Audi RS4: lock, stock and barrel

di Niccolò De Pisi

Audi RS4: lock, stock and barrel


 

Curva a sinistra con leggera pendenza che mi spinge fuori e poi curva a destra aperta, vedo che non arriva nessuno dalla corsia opposta, aspetto pazientemente il punto di corda e poi premo senza ritegno sul pedale. L’asfalto è umido, ha smesso di nevicare la sera prima, ma nonostante viaggi praticamente sul sapone, l’auto non manca l’appoggio e segue fedelmente la curva che ho impostato. Non faccio in tempo a mettere gli occhi su una curva che già ne sto accarezzando un’altra. Guardando lo specchietto retrovisore vedo i miei occhi brillare per l’emozione, o forse è quando mi sono praticamente accecato per tirare giù l’aletta parasole.

All’esterno il sibilo delle due turbine e il borbottio degli scarichi Supersprint attirano l’attenzione, anche del tipo lampadato che stava esibendo la sua TT e al quale ho rubato la scena; tengo acceso il sistema Bose solo per il primi minuti: oggi alla chitarra preferisco il V6.

Mi diverto a stuzzicare l’assetto passando sul bordo strada ghiacciato, il ragazzo che cercava di lucidarmi il paraurti volendo a tutti i costi passarmi, improvvisamente mantiene le distanze di sicurezza.

La coppia abbonda e l’auto fa tutto da sola, basta dare gas un po’ in anticipo in uscita di curva per giocare di traverso, poi a rimetterla dritta ci pensa il differenziale centrale. Peccato per il peso che sullo stretto si fa sentire, soprattutto negli inserimenti.

Dopo qualche ora e qualche gallone in meno di benzina, posso tranquillamente coniare un nuovo detto: l’RS4 è la migliore amica del guidatore. È ovvio che i limiti della fisica siano imprescindibili e non si possano sfidare, ma guidando questa Audi sembra di poterle far chiudere un occhio ogni tanto. Giocare con il limite di tenuta è semplice, l’auto è lineare nel perdere aderenza e non ha un comportamento imprevedibile, viene spontaneo dopo un po’ mettersi a disegnare qualche virgola sull’asfalto umido. L’Esp si sostituisce alla vostra cognizione e raramente interviene. È un’auto vecchia scuola, non ci sono settaggi che permettono di metterlo in sport o di parzializzarne l’intervento; quindi attenzione a disattivarlo, una volta che si è "soli" è facile lasciarsi prendere la mano, rischiando così di trovarsi abbracciati alla flora locale.

A dar confidenza alle leggi della natura questa mattina mi danno una mano anche le Pirelli Winter Sottozero con il loro disegno asimmetico, ottime in frenata e con buone doti di direzionalità, con le quali l’auto danza con affilata delicatezza da una curva all’altra, come dire che si può ballare un valzer ascoltando Immigrant Song dei Led Zeppelin. È un controsenso eppure è così, quest’ auto è una deliziosa contraddizione: a chi verrebbe in mente di portare in giro la propria prole su un’auto da quasi 400 cavalli? Chi può vedere bene 390 litri di bagagli (che possono diventare 1250) preparati da una moglie ansiosa che patisce le curve, su quattro ruote che devono gestire 440 Nm? Per non parlare poi del cane. Se partite a cannone al casello, potreste ritrovarvi a doverlo staccare dal lunotto posteriore con una spatola, al primo autogrill.

Eppure nella sua apparente inutilità (sarà anche per questo che è rimasta in produzione solo un anno, dal luglio 2000 all’agosto 2001?) è un capolavoro. L’assetto è rigido, rollio e beccheggio sono limitati e grazie all’equilibrio generale e al sistema di trazione l’auto non si scompone in rilascio e neppure entrando troppo allegri in curva. Ovviamente scordatevi il comfort che potreste avere su una A4 normale e evitate di vendere il vostro V70 per lei, dovreste poi pagare oltre alle rate della macchina anche le sedute dal vostro fisioterapista.

