Panda 100 HP: quando le city cars si arrabbiano

di Niccolò De Pisi

Panda 100 HP: quando le city cars si arrabbiano


Ha smesso di piovere all’alba e ora l’asfalto viene asciugato da un caldo sole. La temperatura è alta già di primo mattino e sembra di essere in una foresta della Nuova Guinea tanta è l’umidità. Una giornata perfetta per mettere alla prova il fisico e la nuova Panda; insieme ad un amico, decido di giocarci per tutto il giorno.

Giocarci, già, perché quando ti metti alla guida della piccola Fiat sembra di pilotare una macchina telecomandata che si agita in mezzo al traffico: è ottima per fare il tempo al mattino quando la sveglia ha deciso di tradirci, scatta molto bene ai semafori ed è un piacere dare la paga agli altri metropolitani.

Nessuno scampa alla vitaminizzata pandina, anche perché ormai chi abita nelle grandi città è abituato a vedere flotte di panda condotte da guidatori di ogni età riempire i corsi e le vie, mosse però da tranquille motorizzazioni a metano o 1,3 multijet.

E dunque chi si aspetterebbe una Panda con doti da go-kart?

Ad un semaforo brucio una Bmw serie 3 diesel, complice anche il guidatore distratto che, colto impreparato, ha dovuto lasciare spazio alla piccola Fiat; poco dopo mi affianco ad una Astra 1,9 con a bordo il tipico zarro con un paio di occhiali da sole giganteschi e con un impianto stereo da fare invidia al Cocoricò di Riccione.

Guarda la macchina con aria interessata, poi si sofferma su di me e con piglio di sfida, biascica qualche frase incomprensibile infarcita da intercalari poco fini. “Ecco un altro che sottovaluta la 100 Hp”, penso. Decido di togliere l’ASR. Scatta il verde e le mie ruote pattinano sull’asfalto umido; prima, seconda, terza, siamo affiancati, ma poi l’agilità della Panda nel traffico ha il sopravvento sulla più goffa Astra. La giornata si prospetta divertente.

L’auto è agile e con ingombri veramente contenuti che le permettono di sgattaiolare ovunque, la ripresa è ottima (complice il peso ridotto) e il tiro è lineare e continuo fino al limitatore. Merito del nuovo propulsore Fire, marchio di fabbrica dei benzina Fiat, di 1.4 litri con 100 cv e 131 Nm; derivato dal 1.4 da 95 cv, differisce per il disegno dei condotti d’aspirazione, per un lieve incremento di pressione e per una differente mappatura della centralina.

A coronare l’indole sportiva ci pensa un inebriante tasto “SPORT” posizionato sulla plancia, che una volta premuto migliora la risposta dello sterzo e innervosisce l’acceleratore; in città però risulta scomodo perché rende l’auto troppo nervosa, quasi da valium. Dove è finita la paciosa e servizievole panda che ci portava a fare la spesa? Sparita.

Nonostante salga velocemente di giri, è però anche estremamente docile e facile da guidare: la si può tranquillamente condurre in modalità economy snocciolando una marcia dopo l’altra senza che il motore ne soffra; anche nella zona bassa del contagiri l’auto risponde bene e non patisce (la potenza massima viene erogata a 6000 giri/minuto mentre la coppia massima, di 13,4 Kgm, già a 4250). E questo può essere solo un bene considerando i consumi non certo contenuti: siamo partiti da poco e già la lancetta del carburante ha incominciato a muoversi.

Quando si tratta di cercare un parcheggio, non vengo colto dalla solita disperazione viste le sue  dimensioni contenute. La posizione di guida alta e l’ampia vetratura, penalizzata solo posteriormente dai cristalli scuri, rendono gli ingombri facilmente visibili; è facile trovare un parcheggio ed è ancora più facile parcheggiarla: alle basse andature lo sterzo diventa molto leggero, quasi una piuma, anche se mi sarei aspettato un raggio di sterzata più ampio.

Mi ritrovo nuovamente immerso nel traffico e mi rendo conto di come la frizione sia morbida, ben modulabile, con la corsa piacevolmente corta ed è quindi facile guidare senza singhiozzi. Il cambio, un sincero sei marce, è in una posizione veramente comoda, con un’escursione limitata ed innesti secchi e precisi. I freni sono potenti e pronti, fin eccessivi nel caos cittadino ( 257 mm di diametro all’anteriore e 240 mm al posteriore), ma rumorosi e ogni tanto fischiano creando  in retromarcia una fastidiosa risonanza.

