Test Audi R8 4.2 FSI Quattro R-tronic

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti

Test Audi R8 4.2 FSI Quattro R-tronic


Questa è indiscutibilmente una supercar.
Ne ha l'aspetto.
Il rumore.
L'impatto emotivo.

E anche la diffusione, perché a giro se ne vedono davvero pochissime.

Questo però è strano, e viene da chiedersi perché.
In fondo costa quanto una Porsche, ben più diffusa.
Ha sulla calandra un marchio blasonato, solido, e con un background sportivo di tutto rispetto.
Ne parlano tutti bene.
Quindi?
Bah, lo capirò, intanto accomodiamoci al posto di guida.

Che è inconfondibilmente Audi.

Un bene, e un male, allo stesso tempo. Perché se si scende da una TT, la sorella minore, specie se in allestimento S, ci sono molte, forse troppe cose in comune. Però qui siamo circondati dal carbonio a vista - è solo un vezzo estetico d'accordo, ma fa tanta scena - e il fondo scala del tachimetro è a 350 Km/h...

Metto in moto, e subito vengo avvolto dal rumore pieno, corposo, del V8 da 4.2 litri Audi, una vera "istituzione" ormai per le auto più sportive del marchio. Che qui però è in posizione centrale, (s)coperto dal vetro del portellone, che di fatto lo lascia a vista. Come altre famose supercar. Appunto.
Trovo la posizione giusta con estrema facilità, le regolazioni di sedile e volante sono tutte elettriche, tiro la corta leva del cambio a sinistra, mettendo l'R-Tronic in modalità automatica, lascio il freno e... rimango fermo. Perché bisogna premere l'acceleratore per muoversi. Ovvio? Beh, mica tanto, trattandosi di un cambio automatico. Ma questo è un automatico/sequenziale a doppia frizione. Quindi, rapido, simile ad un elettroattuato. Tipo l'S-Tronic che si trova ad esempio proprio sulla TT.
In teoria, almeno. Perché? ve lo spiego dopo.

Comunque, si sfiora il gas, e ci si muove. Un po' a elastico, col cambio che sembra indeciso sulla marcia da mettere, e su come modulare la frizione, ma si va.

Il motore è alle proprie spalle - mancassero le paratie, potremmo toccarlo allungando un braccio - e l'altezza da terra è piuttosto ridotta. L'auto però è confortevole, il rumore, con un filo di gas, discreto, il climatizzatore fa il suo dovere, l'impianto audio (un Bang&Olufsen decisamente di buon livello) ci accompagna discretamente, la visibilità è comunque buona, e dove non arrivano gli occhi, possono i sensori di parcheggio.
Insomma, è tutto al posto giusto.
Se non fosse per quest'andatura sempre un po' dondolante, provocata dai cambi di marcia, a cui si deve fare l'abitudine. Viaggiando con un pelo, ma proprio pochissimo, gas, sono praticamente inavvertibili. Ma appena si preme con un filo più di decisione il pedale, ogni volta che l'elettronica decide di passare al rapporto superiore, peraltro spesso a sorpresa, la temporanea mancanza di spinta si sente in maniera un po' fastidiosa. Il problema è superabile con una finezza: basta alleggerire il pedale durante la cambiata, e appena si sente "entrare" il rapporto, tornare a premerlo con la stessa intensità.
Andando a spasso, non proprio il massimo della comodità.
Qualcuno ha detto "Smart"? Beh, esagerando un po' s'intende, francamente... si.

Iniziando a "giocare" un po' con le palette dietro il volante, va già meglio. Perché, controllando in prima persona il momento della cambiata, anche la gestione del gas diventa più semplice.

Ultimo passaggio, andiamo in modalità "sport", che significa cambiate più veloci, maggior reattività al pedale del gas, sospensioni più dure, e altre cosette meno avvertibili. Beh, a parte la maggior rigidità sulle sconnessioni, e un motore più rabbioso, il cambio continua a dare questo andamento dondolante, diventa solo più rapido il passaggio da una marcia all'altra.

Unica piacevole costante, in qualunque modalità, l'appagante "doppietta" in scalata, perfettamente raccordata.

Insomma, a mio parere, si poteva far meglio. Non so cosa impedisca di montare anche su quest'auto (anzi, su questo motore) l'S-Tronic già utilizzato da altri modelli della casa, ma il mezzo lo meriterebbe davvero.


Ho parlato quasi esclusivamente del cambio, finora, perché tutto il resto dell'auto è assolutamente perfetto.
Il motore spinge sempre come un dannato, ma a 5000 giri di strumento diventa addirittura rabbioso, cambiando anche tonalità di aspirazione e scarico (rumore che è comunque sempre bellissimo, anche ai regimi inferiori).
Lo sterzo è precisissimo, un vero prolungamento dei sensi.
La frenata potente, e finemente modulabile.
La trazione assolutamente impressionante, con un inizio di sovrasterzo di potenza, in uscita dalle curve più strette, perfettamente calibrato dal sistema elettronico di ripartizione della coppia tra i due assali.

Insomma, una vera supercar?

Beh, le supercar, o sono auto molto sportive - a volte addirittura estreme -, o splendide Gran Turismo.

L'R8 non è sufficientemente estrema, né si può definire un'auto "molto" sportiva.
Non sono impazzito. Lo so che i dati di accelerazione e velocità massima sono da gotha del mondo a quattro ruote (301 km/h e uno 0-100 in 4,6 secondi, per la cronaca). Ma i numeri non sono tutto. Tralasciando ulteriori commenti sul cambio, semplicemente l'auto è troppo pesante, c'è troppa inerzia direzionale, le manca agilità. Pronto a ricredermi, naturalmente, semmai dovessi provare la versione col cambio manuale, che ritengo sia la trasmissione giusta per quest'auto (a meno che l'Audi non decida di utilizzare i suoi splendidi nuovi cambi automatici), o un modello dotato delle sospensioni magnetiche, che immagino rendino il corpo vettura più reattivo. Ma rimarrà sempre e comunque un auto pesante.

Quindi, a mio avviso non è un auto sportiva, ma non è neanche una GT, perché lo spazio interno è troppo risicato, il bagagliaio è un pozzetto nel vano anteriore in cui entrano a malapena un piccolo trolley e una 24 ore, e in generale il comfort a bordo é si buono, ma non all'altezza delle concorrenti.

Un sogno a quattro ruote, che lascia un po' di amaro in bocca.
Poi, non mi entra in garage...


Si ringrazia la Power Service S.r.l. di Pistoia per l'auto in prova

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