Gallardo Spyder vs. Copen: il gigante e la bambina

di Gianfranco Giachetti & Alessandro Saetta Vinci

Gallardo Spyder vs. Copen: il gigante e la bambina


La Daihatsu Copen è un po’ speciale. Questo lo capisco subito appena, incastrato nell’abitacolo minimale, esco dalla sede Daihatsu di Treviglio in direzione Milano, dove farò sosta per una giornata e poi ritornerò a casa mia a Firenze. Così vediamo subito com’è la convivenza su una distanza di 300 km. Un tipo su una Copen di color grigio canna di fucile viene dalla direzione opposta. Fa un saluto. Quando guidi un giocattolino di appena 3 metri e 40 di lunghezza (è la spider più piccola in circolazione), tutta tonda e con quel muso lì non puoi che star simpatico a chi ti vede passare, soprattutto se anche lui ne guida una.

E’ buffa, ricorda vagamente la 313 di Paperino. L’abitacolo è alla vecchia maniera, come piace ai puristi, niente eccessi. Ci sono sedili in pelle (optional), lettore cd/mp3 e aria condizionata ma finisce lì. Mi ricorda vagamente, piano con gli insulti, la Lotus Elise. Stessa filosofia, peso molto contenuto, comfort un po’ così, baricentro basso e si siede praticamente rasoterra. Al primo semaforo mi si accosta un Hummer H2. Mi sembra di tornare bambino, quando sei alto non più del peluche che porti sempre con te e guardi gli adulti dal basso verso l’alto. Sì, però loro hanno responsabilità (che nel caso del guidatore dell’Hummer sarà l’imminente e ingente somma che dovrà pagare per il pieno), mentre tu ti diverti. La prima rotonda è sufficiente per capire qual è il motivo per cui la Copen esiste, ma di questo parliamone dopo. La giornata a Milano scorre veloce e verso sera mi lascio le luci della città dei Navigli e della Madunina alle spalle per tornare a Firenze. La convivenza autostradale non è idilliaca, va detto. Nonostante il freddo pungente mi ostino a tenere giù il tetto rigido (ovviamente con l’aria calda sparata in faccia per compensare). I sedili sono comodi, ma il riparo dal vento è minimo, l’auto è molto rumorosa anche alla semplice velocità da codice. Pazienza. E’ molto guardata però, alle occhiate e domande a Milano si aggiungono gli sguardi incuriositi delle persone in autogrill. Arrivo a casa a tarda notte e nonostante non dorma da quasi 20 ore mi spiace separarmene, avrei voglia di guidarla ancora. Buon segno.
Il fatto è che domani mi aspetta una giornata importante. Abbiamo avuto un’idea con un amico. Due modelle, due auto che in comune hanno solo la possibilità di viaggiare a tetto aperto e un fotografo. Una cosa in stile "Il gigante e la bambina".
Il pomeriggio successivo mi presento all’appuntamento con la modella e, come da tradizione quando vai a prendere una bella ragazza con l’intento di sfoggiare un’auto decappottabile, diluvia. Peccato, ma non possiamo rimandare. Arriviamo all’appuntamento per primi, ad attenderci solo il fotografo. Ad un certo punto un boato scuote il cielo. Un urlo fortissimo si avvicina in un crescendo. Ecco l’altro “pilota” e l’altra modella. Ed ecco la Lamborghini Gallardo Spyder.
L’avevo detto che l’unica cosa in comune era il fatto che sono due spider...

Che ci vuole? no, dico, piove da far schifo, e io devo semplicemente guidare un auto che é probabilmente uno dei mezzi meno amichevoli sulla faccia della terra già in condizioni normali, figuriamoci in giornate così. Ma l’occasione é di quelle da non perdere. Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di sedermi al volante di una Lamborghini Gallardo, addirittura in versione Spyder, e farlo per di più col sedile del passeggero occupato da una modella che ci aiuterà, insieme alla sua collega e alla Copen, a rendere ancora più spettacolari le foto di oggi. Insomma, é un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo...
Dunque, si tratta semplicemente di fare manovra per uscire da un parcheggio  e muoversi nel traffico, sotto l’acqua, fino all’appuntamento. Un gioco da ragazzi. Il cambio E-gear in teoria dovrebbe aiutarmi. Peccato che la frizione stacchi a 2000 giri, e che muoversi di pochi centimetri alla volta, per di più senza l’aiuto di sensori di parcheggio, al volante di un auto che costa 200 mila e rotti euro, sia un’operazione da eseguire premendo il gas con la forza, calibrata, di una formica. Il tutto naturalmente senza considerare che dietro la visibilità è assolutamente nulla, e che la trazione integrale, e tutti i differenziali presenti, tendano a far saltellare l’avantreno alla minima indelicatezza sul gas col volante girato. Vabbè, ce la posso fare. E alla fine ce la faccio. Ma che fatica...
Finalmente libera, la Lambo si muove con sorprendente facilità. Suona strano, perché in fondo é una supercar fatta e finita, con prestazioni mostruose. Ma si sa, l’elettronica ormai può fare quasi tutto. E anche in questo caso ci riesce. Il motore gira regolare a qualunque regime, il cambio... “cambia”, più o meno come e quando ci si aspetta, lasciando sempre il motore un po’  su di giri, e finché si rimane a regimi umani, si riesce anche quasi a passare inosservati. Quasi....

