Prova Fiat 600 50th Anniversary

di Carlo "Guerra" Martini

Prova Fiat 600 50th Anniversary


Presentata nel 1998 come sostituta della Cinquecento, la Seicento non ha ancora giocato tutte le sue carte. Ultimamente è stata ribattezzata, e ora si chiama 600, in cifre. Non cambia niente? Solo in Italia. Un turco ora la può chiamare Altiyuz, per un cinese invece è la Liubai. Per un greco si chiama Fiat Exakòssii. Comunque la pronunciate, resta l'economicissima utilitaria di cui le nostre strade sono piene. Per festeggiare i cinquant'anni dall'entrata in scena della sua antenata omonima, l'anno passato venne lanciata la versione "50th Anniversary", caratterizzata da alcuni colori pastello e da una striscia longitudinale che percorre il cofano, il tetto e il portellone.

La versione del nostro test è una Anniversary color avorio destinata al mercato francese, differente nell'allestimento da quella nostrana.

Per noi è ben accessoriata, per i cugini d'oltralpe è una basic, con dotazione ridotta all'osso. Con questa verniciatura, la 600 dev'essere mantenuta molto linda per dare il meglio di sé e contagiare chi la osserva con il buonumore che irradia. Particolarmente sensibili allo sporco sono i copricerchi in tinta, sui quali si accumula velocemente la polvere delle pastiglie dei freni. I paraurti, anch'essi verniciati, patiscono parecchio le conseguenze dei contatti da parcheggio. L'utente tipo della "Anniversary" deve essere una persona che ama la propria auto e la coccola, ed è quindi disposto a dedicarle tempo, gettoni dell'autolavaggio, bombolette per ritocchi e prodotti chimici per la toilette.

La 600 viene prodotta nello stabilimento polacco di Bielsko Biala, che ha gli standard di qualità più alti di tutto il Gruppo. La cura negli accoppiamenti e negli assemblaggi dell'auto è buona. Non c'è di che scialarsi, ma la sensazione è che tutto sia montato con la giusta attenzione. Le porte si chiudono con un rumore sordo, e il clangore di ferraglia degli sportelli della Cinquecento e della Panda è un ricordo del passato.

Gli interni della 600 sotto esame sono anch'essi chiari, inevitabilmente un po' sporchevoli, ma piacevoli e "leccati". Volante e pomello del cambio sono ricoperti in pelle. Per sottolineare il rinnovato orgoglio Fiat, il logo della Casa è vistosamente tessuto sugli schienali dei sedili anteriori.

All'interno dell'auto il superfluo è bandito, ma c’è quasi tutto ciò che serve per una marcia confortevole.
Assetto di guida. Il sedile del conducente offre la classica regolazione orizzontale e l'inclinazione del poggiaschiena con una rotella. Non è molto, ma può bastare per quasi tutte le taglie. I giovani senza pied-a-terre e i clandestini dell'amore preferirebbero uno schienale rapidamente abbattibile tramite leva, com'era sulla vecchia Uno.

Il volante non è regolabile, ma pochi se ne lamentano. Può essere un po'  fastidioso, per i gambalunga, il probabile contatto del ginocchio destro con la leva del cambio (morbido, preciso e correttamente spaziato), durante la marcia. Un altro piccolo inconveniente, per chi guida con gli scarponcini, è il rischio di premere contemporaneamente frizione e freno con il piede sinistro. Calzature sufficientemente affusolate risolvono il problema.

A proposito di pedali, quello più a sinistra brilla per la modulabilità e soprattutto per il risibile sforzo necessario al suo azionamento. Il pedale del freno aziona un efficace impianto misto dischi-tamburi con ABS, non criticabile se se ne fa un uso normale. Interminabili discesoni a pieno carico, e non s'è mai visto fading.

Nei trasferimenti più lunghi la mancanza di un supporto lombare si fa sentire. Basta però un cuscino dietro la schiena, e il problema è risolto.

Se fa caldo, un semplice condizionatore, opzionale, offre tutto il conforto refrigerativo desiderato. Nei falsopiani autostradali, quando si ha fretta, si può escluderlo per usufruire di quei tre-quattro cavalli in più, e raggiungere con maggior disinvoltura velocità da sottrazione punti. Dichiarati i centocinquanta all'ora.

La strumentazione è carina ed essenziale. Un tachimetro, un indicatore di livello carburante, un piccolo display a cristalli liquidi con orologio e contachilometri, e alcune spie. Bisogna preoccuparsi soltanto se si accende qualcosa di rosso. Non ci sono termometri, manometri, computerini o lancette di troppo a complicare la vita di chi, dalla sua auto, non vuole guai, ma le chiede solo che svolga efficientemente un servizio.

Il comportamento dinamico della 600 è eccellente. Il leggero sottosterzo che si percepisce nella guida sopra le righe è controllabile anche dagli inesperti. Il rilascio dell’acceleratore in curva e i conseguenti trasferimenti di carico non provocano mai indesiderati scodinzolamenti, per lo meno con il solo conducente a bordo.

Le sospensioni dell'automobile hanno una configurazione tradizionale: McPherson, all'avantreno, e bracci incernierati obliquamente, dietro. Un corretto compromesso tra comfort e rigore, tra economia ed efficacia.

