Fiat Grande Punto Sport Starjet: punto di svolta

Fiat Grande Punto Sport Starjet: punto di svolta


di Niccolò De Pisi 

La Grande Punto rappresenta concretamente, insieme alla nuova Panda, il modello di svolta della casa automobilistica torinese. Oramai un punto di riferimento nel settore delle compatte, la GP rimane saldamente nella top ten delle auto più vendute in Italia. Il perché è ormai risaputo: linea accattivante e sportiva, interni spaziosi e confortevoli, optionals da grande e notevole versatilità d’uso.

L’allestimento Sport rappresenta la variante più giovane della gamma: minigonne laterali, terminale di scarico cromato ovale, spoiler, cerchi in lega da 17 pollici, volante, pomello del cambio e leva freno a mano rivestiti in pelle con cuciture in contrasto, assetto irrigidito ed abbassato.

Il cofano proteso in avanti, i passaruota pronunciati e la mascherina affilata fanno di lei una piccola Maserati.

All’interno i sedili sono avvolgenti e caratterizzati da ‘bottoni’ in plastica morbida applicati sulla seduta e sullo schienale, lo sfondo della strumentazione è bianco e viene utilizzato un differente materiale per l’inserto in plastica morbida che corre sul cruscotto.

A guardarla ci si innamora subito, con quelle sue linee dolci ma nello stesso tempo aggressive, semplici ma affascinanti. Osservandola con attenzione, evoluzione stilistica a parte, ci si rende conto che è migliorata notevolmente rispetto alla vecchia Sporting. Basta sedersi per scoprire con sorpresa che gli interni sono una raffinata miscela di sportività ed eleganza: i sedili sono ben profilati, assicurano un discreto contenimento laterale e sono realizzati con una robusta e piacevole stoffa. Seduti a bordo si è coccolati da un optional alquanto sfizioso: grazie alla regolazione lombare elettrica, il sedile sembra quasi abbracciare la schiena del guidatore.

Peccato per il poggiabraccio posizionato un po’ troppo in alto e decisamente poco capiente. Sia il sedile che il volante sono ampiamente regolabili, quest’ ultimo gode della possibilità di essere regolato sia longitudinalmente che in altezza, miscelando la sicurezza all’ergonomia. Sulle razze sono posizionati i comandi della radio e del telefono, e la corona in pelle traforata ha un ottima impugnatura.

Il tachimetro è chiaro e ben leggibile, impreziosito da un computer di bordo, comodo e per nulla avaro di informazioni. La plancia è ben studiata, con tutti i comandi al posto giusto e il climatizzatore bi-zona, optional, che funziona con regolarità, raggiunge velocemente e mantiene costante la temperatura impostata. Raffinato, poiché è l’unico della categoria ad avere la distribuzione sdoppiata sia della temperatura sia dei flussi aria, ha una grafica personale e i comandi ben raggiungibili, ma le bocchette, al contrario, non brillano per comodità, essendo poco regolabili e con movimenti limitati.

Seduti a bordo della Fiat Grande Punto Sport ci si trova subito a proprio agio, anche se all’inizio si rimane stupiti da una plancia che sembra “confondersi con l’orizzonte” e da un cofano bombato che scompare dopo il parabrezza. La visibilità davanti non è dunque delle migliori e bisogna farci un po’ l’occhio se non si vuole rovinare il musetto al primo semaforo. Dietro la situazione non migliora, i montanti ingombranti lasciano molto all’immaginazione, che spesso in un parcheggio può scontrarsi contro la dura realtà di un marciapiede o di un paletto. In aiuto accorrono i sensori di parcheggio.

Presa confidenza con l’auto si può ingannare il tempo giocherellando con i tasti del Sistema My Car, l’apparato di personalizzazione vettura, che permette di impostare la chiusura porte in movimento, il limite di velocità sonoro, il sistema di misura per i consumi e la temperatura e altre interessanti opzioni, oppure smanettare con i comandi della radio. L’impianto di serie è un buon compromesso, in alternativa il Sound System Interscope (opzionale) diffonde un suono pulito e mai distorto. I sei altoparlanti sono accompagnati dalle note profonde del subwoofer, posizionato su un fianco del bagagliaio, mentre l’amplificatore è alloggiato sotto i piedi del passeggero, protetto da un coperchio di plastica poco piacevole alla vista e mal nascosto dal tappetino. La colonna sonora è dunque di rilievo e permette di godersi qualsiasi genere di musica con una più che sufficiente qualità.

Sulla Fiat Grande Punto Sport non si viaggia sempre da soli e nel caso dovessimo accompagnare amici o parenti è bene sapere che l’accesso ai sedili posteriori è difficoltoso, anche se una volta seduti lo spazio per due adulti è adeguato. Il terzo posto è di emergenza, scomodo, perché con la seduta rialzata, il passeggero si ritrova con poco spazio per le spalle e con le ginocchia incastrate tra i sedili ed il bracciolo anteriore. Inoltre, al contrario della cinque porte, la tre porte è omologata di serie solo per quattro passeggeri.