Il servizio lo abbiamo organizzato a Vaiano, località in collina appena sopra Prato, a 20 km circa di Firenze. Non c’è traffico, solo una strada che continua a salire tra curve e tornanti. Quindi, lasciamo le modelle e il fotografo a discutere e preparare il servizio fotografico, tra cambi d’abito, prove di fotografie, inquadrature, profili migliori e riflettori. Noi adesso andiamo un po’ a divertirci. In strada ora ha tutto un senso, l’asfalto non è più così bagnato. La Copen tiene la strada come un sogno, Colin Chapman ha sempre avuto ragione: la leggerezza è la chiave di tutto. È dotata di un piccolo motore 1.3 a benzina aspirato (in Giappone c’è anche la versione turbo) che eroga 87 cavalli, non molti, ma l’auto pesa solo 850 kg, 10 in meno dell’Elise, quindi più che sufficienti per muoverla con disinvoltura e agilità. Tra le curve sto cercando disperatamente di trovare il limite di tenuta della Copen. Ogni volta da’ l’impressione di averne ancora un po’, è incredibilmente composta e stabile. Il rollio è praticamente assente. Sto iniziando a disperarmi. Quest’auto ha la trazione sulle ruote anteriori ma si guida come fosse a trazione posteriore, non è difficile lasciar uscire un po’ la coda e gestirla con il gas. Certo, con le ruote davanti a tirarla, non è certo una derapata pulita, ma da dove si siede è divertente e appagante. Dopo una mezzora buona di tentativi ecco il limite di tenuta, uscendo da una curva a destra sterzo bruscamente verso sinistra senza un filo di gas, finalmente perde aderenza, finalmente sbanda almeno un po’, niente di grave però, è sempre molto controllabile. Figuriamoci. Mica può farla Gianfranco una cosa del genere. Con i suoi 520 cv che teoricamente sono su quattro ruote ma in pratica sono (quasi) tutti sul posteriore, con quella carreggiata larga e così tanta potenza deve stare attento. Senza considerare la visibilità. Io vedo perfettamente la strada, lui da dietro quel volante fa più fatica. Figuriamoci. Con una confidenza e una sicurezza che fra poco scoprirò essere fuori luogo aumento la velocità. Gianfranco mi segue, sento il sommesso V10 della Lambo che senza fatica mi sta attaccato alla coda. A un certo punto però niente di tutto questo ha più importanza, un corto rettilineo, e una bomba esplode alle mie spalle, un suono terrificante e eccitante allo stesso momento riempie la vallata e un proiettile di color grigio argento mi sorpassa e sparisce dietro la prossima curva.

