traffico inesistente, asfalto asciutto. Direi che è giunto il momento di togliere l’elettronica. Schiaccio il tasto sulla console centrale, e inizio a sollecitare l’auto, prima con circospezione, poi con un po’ più di convinzione (ma, a onor del vero, sempre senza esagerare). Ma quel granitico sederino, un po’ anoressico, non ne vuol sapere di chiudere le curve, né cercando il sovrasterzo di potenza, né lavorando di trasferimento di carico e di sterzo. Benissimo, sia chiaro, segno che il telaio è sano, e anche ben accordato a sospensioni e gomme, però dispiace che non si sposti neanche a volerlo. Ripeto, rimanendo entro certi limiti, chiaro che un secco cambiamento di corsia a oltre 100 all’ora probabilmente qualche reazione l’avrebbe, ma in quel caso è meglio che l’elettronica vigili, e lasci il divertimento a velocità più basse e meno pericolose.
Meglio insomma usarla in un altro modo. L’insonorizzazione è ottima, il comfort decisamente buono, macinare chilometri è un piacere. E col motore che si ritrova, qualche bella ripresa in quinta o sesta, in autostrada, può dare anche delle belle soddisfazioni, roba da leggero sorrisino ebete, guardando nello specchietto il SUV che si allontana.
Conclusioni
Una linea riuscita, un ottimo motore, un buon livello di comfort, e un’abitabilità per quattro persone (ma con poco bagaglio) di discreto livello. La sportività è più d’immagine che di contenuti reali, ma spesso la lotta in questo segmento si gioca tutta sull’estetica. E in quel campo, questa BMW, non è seconda a nessuna.
Macchina cortesemente fornita da Commerciale Automobili s.a.s., Prato
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