Impressioni di guida: BMW M3 (2001)

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti

Impressioni di guida: BMW M3 (2001)


Poche auto come l’M3 rappresentano l’essenza dell’auto sportiva buona anche per tutti i giorni. Personalmente, l’ho sempre considerata un punto di riferimento: potente il giusto, non eccessivamente vistosa, specie se in colori “normali”, ripartizione dei pesi perfetta, un bel motore li’ davanti, la trazione ovviamente dietro. Una certezza, insomma.

Il problema e’ che le poche volte che ne ho guidata una (col penultimo motore, quello da 343CV), ero sempre in pista. Certo, non si può dire che sia una brutta cosa, anzi!, però mi è sempre rimasta la sensazione di non averne sviscerato tutte le qualità, o scoperto le eventuali magagne.

Quindi l’occasione che mi si è presentata (beh, diciamo che me la sono un po’ andata a cercare...) è davvero troppo ghiotta per lasciarmela scappare: andare a provare la nuova M3, quella col V8 da 4000cc e oltre 400CV, nel circuito di Santamonica, a Misano Adriatico, con GuidarePilotare, la scuola di Sigfried Stohr, arrivando nel circuito guidando una vecchia M3 (modello 2001), nera come la notte.
Inutile dirvi che me la sono proprio goduta.

Si parte
Ritiro l’auto in una giornata uggiosa, umida.

Parto con calma, mi aspetta un viaggio di circa tre ore, in buona parte in autostrada, ma con anche statali e città, ma ho tempo e me la voglio godere.
Già nel primo tratto arrivano conferme e qualche piccola indicazione in più.
Il motore è davvero un bel pezzo. Lo uso sempre in modalità “sport” (niente di trascendentale, solo una maggiore prontezza alla pressione del gas), che si attiva alla pressione di un tasto, perché mi piace sentirlo ringhiare con maggiore prontezza. Mi diverto anche ad azzardare qualche punta/tacco entrando nelle rotonde in città, trovando una pedaliera abbastanza ben disposta alla manovra, anche se non perfetta. Lo sterzo, a queste velocità, è giustamente leggero, ma non sembra molto comunicativo: vedremo.

Raggiungo l’autostrada. La corsia d’accelerazione è una buona “scusa” per aprire un po’ i polmoni al sei in linea: scalo in seconda con una piccola doppietta, e giù tutto. Il motore spinge subito, non sarà più freschissimo (i km non sono molti, ma queste auto non sono mezzi "normali"), ma superati i 2000 giri, non ha alcuna incertezza, anzi sembra gradire molto di più i regimi più alti. Lì rumore diventa un urlo metallico, esaltante, la spinta è costante, piena, corposa. Metto la terza, ma devo levare quasi subito, perché la velocità è già, diciamo, più che sufficiente. Avrò altre volte nel viaggio un po’ di spazio da sfruttare per risentire lo splendido urlo prodotto dal sei cilindri, ma anche per far respirare un po’ il motore nelle marce alte.
Naturalmente però gran parte della strada la percorro mantenendo una buona media, ma con un occhio anche a tutti gli altri aspetti di questa auto. Che è una coupé sportiva, ma con due posti dietro “veri”, una silenziosità di marcia, a velocità costante, da gran turismo, e, tutto sommato, anche abbastanza confortevole, sia per i sedili, ben profilati ma non così duri come quelli presenti su altre tedesche, sia per l’assorbimento delle sospensioni, un po’ secche sulle sconnessioni brevi (tipo i raccordi dei viadotti), ma, considerando anche il profilo delle gomme, complessivamente più che accettabili. Rimane l'andatura un po' saltellante di molte BMW, soprattutto al retrotreno, sulle sconnessioni brevi, ma ormai è quasi rassicurante...

OK la guida, ma il resto?
La strumentazione ai tempi era al top - il mezzo in prova ha il navigatore e addirittura anche la televisione! - ma 6 anni in questo campo sono un abisso. Quindi, meglio sorvolare sulla macchinosità di certe funzioni, sia del navigatore che dello stereo (privo di lettore CD, ma col, udite udite!, mangiacassette!) e sull’aspetto davvero povero della grafica, e concentrarsi su quello che serve. Due quadranti più grossi con tachimetro e contagiri, e all’interno di quest’ultimo il manometro dell’olio, e due più piccoli, con indicatore carburante e temperatura acqua. Insomma, c’è tutto, chiaro, ben disposto e molto leggibile. L’impianto di climatizzazione, automatico ma non bi-zona, fa il suo dovere in maniera egregia. La posizione di guida si trova con facilità, le regolazioni sono elettriche, anche se non completamente. Il volante somiglia moltissimo a quello delle BMW recenti, quindi è ben fatto, con un’impugnatura corretta, gli svasi per i pollici, forse di diametro un filo eccessivo.
Peccato, e qui torno alla guida, che la leggerezza dello sterzo evidenziata in città, non si attenui al salire della velocità. Anche a 130 all’ora, rimane un po’ troppo leggero, e diventa difficile capire se le sensazioni fornite sono corrette o troppo filtrate. Peccato.

Arrivato!
Arrivo a destinazione bello rilassato, ceno al porto di Riccione, ed entro infine in perfetto orario al Santamonica per un primo contatto con questa nuova M3. Domattina di buon ora inizierò a girare in pista, affiancato da uno dei bravissimi istruttori della GuidarePilotare, e percorrerò diversi giri della nuova e impegnativa pista di Misano. Infine, pranzo tutti insieme, e via sulla strada del ritorno, altre tre ore di guida - molto probabilmente qualcosa di più a causa del traffico che c’è sempre intorno a Bologna in direzione nord - ma so già che potrò contare su un auto che solo se lo vorrò diventerà impegnativa (ma divertente). Il che, dopo aver guidato al limite (mio, naturalmente) e sul bagnato per diverse ore, è davvero un toccasana.

Un ultimo appunto: tra viaggio e foto, ho finito un pieno, più meno, il che significa tra i 9 e i 10 km con un litro. Non male.

Foto di Giuseppe Faienza

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