Test e prove su strada

Infiniti FX50S, la SUV esotica

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Infiniti FX50S, la SUV esotica


Chissà da cosa viene il nome "Infiniti". Forse, molto semplicemente, suona bene all'orecchio di un giapponese. Come del resto capita spesso con nomi e parole latine o simil tali agli orecchi di un orientale (così almeno dicono). E visto che la marca è nata per contrastare Lexus e Acura sul mercato americano, probabilmente ha un bel suono, e (o) evoca qualcosa di piacevole, anche per un americano.
Ma ad un italiano, o almeno all'italiano che sta scrivendo queste righe, dicendo infiniti vengono in mente i testi di Mogol, generalmente su canzoni di Battisti, in cui molte cose erano "infinite", dagli orizzonti, agli spazi. O, passando a più scolastiche memorie, i silenzi di Giacomo Leopardi e il suo, appunto, "L'infinito".
Insomma, certamente non una marca di auto.
E conoscendo un po' le auto prodotte da questa marca, è davvero un peccato. A cui fortunatamente la Nissan sta cercando di rimediare, ufficializzando l'importazione del marchio anche in Europa, già dal 2008.
Che c'entra la Nissan? Giusto, scusate.
Infiniti è, dal 1989 non da ieri, il marchio di lusso di Nissan, come Lexus lo è per Toyota e Acura lo è per Honda. Ma, a differenza di Lexus e Acura, le auto col logo che ricorda una strada che sparisce all'orizzonte (e ci risiamo…), hanno una caratterizzazione più marcata, sportiveggiante, forte. Per carità, macchine solide, ben costruite, silenziose, rifinite maniacalmente, tecnicamente all'avanguardia, le Lexus (e, dicono, anche le Acura, ma qui bisogna fidarsi degli americani, visto che da noi non se n'è mai vista una), però esteticamente, almeno per ora, assai lontane dai difficili gusti di noi europei.
Ma se avete dato un'occhiata alle foto, già sapete che l'Infiniti in prova, una FX50S, al momento il modello di punta della marca, non si può che definire una bell'auto.
E già questo è un buon inizio…

TANTA MACCHINA. La prima impressione, dall'esterno, è che l'auto sia proprio "tanta". Guardandola di fianco, in particolare, è difficile mascherare un'espressione di abbondanza. Confermata peraltro dai numeri, visto che l'auto è lunga 4 metri e 87 centimetri. Ma basta cambiare l'angolo di osservazione, spostandosi un po' di sbieco verso la parte anteriore, per ottenerne un'impressione diversa, più slanciata e filante, col "giro" della vetratura ben poco da SUV, un muso aggressivo, fari allungatissimi (davvero belli), e quelle ruotone che la riempiono quasi fino al cofano, che, insieme alle prese d'aria con griglia cromata subito dietro il passaruota, le conferiscono un'aria decisamente intrigante.
Interessante anche dietro, con i fari sottili ma che sporgono sui fianchi, e il doppio scarico, con due tubi singoli di diametro importante. Piacevole anche il taglio del portellone. Guardandola però proprio da dietro, si nota una forma un po' a piramide, con la parte bassa assai più larga di quella superiore, forse proprio a dare un impressione di maggior stabilità, ma con qualche curva qua e là a ridurne l'impatto, che con delle fiancate dritte, sarebbe davvero molto forte.
L'unica cosa che mette un filo in soggezione, come in tutte queste auto del resto, è la larghezza, specchietti inclusi (213 cm per la cronaca), che non ne fa certo l'auto ideale per infilarsi in stradine di campagna o claustrofobici centri storici medioevali.
Finito il girotondo, mi avvicino, e alla grigia luce di questi giorni mi accorgo che l'auto è di un bel colore marrone scuro, "midnight moca" lo chiama la Infiniti, davvero particolare. Peraltro la vernice è di tipo speciale, si chiama "Scratch shield", e promette di essere "autoriparante", cioè risarcisce da sola le piccole feri… pardon, i piccoli graffi.
Una volta aperta la porta, sbloccando la chiusura premendo il tastino cromato posto sulla maniglia - la chiave può rimanere in tasca, una funzionalità presente anche su altre Nissan, dalla Micra in su - ti si spalanca davanti un abitacolo rifinito in maniera maniacale e di gran classe. L'auto in prova ha gli interni, ovviamente in pelle, color sabbia, con inserti in legno di acero. La console centrale è scura e lucida, mentre la parte superiore della plancia, per evitare riflessi, è di una tonalità più scura e opaca.
Mi accomodo, chiudo la porta, e sia il sedile che il piantone del volante, dalla posizione che permette il miglior accesso, ritornano a quella memorizzata della chiave che ho in tasca. Come benvenuto non c'è male. Tra l'altro, il sedile è comodissimo, e le ampie regolazioni (ne ha ben 14!), totalmente elettriche, incluse quelle del piantone dello sterzo, e con tre memorie registrabili appunto anche nella chiave, permettono di ritagliarsi una posizione di guida perfetta.
La plancia centrale è completa, ma non complessa. Cioè, per capirsi, una via di mezzo tra l'eccessiva ostentazione di funzionalità di una Mercedes e il minimalismo di una BMW.
Un'occhiata intorno, sia davanti che ai sedili dietro conferma la prima impressione: la qualità percepita è elevatissima, assolutamente alla pari con le più blasonate concorrenti. Anche gli altri sensi sono appagati: le mani toccano materiali morbidi e di qualità, al naso arriva il giusto profumo. Il tutto condito da un ergonomia studiata al millimetro, ogni comando è a portata di mano, ed esattamente dove ci si aspetta che sia.
Direi che è giunto il momento di svegliare il motorone che riposa lì davanti.



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