Con l'assetto standard e le coperture di primo equipaggiamento  da 155/70 R13 non sono consentite elevatissime velocità di percorrenza delle curve, prima che la deriva dell'auto si faccia sensibile. Sebbene l'opinione comune vada in un'altra direzione, sostengo che ciò non è necessariamente un difetto. Mi spiego meglio: una probabile causa di incidenti è l'eccesso di sicurezza che un'auto dai limiti di tenuta molto elevati infonde nel suo proprietario. Nel momento in cui i suddetti limiti sono superati, lo spazio per recuperare è più ridotto. Un'auto non troppo asettica, che avvisa con anticipo e con sincerità che non ce la fa, può con maggiore facilità indurre a miti consigli e ad una condotta prudente un automobilista dall’istinto di sopravvivenza normalmente sviluppato. Benché il primo elemento su cui si dovrebbe intervenire per ridurre i rischi sulle strade sia il cervello dei guidatori, un'auto che non invita a delinquere è d'aiuto nel frenare le velleità degli scapestrati.

Altro discorso è la sicurezza passiva della 600, sufficiente, grazie anche all'air bag (di serie per chi guida, optional per il passeggero) e alle cinture con pretensionatori, ma inevitabilmente superata da concorrenti di progetto più recente e più dotate in termini di cuscini gonfiabili.

Una menzione d’onore va attribuita alla 600 condotta in condizioni di scarsissima aderenza, in particolare su strade innevate. La leggerezza dell’automobile, unita alla trazione anteriore e alle giuste coperture invernali larghe 145 millimetri (alla faccia della moda dei super-ribassati, del tutto controproducenti su manto bianco), formano un cocktail che permette di tenersi disinvoltamente alle spalle fior di SUV e di trazioni integrali. Non ci credete? Allora prendete pure il 4x4 che preferite, prosciugate il vostro conto in banca, ma spostatevi a destra senza spocchia se una 600 sapientemente condotta e gommata vi lampeggerà dagli specchietti, su quella strada di montagna dove lo spazzaneve non è ancora passato.

Un’auto molto leggera è d’aiuto anche nei parcheggi più angusti, per gli automobilisti di medie risorse muscolari. Senza rischiare l’ernia, si può afferrare la 600 per un parafango posteriore e spostarla lateralmente di quanto si vuole per meglio allinearla al marciapiede. Forse Lou Ferrigno ci riesce anche con la nuova 500, che rispetto alla sorellina, meno giovane e più compatta, ha parecchi chili in più che gravano sull’asse posteriore.

Il comfort acustico in marcia è decorosissimo. Il motore al minimo è così silenzioso e ben bilanciato che talvolta si fa fatica ad accorgersi che è acceso. Il servosterzo è perfetto per le manovre e per la marcia cittadina, e asseconda l'automobilista che percorre impetuosamente stretti tornanti di montagna. Non è diretto come quello di una monoposto, però neanche Schumacher, che tempo fa diede il suo cognome a una serie limitata della nostra utilitaria, se ne lamentò mai.

Il Fire millecento è senza dubbio nella top ten dei migliori motori per city cars. Semplice, razionale, affidabile, economico, collaudatissimo da milioni di utenti in tutto il mondo. A questo si aggiunge il non trascurabile vantaggio di poter reperire facilmente qualsiasi ricambio si renda necessario anche dallo sfasciacarrozze più scalcinato, senza doverne attendere l'arrivo da altri continenti.

Il consumo verificato della nostra 600 è di 17,5 chilometri con un litro, nell'uso misto, pestando l'acceleratore con poco ritegno.

Le dimensioni ridotte dell’auto hanno un altro vantaggio. Nel traffico più intenso ci si divincola con una disinvoltura ignota ai panzer dell’asfalto, che pullulano nelle nostre città e la cui ragion d’essere sta quasi sempre nella gratificazione dell’ego dei proprietari, e quasi mai in oggettive necessità di spazio, di potenza o di sibaritico comfort.

Il proprietario di Fiat 600 che deve trasportare oggetti oversize può facilmente abbattere i sedili posteriori e caricare senza problemi, ad esempio, un gommone di tre metri e venti (sgonfio), un motore fuoribordo da 15 cavalli, il serbatoio, l'ancora, le dotazioni di sicurezza, remi, canne da pesca e tutti i bagagli per una settimana di vacanza, non necessariamente spartana, di due persone. Se non fosse sufficiente, può applicare un gancio di traino e portarsi dietro un carrello con un paio di moto.

Se invece si preferisce trasportare dei passeggeri, il sedile posteriore offre ospitalità sufficiente a due adulti, meglio se non soggetti a trombi agli arti inferiori causati da protratta immobilità.

Il bagagliaio in configurazione standard offre spazio a sufficienza per svuotarvi un carrello della spesa stracolmo. Sotto il piano, accessibile dall’interno, un ruotino. Piccola scomodità, sulla 600 della nostra prova l’unico modo per aprire il vano bagagli è tirare la levetta a sinistra del sedile del conducente. Il pulsantino sul portellone sarebbe meglio.

Inconvenienti: in 4200 chilometri, assolutamente niente da segnalare. Una percorrenza così breve non è indicativa, però le lievi dimenticanze o pecche nell’assemblaggio che talvolta sfuggono ai controlli finali prima dell’uscita dallo stabilimento o dal concessionario, sulla nostra Anniversary non si sono viste. La nostra esperienza non ha rilevanza statistica, ma è in ogni caso confortante.

La 600, in versione base, ha il prezzo di listino chiavi in mano più basso del mercato italiano, 7601 euro. Le sue qualità, però, non la rendono appetibile soltanto a chi vorrebbe-ma-non-può. Anche chi potrebbe-ma-non-vuole è gratificato dal suo possesso.

Per assecondare le proprie necessità e i propri desideri di movimento, non è indispensabile muoversi su auto  ingombranti, impegnative, potenti, arroganti, inutilmente costose. Piccolo è bello.

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