Alfa Romeo MiTo 1.4 turbobenzina distinctive

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti

Alfa Romeo MiTo 1.4 turbobenzina distinctive


Era da tempo che non si vedevano così tante belle auto italiane in giro per le nostre strade! Mi riferisco ovviamente a quelle che fanno sognare ogni appassionato, come la Maserati GranTurismo, ma anche a mezzi più “popolari”, come la Fiat 500 e la Lancia Delta.
Un’altra bella auto italiana, che non si vede ancora, ma comparirà presto, ha sul musetto lo scudo dell'Alfa Romeo. Si chiama MiTo, e rappresenta l'entry level per il mondo della storica casa automobilistica. Ma unicamente sulla carta, perché del classico "modello base" ha solo il listino e le dimensioni.

Misura infatti gli ormai canonici 4 metri, che la pongono nel gruppo della Fiat Grande Punto, da cui infatti deriva strettamente, visto che ne condivide pianale e alcuni motori, tra cui quello montato sull’auto in prova (il millequattro turbo benzina già sotto il cofano dell’ Abarth Grande Punto).
Ma le similitudini finiscono qui. I designer e i tecnici dell'Alfa hanno lavorato bene: l'auto è ben caratterizzata, sia dentro che fuori. Sportiva, ma con classe, con un motore divertente, una guida sufficientemente appagante, e con un gadget - esclusivo in questa classe di auto, almeno per ora - che è stato davvero una piacevole sorpresa. Mi riferisco naturalmente al “manettino” chiamato D.N.A., di cui parlerò diffusamente più avanti.

Primo contatto
Linea slanciata, interni sportivi, strumentazione piacevole.
Il primo approccio è davvero ottimo,
Mi accomodo al posto di guida, trovando subito con facilità la migliore posizione, grazie allo sterzo e al sedile totalmente regolabili.
La strumentazione è completa, molto Alfa Romeo: quattro strumenti circolari con bordo cromato, due grandi - tachimetro/contakm e contagiri - e due piccoli - livello benzina e temperatura acqua. Al centro, un display multifunzione, molto completo, che riporta, in una colonna, ora, temperatura esterna, posizione dei fari regolabili in altezza e modalità attiva (D.N.A.), e nell’altra, informazioni che cambiano in base alla posizione del manettino stesso, e che vanno della data odierna alla pressione del turbo. Un tasto sulle leve che contornano il volante, ben fatto, permette inoltre di vedere altri dati, come il consumo istantaneo, due trip con relativo consumo e velocità medie, e altro ancora. Sul volante, i comodissimi tasti per comandare radio/lettore CD, quello per attivare il telefono, e infine il Blue&Me, l’ormai collaudato sistema del gruppo Fiat, che permette di interagire col telefono e gli altri sistemi multimediali di bordo. Il tutto sfruttando dei comandi vocali che, peraltro, vengono riconosciuti in maniera (sorprendentemente, almeno per la mia esperienza con altri sistemi) accurata.
Nell’auto in prova, praticamente full-optional, ci sono anche il climatizzatore automatico bi-zona, che lavora ottimamente, il sistema hi-fi radio/lettore CD con casse Bose, dal suono pieno e piacevole (c’è anche un woofer montato “dentro” la ruota di scorta, di dimensioni ridotte), e tante altre piccole accortezze, che rendono la “convivenza” giornaliera con l’auto davvero gradevole. Qualche esempio: le luci diurne, i fari che si accendono all’apertura delle portiere col telecomando, e restano accesi anche qualche secondo dopo la loro chiusura, il sedile posteriore sdoppiato e ribaltabile, i sensori di parcheggio posteriori, il cruise control, il sensore pioggia, il sistema che rende più facili le partenze in salita, e altro ancora.



