Mercedes-Benz C63 SW AMG, la trasformista

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti

Mercedes-Benz C63 SW AMG, la trasformista


AMG. Da pronunciare, mi raccomando, rigorosamente alla tedesca, "a" "em" "ghe", altrimenti sembra un'oscura marca di elettrodomestici, dalle origini incerte. Invece, questa è la sigla con cui la Mercedes marchia i suoi modelli più sportivi. Un'azienda a parte, relativamente indipendente. Che fornisce i motori a Horacio Pagani per le sue esclusivissime supercar. E che fa auto insieme alla ditta di Stoccarda dal 1967. Cioè, non propriamente gli ultimi arrivati.
Di AMG ce ne sono poche in giro, specie in Italia, il che per molti è un bene. Spoiler (almeno non più…) grandi come tavole da surf, appoggiati al cofano posteriore di berline basse come Formula 1, o altri particolari kitsch o dal gusto opinabile? No, niente di tutto questo, per fortuna.

Meglio quattro scarichi cromati, che comunque non passano inosservati, prese d'aria stile "branchie" sullo spoiler anteriore per raffreddare i freni, grosse bocche per far respirare il motore, cerchi specifici, minigonne, e una manciata di loghi AMG sparsi qua e là, su scarichi, pinze freno, portellone, dietro i passaruota anteriori, ecc. Anche all'interno, a parte il volante tagliato in basso, e la strumentazione a fondo bianco, solo il solito immancabile logo, comunque non troppo ostentato, e i sedili sportivi, potrebbero dare segnali interpretabili con facilità anche da un profano. Niente di eccessivo, insomma. Se non fosse per un numerino, 6.3, e quello che sentono i nostri orecchi di appassionato al passaggio di una di queste auto...

Sexy...
perché, credetemi, ci sono poche auto moderne di serie che producono un suono così sexy. Si, certo, le Ferrari, le Lamborghini, le Corvette... OK. Ma avete mai sentito una AMG in piena accelerazione? O in scalata, anche a bassi regimi, in città, tra i tunnel di cemento delle case di un angusto centro storico, o in una galleria? Credetemi, è da pelle d'oca. Un muggito profondo. Che diventa un latrato al salire dei giri. Per poi scendere fino a sembrare un tuono lontano, con crepitii e scoppi di ogni genere e livello. Fino a che una doppietta in scalata non scatena nuovamente l'inferno. Dicono che sia così di proposito. Beh, bacerei gli orecchi di ogni singolo tecnico che ci ha lavorato, perché hanno creato un capolavoro.
Tutto questo ci riporta a quel numerino: 6.3 indica la cilindrata approssimativa in litri. In realtà il motore che equipaggia tutte le AMG moderne è un 6208 cc, cioè si avvicina di più a un 6.2, ma evidentemente a qualche genio del marketing piaceva di più il numero 63 e hanno deciso di chiamare tutte le loro ultime auto con la sigla 63.
Ma questa è accademia. Quello che conta è che parliamo di un motore gigantesco, con pistoni (8, a V) grossi come pinte di birra, che peraltro frullano anche a regimi piuttosto alti (zona rossa a 7200 giri). E producono una potenza che, a seconda della configurazione, può arrivare a 571 CV, solo per l'ultima evoluzione di questo motore, riservata alla SLS, cioè la splendida "Gullwing" del ventunesimo secolo.

"Solo" 457?
Ma noi oggi parliamo della versione meno spinta, quella da 457 CV, montata sulla Classe C, in versione Station Wagon.
Apro una parentesi, perché sento già qualcuno in fondo che si alza per andarsene borbottando "un 6000 e passa cc con soltanto 457 CV? ma va va va….". Si, è vero, è la potenza di un motorone americano, che impressiona più per la coppia ai bassi che per la spinta in alto. Robe che qui da noi non hanno mai fatto impazzire quasi nessuno. Beh, non posso negarlo, in parte, come vedremo, è vero, ma qui abbiamo un po' entrambe le cose: coppia da trattore a qualunque regime, e una spinta che diventa rabbiosa nella seconda parte del contagiri, anche se l'erogazione non è assolutamente appuntita, e non serve andare a solleticare i 7000.
Chiusa parentesi.