...dicevo “quasi”, appunto, perché basta molto poco per scatenare la belva dietro le mie spalle. Impossibile descrivere ciò che succede quando si superano i 4000 giri (il picco di coppia é a 4250 giri). Il motore - un V10 da 4.961 cc, 40 valvole, che sviluppa 520 CV a 8000 giri, tanto per la cronaca - a questo regime sembra voler prendere un attimo il fiato. Ma sta barando: é il classico “buco” di coppia, che nei motori davvero cattivi - e questo lo é, credetemi - anticipa la tempesta. E ciò che succede superato questo regime ne ha il suono, e scatena più o meno lo stesso effetto sui vostri sensi. Un tuono scuote l’aria, e si viene catapultati in avanti come una fionda. Un rumore lacerante, che al cambio di marcia, operazione che si ottiene premendo la leva nera (invero bruttina, ma esattamente dove deve essere) posta a destra, e solidale al piantone, si trasforma in uno scoppio secco che fa volare via tutti gli uccelli nel raggio di centinaia di metri. E si ricomincia, raggiungendo, con facilità irrisoria, velocità degne dell’Enterprise (l’astronave di Star Trek, non certo la portaerei...). L’asfalto é sempre umido, quindi il limite é leggermente più vicino (sull’asciutto, su strada aperta, é inavvicinabile), ma la trazione rimane impressionante. L’auto accenna appena una scodata, poi il differenziale centrale sposta un po’ di coppia all’avantreno, che diventa improvvisamente “vivo” e annulla l'imbardata, sparandola verso la curva successiva. Lo sterzo é pesante, leggermente artificioso, ma comunque preciso, l’avantreno appena troppo duro da far curvare (non é sottosterzo, é più una specie di ritrosia a entrare in curva, probabilmente dovuto al peso degli organi della trazione integrale), ma una volta che si torna sul gas, passa tutto in secondo piano.
Ecco, in queste situazioni passare inosservati é impossibile. La gente esce dalle case, fa capannello, sgrana gli occhi. Se poi avete aperto la capote, l’effetto scenico é garantito.
Rallento un po’ per aspettare la piccola Copen, inevitabilmente rimasta indietro e mi guardo intorno. Pelle, alcantara, alluminio. Sui materiali, niente da dire. L’auto in prova non é nuovissima (2006), ma si mantiene bene. La scuola tedesca si sente, anche se non copre tutto: qualche scricchiolio, qualche tasto un po’ ballerino, la strumentazione un po’ datata, ma chiara e completissima (belli e leggermente retrò i quadranti al centro). La posizione di guida però è perfetta. Si sta seduti in basso, col volante quasi verticale, e la pedaliera perfettamente allineata. I paddle del cambio sono in realtà due leve sul piantone, e quindi rimangono sempre nella stessa posizione - destra per salire, sinistra per scendere - indipendentemente da quanto e come é girato il volante. La visibilità é scarsa davanti, praticamente nulla dietro, specie a capote chiusa. Quando é aperta s’intravede qualcosa, ma capire dove finisce il sedere, con dentro il grosso V10, é assai difficile.
A proposito di motore: rimane sempre e comunque nascosto, coperto dai meccanismi della capote e dalle varie canalizzazioni. Peccato.

Tornando giù per il servizio fotografico la pioggia torrenziale ricomincia. Di tanto in tanto la Lambo davanti a me scalpita e scoda. Tutti quei cavalli sul bagnato non sono pochi, 87 sì. Questo è il miglior pregio della Copen, è facilissima da guidare, in grado di far sentire chiunque un gran pilota. E’ incredibilmente controllabile e gestibile anche quando si supera il limite di handling (e di decenza) il che succede spesso perché mentre come macina-chilometri non è un granché, troppo rigida e troppo rumorosa, tra le curve incita a una guida scalmanata. Non c’è l’ESP ma non serve, il vostro piede destro basta. La Gallardo è sensazionale, bellissima e velocissima. E’ quello che tutte le supercar dovrebbero essere: brutale e scenografica, ma se non avete 200.000 euro da spendere in una supersportiva spider, magari solo 20.000, la Copen rappresenta davvero una scelta interessante.

Mi faccio superare dalla Copen e la osservo meglio. Tanto piove e non é proprio il caso di esagerare. E' proprio un’auto buffa, non so come altro definirla. Ma non solo esteticamente. Perché il divertimento nel guidare un mezzo simile, specie in queste condizioni meteo, é tangibile anche dall'esterno. Vedo Alessandro "remare" col volante a ogni curva, e se non fosse per l'acqua che batte forte sulla capote e per il rombo del motore, sono certo che potrei anche sentirlo ridere ad ogni scodata...
Beh, pensandoci bene, ha ragione lui. E' un po'  il principio che i motociclisti cominciano a capire adesso. Infatti, le SBK replica, moto sportive da 200 cv, non esercitano più il fascino di una volta. Meglio un mezzo leggero, agile, con i cavalli giusti, e tanta coppia, subito disponibile. Che ti faccia divertire anche andando (relativamente) piano. E la Copen, che ha prestazioni più che adeguate, é sicuramente l'auto giusta per chi fa della guida principalmente un divertimento. Senza eccessi e senza patemi.
Già.
Se solo la Lambo non avesse questo rumore fantastico, e non fosse così assurdamente bella...


Si ringrazia per la Lamborghini Gallardo Spyder la Power Service Noleggi di Pistoia www.powerservicenoleggi.it Sig. Stefano Bruni

Si ringrazia per la Daihatsu Copen la Daihatsu Italia di Treviglio (BG) www.daihatsu.it

Foto di Giuseppe Faienza www.giuseppefaienza.it

Modelle Alezandra Bruschi (la mora) e Elisa Cecchi (la bionda)

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