Tutta questa rigidità è d’obbligo quando si parla di ben 381 cavalli, tutti stipati in un 2,671 litri biturbo V6 di 90° con 5 valvole per cilindro, elaborato dalla Cosworth, che spinge i suoi 1670 kg da 0 a 100 km/h in 4.9 secondi. Numeri impressionanti, all’altezza della sua progenitrice: la RS2, costruita in collaborazione con la Porsche, montava un 2.2 litri 5 cilindri 20 valvole turbocompresso. Grazie alla turbina KKK il vecchio motore erogava 315 cavalli e bruciava lo 0-100 in 4.8 secondi.

Tutta la potenza rimane gestibile grazie all’eccellente trazione, merito del collaudato Quattro con sistema Torsen (usato solo sulle Audi a motore longitudinale). Il differenziale fa sì che i due semiassi in uscita possano girare a velocità diverse, a patto che uno l’aumenti nella stessa misura in cui l’altro la diminuisca. Con il Torsen viene trasmessa più coppia alla ruota che gira più lentamente e quindi che possiede maggiore aderenza rispetto a quella che sta slittando. È lei che ringrazi quando ti riporta a casa in tempo per la cena, anche sotto una bufera di neve.

È veloce, precisa, elegantemente arrogante, ha il frontale che assomiglia a quello di un bullo con le sue griglie a losanghe e le prese d’aria maggiorate, i passaruota larghi come le spalle di un giocatore di football americano. Le modanature, gli specchietti e le barre sul tetto cromate alleggeriscono la fiancata. È bassa e tarchiata, è necessario fare attenzione alle rampe per non graffiarle il mento, ma anche ai dossi: raschiare con la marmitta è tremendamente facile. E l’atmosfera al suo interno? Ti siedi a bordo e sei abbracciato dai sedili in pelle Recaro, confortevoli e contenutivi. All’interno praticamente tutti i dettagli sono in colore nero, anche le maniglie apri porta in metallo…è come accomodarsi in una grotta. Lo spazio è sufficiente a patto che si viaggi in quattro. Tutti gli optional di cui si "aveva" bisogno sono presenti e gli inserti in carbonio sulla plancia, dopo i Recaro, sono le uniche concessioni alla sportività, il resto è un po’ troppo noioso e le plastiche non sono eccezionali. Tutti i comandi sono nella posizione corretta e rispettano elevati criteri di ergonomia, anche se ho impiegato qualche secondo a capire dove fosse e come funzionasse il devioluci. Di notte è piacevole il contrasto tra il bianco ghiaccio del cruscotto e il rosso della plancia; ah, ricordatevi di non fidarvi dell’indicatore della temperatura esterna, spesso spara a caso! La vettura ha alle spalle più di centomila chilometri e un uso intenso in pista: gli scricchiolii si sentono. Non più di primo pelo e con un design che comincia a sentire il peso degli anni, rimane comunque un’arma affilata, che non taglia mai la comunicazione con le nostre mani. Volante e telaio rispondono istantaneamente ai comandi e trasmettono in tempo reale, come un sismografo, ciò che legge lo pneumatico. Anche il cambio è all’altezza della vettura ma non mi ha convinto a pieno nella corsa e negli innesti.

Sistemi diretti e precisi che, insieme all’impianto frenante tenace, progressivo e con una sofisticata geometria di ventilazione, vi stamperanno un sorriso ebete in faccia.

Pensateci bene, usata ha oramai un prezzo abbordabile; cosa sono alcune migliaia di euro per un pezzo in più di anima? Nel caso, fate anche un pensierino su una benzinaia, i 62 litri del serbatoio finiscono abbastanza in fretta!

Ringrazio la Drivergì per aver messo l’auto a disposizione di Duemotori e il Sig. Biagio Santella per la cortesia e la disponibilità.

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