Con tutte le cosine al posto giusto
E vediamo un po' quest'auto.
Ormai il bianco è il colore delle auto sportive. Ce l'hanno "sdoganato" in tutte le salse, proposto nelle kermesse, pubblicizzato ovunque. Insomma, l'auto sportiva, o presunta tale, è effettivamente molto spesso bianca. A meno che non venga da Maranello...
E anche questa Classe C non si tira indietro. Il bianco, si sa, non è un colore facile da portare, ma quest'auto ha proprio tutto al posto giusto. I cerchi bruniti con pinze e cerchi forati in bella vista. Le barre sul tetto cromate. Le due gobbettine sul cofano ("powerdome" li chiamano). L'estrattore posteriore, nero, e i quattro scarichi, fantastici, che sbucano al suo fianco.
Classe e sportività.
Poi apri lo sportello, t'incastri tra il volante, di piccolo diametro e tagliato in basso, e il sedile, con gli ampi "petali" laterali, e inizi a guardarti intorno. Il nero impera ovunque, rotto solo da qualche cromatura e qualche particolare satinato. I sedili sono in pelle e tessuto tecnico, visivamente piacevole ma un po' fuori posto in un auto simile. Gli inserti, nell'auto in prova, sono in legno scuro, ma possono essere in alluminio o, a caro prezzo, anche in carbonio. Scendi, ti siedi dietro, e hai uno spazio per le gambe più che sufficiente, aiutato anche dai sedili anteriori che presentano sul retro degli incavi che fanno guadagnare qualche centimetro. Come molte auto moderne, si sta comodi in quattro, meno a proprio agio in 5. Il bagagliaio infine è capiente, regolare, ben rifinito…
E bla bla bla. Lo so, basta con 'ste chiacchiere, ci manca solo che vi dica quante palline da tennis ci stanno…

Start!!
Accendere un motore sportivo è sempre qualcosa di magico. Sentirlo nello stomaco, prima che dentro gli orecchi. Goderne i toni cupi, o metallici, o tenorili. Vedere negli specchietti le volute di vapore che escono dagli scarichi in una mattina umida.
Tutte queste cose che all'AMG amano quanto e forse più di noi. E le dispensano a piene mani nel loro pezzo pregiato, questo motorone firmato (ogni pezzo prodotto dall'AMG porta sul coperchio la firma del responsabile dell'assemblaggio) che fa bella mostra di se nel cofano della nostra C63.
A freddo il minimo è alto, gorgogliante, leggermente zoppicante. Questione di pochi secondi, e scende a livelli normali, quasi sparendo. Solo cambi automatici/sequenziali sulle AMG, e questa Classe C non fa eccezione, quindi mano sul selettore, ingraniamo la D, e via.
La sensazione di potenza sotto il piede destro è assoluta. Basta sfiorarlo, col motore che gira sornione sempre sotto i 2000 giri, snocciolando le 7 marce del cambio con una fluidità assoluta, per trovarsi a una velocità apparentemente di crociera, ma in realtà ben superiore a quella percepita. Nessuno sforzo.
Il volante indirizza l'auto con precisione, il paesaggio scorre con rapidità. Rigida, certo, ma non come ci si potrebbe aspettare. Rollio quasi nullo, trasferimenti di carico in frenata/accelerazione molto limitati. Telaio e sospensioni perfettamente accordati. Tutto questo andando a spasso, col cambio in modalità automatica, programma comfort.
Ma un'auto del genere non può essere usata solo in questo modo. è una station wagon, certo, piuttosto pesante (17 quintali a vuoto), ma non siamo a bordo di un ammiraglia, né a una di quelle "navi", velocissime a ruote dritte, ma con la stessa inerzia, appunto, di un transatlantico. Questa invece curva, si dimena, la senti viva sotto il sedere, il volante è rapido, il muso, forte di una carreggiata allargata rispetto alle altre "C", s'inserisce con sicurezza, quasi con rabbia.
E allora...