Sborsando una cifra che si avvicina al migliaio di euro (di tutto rispetto dunque) si può anche godere del tetto apribile sky-dome. Non un tettuccio qualunque, non un misero rettangolo sulla testa del guidatore e di chi sta alla sua destra, ma una grande vetrata da cui, sia chi siede davanti sia chi siede dietro, può ammirare l’azzurro del cielo che, in giornate soleggiate, dona notevole luminosità all’abitacolo. Lo sky-dome non presenta neppure critiche per quanto riguarda la voce fruscii: in movimento a tetto chiuso le guarnizioni lavorano bene, mentre quando è del tutto aperto, fino agli ottanta all’ora, il rumore e le turbolenze rimangono accettabili.

Quando si apre il bagagliaio si scopre che è regolare e ben sfruttabile, ma sicuramente non campione nello spazio. Sulla versione Sport purtroppo il retro dello schienale posteriore non è rivestito in moquette e così rimane in vista un brutto pannello in metallo nero che oltretutto, a contatto con i bagagli, genera fastidiosi rumori e può essere facilmente rigato da oggetti rigidi. Si sente inoltre la mancanza di una retina per fissare il carico. È utile, se si ha spesso il baule pieno, acquistare il cargo box, per regalare un po’ di ordine al bagagliaio. Inoltre, anche se è possibile aprirlo dall’interno o con la chiave, non guasterebbe, come sulla Bravo, un’apertura magnetica nascosta magari sotto il fregio Fiat.

L’interno della Fiat Grande Punto Sport è quindi un ambiente confortevole, curato e piacevole sia nella forma che nell’ergonomia. Sulla GP si possono intraprendere anche lunghi viaggi senza avere paura di uscirne particolarmente indolenziti. La risposta degli ammortizzatori sportivi è però secca, e le sospensioni rispondono molto duramente alle asperità del manto stradale. Caditoie, tombini e avvallamenti raggiungono facilmente la schiena e un più sicuro appoggio in curva si paga con una maggiore rigidezza, che comunque non inficia eccessivamente l’ottimo confort di bordo.

Una volta accesa la vettura, l’atmosfera all’interno è ovattata e sembra di viaggiare su un’auto di segmento maggiore, peccato per i soliti difetti Fiat, come le plastiche del cruscotto, molto rigide e non molto piacevoli al tatto. Le portiere sono ben disegnate, ma di materiale duro che si riga facilmente e dall’aspetto povero. Nonostante gli accoppiamenti piuttosto precisi, è facile che dopo qualche migliaio di km si inizino a sentire i primi scricchiolii e si debba sopportare il rumore dei pannelli porta che, con i finestrini aperti, diventano parecchio rumorosi.

La Grande Punto Starjet è piacevole da guidare in città, con un motore progressivo e silenzioso; allunga bene e ha una buona spinta lineare dopo i 4500 giri, ma in basso, fino ai 3000 giri, è pigro e con un’erogazione un po’ seghettata. Guidando lo Starjet ci si rende conto che è un propulsore molto lunatico, che la sua erogazione non è una certezza: a seconda della temperatura e dell’umidità la sua vitalità può cambiare notevolmente; un giorno lo senti deciso a spingere, ma proprio quando ti riempi di fiducia e ammirazione per il tuo piccolo millequattro, ecco che la settimana dopo ti disperi perché si dimostra fiacco e ti ritrovi magari in salita, con i passeggeri a bordo, a essere “sverniciato” da un idraulico su un vecchio Scudo.

Effettivamente un 1400 aspirato da poco più di 90 cavalli, su una vettura che supera a secco i 1000 kg, con gommatura a larga sezione, risulta leggermente sottodimensionato.

Lo Starjet è una evoluzione del tipico Fire, modificato per diminuire consumi e emissioni.

Si tratta di un propulsore in regola con le normative Euro 4, che applica congiuntamente tre tecnologie: adotta, infatti, un sistema di turbolenza variabile in camera di combustione basato su un collettore di aspirazione con parzializzatore dei condotti (PDA), associato ad un variatore continuo di fase (VVT) controllato dalla centralina di iniezione. Questo sistema consente di ricircolare in camera di combustione una consistente parte dei gas di scarico (EGR).

In città è quindi brillante, silenzioso e, per essere un benzina, parco nei consumi, anche considerando la mole della vettura. L’auto viene però penalizzata da una prima “ridotta”, poco incisiva e dalla mancanza di coppia: la ripresa è lenta e occorre spesso scalare. Se ci si trova imbottigliati nel traffico la frizione morbida evita fastidiosi crampi alla gamba, il volante è leggero nelle manovre e i freni non mettono mai in crisi; se si ha il piede destro pesante bisogna però fare attenzione a modulare la frenata, estremamente sensibile a inizio corsa.