Impressioni di guida
Il modello in prova è quello dotato dell'interessantissimo 4 cilindri millequattro turbo a benzina da 155 cavalli, che, come già detto, equipaggia anche la "cugina" Grande Punto Abarth.
Un motore piccolo e potente, con grande coppia anche ai bassi regimi di giri, come detta la recente tendenza al downsizing, che chiede l’ottenimento di buone prestazioni e apprezzabile fluidità di marcia, ma con cilindrate basse e consumi ridotti.
Naturalmente, c’è un trucco, che nello specifico va cercato in quella parola, “turbobenzina”, che indica appunto la presenza di un turbocompressore classico, azionato cioè dai gas di scarico (e non dall’albero del motore stesso, come i volumetrici). Questo sistema, una volta, significava grande potenza specifica, ma anche ritardo di risposta al comando del gas, e un motore che “esplodeva” ad un certo regime, rimanendo del tutto vuoto al di sotto.
Nello specifico, trattandosi di un piccolo 1400 da cui sono stati estratti oltre 155 CV, ci si aspetterebbe esattamente questo, cioè un motore asfittico a bassi regimi, che diventa rabbioso agli alti.
Ma naturalmente, chevelodicoafá?, la realtà è completamente diversa. Basta fare pochi km per rendersene conto, e senza neanche scomodare il D.N.A. (che, come vedremo, fa comunque il suo lavoro in maniera egregia). Già in posizione “normal” - quella cioè che usa una mappatura elettronica che non privilegia la risposta del gas, aiutando a marciare in maniera fluida, senza mortificare la potenza massima -, si sente che il motore spinge bene sin da subito, senza apprezzabili vuoti, e con solo un leggero, ulteriore, impulso superati i 3000 giri.
L’auto insomma scorre veloce, aiutata da un cambio preciso e da una frizione morbida. Il rumore a bordo è molto contenuto, ci sono solo degli scricchiolii un po’ fastidiosi provenienti principalmente dai vetri laterali, privi di cornice: grande effetto scenico a portiere aperte, ma probabilmente ci volevano guarnizioni un po’ meno cedevoli, o un sistema che bloccava i vetri in maniera più rigida nella loro posizione.
Con le gomme montate sul modello in prova, delle 205/45 su cerchi da 17”, l’auto è anche abbastanza rigida. Il che non guasterebbe, viste le prestazioni, se non fosse che le sospensioni sono assai rumorose, specie nei fondo corsa, purtroppo assai frequenti, complice probabilmente l’escursione troppo ridotta.
Ma questi sono particolari, in fondo stiamo parlando di un auto sportiva, in cui il comfort può anche passare in secondo piano. Intendiamoci, si sta comunque più comodi che, ad esempio, su una Mini Cooper dotata di analoghi cerchi da 17”, dico solo che forse si poteva fare qualcosa di meglio sotto questo aspetto.
Perché, per il resto, il mezzo è davvero piacevole. L'auto si percepisce subito reattiva e agile, con un retrotreno decisamente propenso a muoversi se sollecitato a dovere, ma ben frenato dall’elettronica (almeno in posizione “normal”). Il motore, come detto, risponde bene, con un rumore che rimane sempre un po’ ovattato, forse troppo, ma, almeno in accelerazione, sufficientemente “presente”.
Lo sterzo, con servoassistenza elettrica, è forse l’unica nota non proprio intonata nell’insieme: un po’ troppo morbido, ma soprattutto poco comunicativo, specie considerando che siamo seduti al volante di un’Alfa Romeo, che fa della “bella guida” delle proprie auto un vanto. Questo tipo di servoassistenza, permette però un interessante aiuto: gli ausili elettronici di sicurezza, in particolare il controllo di stabilità (VDC), ha una funzione che aiuta ad effettuare manovre di emergenza con lo sterzo, dando un leggero impulso sul volante nella direzione in cui va ruotato. In pratica, per capirsi, se il sistema avverte che l’auto sta andando in sovrasterzo - cioè sta partendo col retrotreno, a causa, ad esempio, del brusco rilascio del gas in una curva veloce, o di una frenata ad auto scomposta -, oltre ad eseguire le ormai abituali operazioni, cioè la “pinzatura” selettiva delle ruote per rimettere l’auto dritta, attiva anche il motore elettrico del servosterzo, rendendo più leggero lo sterzo nella direzione in cui va ruotato, cioè “invitando” il guidatore a controsterzare. Tutto questo sistema ha una sua immancabile sigla, DST, e funziona davvero molto bene.