La plancia è razionale, spaziosa e gradevole, di colore grigio scuro; è ben costruita, priva di luci eccessive tra i pannelli e non ha in vista neanche una porzione di carrozzeria, una nota positiva per una city car. Le plastiche sono però rigide e facili da graffiare ed il cassettino porta oggetti oltre a essere poco spazioso, (ma profondo) ha lo sportello molto sottile: un po’ inconsistente e dall’aria poco robusta. Utile e geniale la vaschetta porta documenti celata sotto il sedile del passeggero. Il climatizzatore automatico, optional, è silenzioso e completo nelle regolazioni, un lusso su una piccola vettura da città. Ha una grafica accattivante, con bordi in plastica simil alluminio, comandi intuitivi e grossi tasti.

Girando per il centro, i tombini, il pavè, le rotaie, l’asfalto rovinato sono una tortura: l’assetto piatto e l’escursione limitata delle molle mi fanno sembrare seduto su una panca con quattro ruote; fortunatamente i sedili sono comodi, ben imbottiti e anche contenutivi.

Mi scordo delle fastidiose sospensioni quando si presenta un altro problema: caricare in macchina circa 1500 volantini e due scatole. Impresa non facile, visto il bagagliaio stretto e poco ampio (205 litri), ma dopo un attento lavoro di stivaggio riesco a stipare tutto. Se dovete andare a fare la spesa nessun problema ma se decidete di andare in vacanza cercate di portarvi lo stretto indispensabile.

Qualche metro e devo svoltare a destra, metto la freccia, guardo dietro per vedere se arriva qualcuno… e vedo nero. Va beh che dietro ci sono i vetri scuri ma così mi sembra troppo, mi giro incuriosito… la cappelliera è rimasta su; ingegneri distratti che hanno dimenticato di agganciarla al portellone o semplice economia? Opto per la seconda. È cosa normale dimenticarsela, mi fa notare il mio amico, che sovente dopo averla tirata su per caricare qualcosa se la dimentica in verticale: o ci si fa attenzione o se no si tiene a portata di mano un manico di scopa o un ombrello per buttarla giù! Per portare i pacchi a destinazione decido di prendere la tangenziale, per scampare a un po’ di semafori e evitare l’onnipresente traffico. In autostrada la 100 Hp si comporta da grande. È stabile e veloce, non ha difficoltà nei sorpassi e a riprendere velocità in quinta, anche in sesta, ma di fatto questa è una marcia di riposo il cui scopo principale è smussare gli alti consumi. Consumi che ai 130 si attestano circa sugli 11 km/litro, cifra di tutto rispetto per una macchinetta che ha indole sportiva ma che non è estrema e che si colloca nell’ambiente delle city car, se poi si aggiunge che il serbatoio è di soli 35 litri ci si rende conto che l’autonomia non è certo da Smart Cdi. Nonostante il baricentro non sia bassissimo, non ondeggia e non teme neppure i curvoni e i giunti presi ad alta velocità. La seduta e la posizione di guida sono confortevoli e adatti ai lunghi viaggi, ma l’auto è rumorosa sia per il propulsore che frulla agli alti regimi, sia per i fruscii aerodinamici conditi dal rotolamento delle gomme (195/45 su cerchi in lega da 15 pollici con copertura sportiva Eagle F1).

È molto facile raggiungere la velocità limite per il ritiro della patente e non accorgersene, infatti raggiungo in fretta la mia uscita, un largo svincolo autostradale: la macchina rimane ben ancorata all’asfalto con l’anteriore onesto e diligente ai comandi impartiti; al contrario il retrotreno  a metà curva comincia ad andare in deriva tendendo a scodare: un divertimento! Una leggera correzione e l’auto ritorna in traiettoria come fosse sui binari.

Sbrigati alcuni impegni, ci possiamo ora dedicare al piacere e decidiamo di dirigerci sulla collina torinese. Le curve e il misto stretto sono il piatto preferito della Pandina, che le divora con rapidità e voracità impressionanti. Il settaggio rigido del gruppo sospensione, all’anteriore Mc Pherson e al posteriore ruote interconnesse con assale di torsione, e la bontà del telaio si percepiscono alla guida, con un avantreno che segue la traiettoria impostata e allarga solo in uscita dalle curve se si esagera con il gas, o se si entra in curva senza essersi ricordati di frenare in tempo.