Se ci si spinge in statale o, meglio ancora, ci si avventura in collina, la musica cambia. Il motore rimane purtroppo sempre un po’ dimesso, ma se lo si sfrutta nella zona alta dei giri e lo si tiene “sveglio” mostra un bel piglio sportivo e non delude nella prontezza e nell’allungo.

In statale l’auto viaggia liscia. Con la radio accesa, il mondo all’esterno sembra muto. Molto silenziosa e grazie alle sesta marcia lunga, ai 90 km/h i consumi sono veramente incoraggianti, ma se si devono intraprendere dei sorpassi è sempre meglio scalare un paio di marce.

In collina invece, quando ci si può divertire e si tiene vivo lo Starjet, si gode di un ottimo handling.

La Grande Punto rolla e beccheggia poco, si inserisce neutra in curva e grazie all’ESP e all’ASR il comportamento è sempre sicuro, e ci si può così sfogare pennellando una curva dopo l’altra e scaricando tutta la rabbia repressa in mezzo al traffico cittadino, tornante dopo tornante. Spesso si è obbligati, se si vuole fare un po’ sul serio, a disattivare il controllo della trazione, troppo vigile e che a ogni curva percorsa allegramente taglia in modo brusco l’erogazione. L’ESP purtroppo non è disinseribile, e visto l’assetto ben studiato e l’ottimo telaio è decisamente un peccato e un eccesso di zelo.

Se il muso punta verso l’esterno della curva, basta rilasciare il gas e il retrotreno chiude. Forzando l’andatura, all’ingresso di curva l’avantreno sottosterza e la vettura si appoggia sulla ruota esterna anteriore, mentre su fondi sconnessi o avvallamenti il posteriore si innervosisce e la motricità non è sempre eccellente.

In discesa, in curva o su asfalto rovinato è facile sentire il posteriore della macchina ‘sbacchettare’, e se si solleva bruscamente il piede dall’acceleratore in uscita la vettura tende ad alleggerirsi al posteriore. La colpa si potrebbe dare al ponte torcente con assetto rigido, che non copia bene le asperità: un comportamento comunque divertente e mai portato all’eccesso, perché tenuto a bada dall’elettronica. Gomme larghe e pneumatici Bridgeston Potenza RE 050, offrono un valido grip anche sul bagnato e l’ESP rimane impassibile.

Lo sterzo servoassistito elettricamente a intervento variabile è un po’ leggero e non molto comunicativo: per capirci, non è un idraulico da Alfa Romeo, purtroppo... Nonostante ciò è preciso e abbastanza diretto, permette un buon feeling e quando ci si vuole divertire diventa un buon alleato. Ha un buon raggio di sterzata e in manovra, specialmente con il tasto city inserito, diventa una piuma. Il cambio a sei rapporti ha innesti precisi e si impunta di rado, ma la corsa è abbastanza turistica. Il mordente è affidato a quattro dischi, di cui quelli anteriori autoventilanti, e il loro comando è decisamente pronto e immediato. La frenata è equilibrata e adeguata, anche se risente del pieno carico e dell’affaticamento, allungando, anche se non eccessivamente, gli spazi di arresto. Caratteristica particolare della GP Sport Starjet è l’avere i freni anteriori (257 mm) di minor diametro di quelli posteriori (264 mm, gli stessi della Mjet da 130 cv), buffa scelta, dettata probabilmente da economie di scala.

Uno degli aspetti positivi della Grande Punto è senza dubbio l’ottimo isolamento acustico, anche se in autostrada, sopra i cento km all’ora, i fruscii aerodinamici provenienti dagli specchietti cominciano a fare la voce grossa. Nella marcia autostradale l’auto infonde una notevole sensazione di sicurezza, sia nei sorpassi sia quando si percorrono a velocità sostenuta curvoni o viadotti. Ogni tanto è bene guardare il tachimetro perché, anche viaggiando in souplesse, si va spesso più veloci di quanto non sembri.

Per quanto riguarda il prezzo è nella media, non eccessivamente cara, pur essendo una macchina con una buona dotazione di serie; tuttavia lievita facilmente se la si vuole ricca di optional.

In definitiva la Sport Starjet è una vettura affascinante dal punto di vista estetico, sportiva ma non eccessivamente appariscente. Stabile e precisa, non mette in difficoltà neanche i più inesperti. Valida compagna di viaggio, preziosa per fare le commissioni e girare nel traffico, divertente e sfiziosa in mezzo ai tornanti, è una macchina completa. Perfetta per i ragazzi o per chi si sente giovane, ma forse non adatta a chi cerca una macchina personale, per distinguersi, per gli amanti della sportive adrenaliniche dalle accelerazioni brucianti, o per chi ama la perfezione e la qualità tedesca, imitata ma non ancora raggiunta.

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