...taca banda!
Cambio in manuale.
ESP in modalità "sport" (tre i livelli, on, sport e off), per mantenere un minimo di controllo di trazione.
Stringiamo i "petali" del sedile con l'apposito tasto, serrando il busto, ci avviciniamo un filo al volante, blocchiamo il ginocchio destro sul tunnel centrale, togliamo il piede sinistro dal freno, lo premiamo sul poggiapiede ...
...e seppelliamo il pedale destro.
Un attimo d'indecisione, come a volerci chiedere se siamo sicuri, poi le gomme posteriori, delle 255/35 su cerchi da 18, iniziano a fischiare, strappano l'asfalto in cerca di grip, gli scarichi sparano un rumore lacerante, da godere a finestrini aperti (ma dall'esterno è ancora più bello, meno ovattato), e subito lo schermo centrale della strumentazione diventa rosso, invitandoti a mettere la marcia superiore col paddle destro. Meglio ubbidire all'istante, perché ritardare significa sbattere subito sul limitatore. Dentro quindi la seconda con un'interruzione minima della spinta, pochi attimi e siamo oltre i 100 all'ora (4,6 secondi il tempo dichiarato, ma secondo me si può fare meglio), di nuovo un click sul paddle destro per buttare dentro la terza, con la spinta che ancora non accenna a diminuire... beh, in una parola, esaltante. Ma non c'è solo motore. Il cambio, senza raggiungere le vette di un doppia frizione sportivo, è uno splendido automatico sequenziale, che fa peraltro anche una doppietta in scalata che è l'ennesima gioia per gli orecchi di un appassionato. E poi, c'è la solidità del pedale del freno, che non molla mai, ma proprio mai (questi freni sopportano anche l'uso esasperato, inclusa la pista, senza alcun problema), la facilita' con cui si riesce a gestire ogni piccola perdita di aderenza, sia all'anteriore che al posteriore, facilissimo da far scodare, staccando del tutto l'ESP (in "Sport" è permissivo ma se si esagera, rimette in riga), soffrendo solo per le povere gomme. Dicono in molti che è una delle auto più facili da mandare in sovrasterzo e tenere lì. Beh, hanno ragione. Certo, la coppia disponibile a qualunque regime, e la sincerità delle reazioni una volta che parte, danno davvero molta confidenza, anche su asfalti imperfetti o dal grip ridotto. Sottosterzo? volendolo andare a cercare, si trova anche quello, ma recuperarlo togliendo un filo di gas, e rischiacciandolo subito per chiudere la curva col posteriore, è talmente facile da sembrare un gioco.
E quando finisce la giostra... scusate, la strada "giusta"?
Un click sul tasto posto accanto al cambio, che rimettiamo in comfort, uno su quello sotto allo schermo del navigatore, riaccendendo l'ESP, dal sistema multimediale, comandato dalla rotellina con un sistema simile a quello inventato da BMW, ma a mio parere più immediato, accediamo all'iPod attaccato all'apposita presa dentro al vano portadocumenti, scegliamo una playlist, chiudiamo i finestrini, e torniamo a guidare una confortevole station wagon, silenziosa ma molto, molto rapida. Talmente tanto che mai come in questo caso il classico Speedtronic Mercedes, cioè il cruise control, risulta utile, troppo facile trovarsi oltre i limiti, col resto del mondo che sembra viaggiare nella melassa...

Conclusioni
Dal lato passionale, difficile trovare un difetto ad un auto simile.
Bella, moderna, di classe, con contenuti tecnologici di livello assoluto (la lista delle diavolerie elettroniche installate di serie è lunga come questo articolo, ve la risparmio...), discretamente comoda, con un bagagliaio accettabile. Se guardata distrattamente, anche dotata di un certo understatement, non troppo appariscente insomma.
Dall'altro lato, mostruosamente veloce, discretamente agile, con limiti altissimi, precisa, con una frenata statosferica, sincera, reattiva ma allo stesso tempo molto stabile. Un rumore bellissimo, e una guida molto divertente, anche senza andare forte.
Cosa dire di male? Che consuma. Parecchio. Difficile fare più di 400 km con un pieno (66 litri). Ed è anche abbastanza affamata di olio, di quello buono peraltro. Che mancano, tra la dotazione di serie, alcune accortezze che su un auto simile non sfigurerebbero, come i sedili totalmente elettrici (alcune regolazioni sono manuali). Non c'è neanche molto sostegno per le cosce, ma la corretta posizione di guida, grazie anche al volante regolabile finemente sia in altezza che in profondità, si trova ugualmente con grande facilita'. Anche il tessuto e la pelle di cui sono rivestiti i sedili sono piuttosto "poveri". Per un auto da 74 mila e rotti Euro s'intende. Ma in fondo fanno il loro lavoro, trattenendo bene quando si spinge e rimanendo comodi anche sulle lunghe distanze. Inoltre, le regolazioni, queste si, elettriche, per i "petali" laterali e il supporto lombare sono davvero utili quando ci si vuol sentire più "incastrati" nell'auto.
Cos'altro? Piccolezze. La grafica del navigatore è un po' datata, e la voce che da' le indicazioni petulante e alla lunga quasi irritante. Lo stereo però suona bene, c'è anche l'hard disk da 6GB per tenere sempre in auto le proprie canzoni immortali.
Ma con un auto così, la vera musica è quella che esce dagli scarichi. Da registrare come suoneria del cellulare. Già, chissà se l'AMG c'ha pensato, sennó, quasi quasi....

Modella: Eleonora Tani
Foto di Jonathan Domenici

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