Il D.N.A.
Ma c’è sempre quel manettino cromato, accanto alla leva del cambio, che ci guarda con aria interrogativa. Insomma, questo D.N.A. (che sta per Dynamic/Normal/All Weather), a che serve? E’ utile?
Beh, direi proprio di si.
Partendo dal fondo nella scala del divertimento, abbiamo la modalità “All Weather”. Va usata quando c’è tempaccio, pioggia, neve, o comunque condizioni di aderenza precarie. In questa modalità, il controllo di trazione (ASR) e quello di stabilità (VDC) diventano più attenti, bloccando sul nascere pattinamenti, scivolate, derapate e quant’altro possa perturbare la linea indicata dal volante. Pesantezza sterzo e reattività al pedale del gas, sono standard.
In modalità “Normal” che, come dice la parola stessa, é quella standard, e su cui il manettino torna ogni volta che si avvia l’auto, controllo di trazione e stabilità diventano meno invasivi, ma sempre ben presenti, diciamo più o meno come la media delle auto in commercio. Il resto rimane tutto come per la “All weather”.
E’ quindi evidente che il vero plus di questo gadget è da ricercare nella modalità più sportiva, chiamata “Dynamic”. Qui abbiamo VDC e ASR meno intrusivi, che permettono cioè un minimo slittamento delle ruote in accelerazione, oltre a perdite di aderenza (sovra e sottosterzo) più evidenti. Si attiva inoltre l’ “Electronic Q2”, un differenziale a slittamento limitato, simulato elettronicamente, già visto su altre auto del gruppo, che impedisce alla ruota motrice scarica (generalmente quella interna in una curva) di slittare a vuoto, frenandola e trasferendo quindi la coppia su quella esterna. Infine, lo sterzo diventa più duro (di circa il 30%), si attiva l’overboost (+30Nm) e il gas risponde in maniera più immediata. Nella guida ciò che si nota immediatamente, anche procedendo in città in colonna, sono proprio queste ultime tre caratteristiche: ma se lo sterzo più duro, purtroppo, rimane comunque abbastanza povero di informazioni, overboost e risposta al gas più pronta trasformano la MiTo, da auto veloce ma non certamente rabbiosa, in un una sportivetta assai divertente. In questa modalità, ogni minimo movimento del piede destro, a qualunque regime (pur continuando a prediligere quelli sopra i 3000 giri), si trasforma in una spinta percepibile e prontissima, che fa, nella maggioranza dei casi, il vuoto alle proprie spalle. Certo, anche se in misura minore a causa della coppia inferiore, lo stesso risultato si ottiene anche nelle altre modalità, ma per avere una spinta paragonabile, è necessario schiacciare il pedale, dalla corsa assai lunga, in maniera molto più decisa, e la sensazione è di un auto che vuol farsi pregare un po’ troppo. In “dynamic”, invece, sembra davvero di avere un altro motore. Come se fosse stato truccato, ma tutto assolutamente di serie. In questa modalità, inoltre, il posteriore, già intrinsecamente assai reattivo, non è più mortificato dall’elettronica, e rimane libero di muoversi in maniera assai ampia. Il che si traduce in ingressi in curva ancora più rapidi, e grandissimo divertimento. Non è come viaggiare senza controlli elettronici, ma ci si avvicina talmente tanto da sperare di avere un livello di intervento simile su qualunque altra auto in commercio.
Di contro, in questa modalità più sportiva, si avverte qualche leggero seghettamento alle piccole aperture del gas, il che renderebbe la guida in città meno confortevole. Ma per risolvere il problema, basta passare in “Normal” e, appena il traffico si dirada un po’, ritornare in “Dynamic”, tanto si può fare con auto in movimento.
Sulla “All weather” non mi pronuncio, ma sono certo che avrebbe avuto un suo perché, se in questi giorni avessi trovato una strada innevata o anche solo umida. Operazione difficile, dato che si gira ancora in maniche corte...

Conclusioni
La MiTo è bella. E non lo dico solo io, ma anche le numerose persone che mi hanno fermato per la strada per chiedermi come andava, quanto costava, e mille altre cose. Spesso erano Alfisti, altre volte no. Certo, l’identità di marchio per la casa del biscione è sempre molto forte, ma, negli ultimi anni, mai come questa volta, a mio avviso, in Alfa Romeo sono riusciti a fare un’auto “trasversale”, cioè che può piacere un po’ a tutti.
Io vi consiglio almeno di vederla e, meglio, provarla. Se amate la guida sportiva, ne scenderete col sorriso. Ma, mi raccomando, assolutamente da sobri! Per accertarvene, potete anche farvi l’alchool test, lo trovate (di serie) nel cassettino portaoggetti...


Auto in prova con i seguenti accessori a pagamento:
fendinebbia, vernice pastello extraserie (“biancospino”), ruote da 17” disegno “elegante” con pneumatici 205/45, sedile posteriore a 3 posti (di serie è a 2, cioè è omologata per 4) ribaltabile e sdoppiato, specchi esterni riscaldati e richiudibili elettricamente, Blue&Me (Bluetooth e MP3 con presa USB), terzo appoggiatesta posteriore, visibily set (specchietto retrovisore interno elettrocromico, sensore pioggia e crepuscolare), cornici proiettori e fanali in nero opaco (di serie sono color titanio), premium pack (clima bizona, sensori parcheggio posteriori, comandi radio al volante, cruise control, bracciolo anteriore con portaoggetti, presa corrente 12V nel bagagliaio), autoradio CD/MP3 con doppia antenna e impianto Hi-Fi Bose.


Scheda tecnica
Carrozzeria: berlina, 3 porte, 5 posti
Alimentazione: benzina
Cilindrata: 1368 cm cubici
Motore: 4 cilindri in linea
Cambio: manuale a 6 marce
Trazione: anteriore
Peso: 1145 kg
Consumo medio: 15,4 km con un litro
Potenza: 155 CV
Accelerazione: da 0 a 100 in 8 secondi
Velocità massima: 215 km/h
Prezzo di listino: a partire da 15.501 Euro per la 1400 Junior da 78 CV

Test drive in collaborazione con RDF Erredieffe 102.7
Foto di Giuseppe Faienza

Si ringrazia la concessionaria Alfa Romeo Ristori di Figline Valdarno



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