Le informazioni che il telaio tenta di trasmetterci sono purtroppo da noi spesso ignorate a causa di una seduta alta più da van che da piccola sportiva. Lo sterzo è abbastanza corposo e diretto ma non particolarmente comunicativo; fortuna che a migliorare leggermente il feeling c’è il tasto Sport che aumenta la sintonia avantreno-guidatore alleggerendo il lavoro dell’assistenza dello sterzo, anche se l’omogeneità di azione resta sempre un po’ scarsa. Il volante invece è di buona fattura, piccolo, spesso il giusto ed in pelle. In mezzo ai tornanti il cambio diventa uno strumento indispensabile per il coinvolgimento emotivo con la vettura, e cambiare marcia è una vera goduria: è corto, diretto e non si impunta.

L’ASR è molto vigile e non permette alle gomme di superare la soglia di attrito, ricordandomi ogni volta che vengo preso dall’entusiasmo che far fischiare le gomme non è elegante, e che le Eagle non hanno prezzi convenienti. Anche il mio amico, considerando il fatto che la macchina è sua, la pensa esattamente come la centralina.

L’ESP (optional, come gli airbag a tendina) non è invece disinseribile e questo forse è un bene, specialmente per i guidatori meno esperti. Il retrotreno non è sempre ben gestibile come l’anteriore e spesso fa di testa sua; dà l’impressione di “tenere” e poi scivola. Fortunatamente non ha mai un comportamento eccessivamente ingestibile, si alleggerisce puntualmente in rilascio o in frenata, e si può sfruttare ciò per inserirsi veloci in curva e uscirne senza perdere troppo abbrivio. Il carattere scalpitante e non eccessivamente permissivo della panda può mettere alla prova i guidatori meno rodati; entra allora in soccorso l’ESP che cerca di tenere a bada l’imbardata.

È piccola ma sa comportarsi da vera sportiva, infatti emula le più grandi anche nel consumo che ogni tanto crea sconforto; si guarda la media e ci si ripromette di guidare con più giudizio, poi appena si vedono due curve in lontananza, un desiderio irrefrenabile si riprende con forza il possesso degli arti, ed ecco che si ricomincia a far vibrare la lancetta del contagiri danzando tra le curve; peccato per il baricentro alto e la coppia un po’ misera.

Ci fermiamo in una piazzola dalla quale si domina tutta Torino ed osserviamo la 100 Hp: ha proprio un’ aria sfacciata e insolente. Con quella mascherina anteriore molto Golf GTI, quei due cannonicini al posto dei fendinebbia, i cerchi con spalla ribassata, le modanature nere, l’alettoncino posteriore. E poi quel paraurti posteriore che la schiaccia a terra con quel finto estrattore; bella massiccia, con quel “fisico sodo”.

È tardi ed è ora di ritornare. La riaccendo e mi accorgo solo ora, nel silenzio della collina, della sua voce rauca, del borbottio che esce dallo scarico di serie. Che delizia!

Al ritorno lascio guidare il mio amico, per rilassarmi e apprezzarla ancora un pochino. In fin dei conti è anche comoda, ha una seduta che non stanca e lo spazio non manca (se non si è a pieno carico), l’impianto audio non è un mostro di potenza ma legge gli Mp3 e non distorce molto ad alto volume a patto che si diminuiscano i toni bassi, altrimenti diventa impossibile riconoscere la canzone che si sta ascoltando. Il rumore del terminale è cupo ma non eccessivo, solo il propulsore diventa un po’ fastidioso quando lo si sfrutta sopra i 4000 giri.

Posteriormente lo spazio non è abbondante ma due persone di media statura entrano agilmente, grazie anche al padiglione alto, e non devono neppure soffrire il sole, perché protetti da scuri vetri privacy. La vettura ha pochi mesi di vita e non ha ancora manifestato segni di insofferenze meccaniche o elettroniche e nonostante l’assetto marmoreo non si sentono neppure scricchiolii. Però ora che è nelle mani del mio amico, che la strapazza per bene, fra una scodata e l’altra sembra che il telaio emetta ogni tanto qualche lamento di … sofferenza o piacere?

Sono sincero, come seconda auto sceglierei probabilmente una 100 Hp.

La guidi e ti viene voglia di sfidare chiunque, ci giochi nel misto stretto e poi ti complimenti per quanto sei stato veloce, rumoreggia e in rilascio scoppietta, ha ottimi freni e tutto questo con un prezzo d’attacco di poco meno di quattordicimila euro. Come fai a non innamorartene subito e a non perdonare il suo peccato di gola ed il carattere rigido? Penso che chiederò più spesso a Luca di farmela guidare…

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