Le scoperte della Ferrari

di Gianfranco "Bulletta" Giachetti

Le scoperte della Ferrari


Lo so, lo so, la benzina costa. E provare due auto che hanno, in totale, quasi 1000 CV, e che quindi del prezioso liquido si nutrono in quantità smodate, ora come ora è un po' stupido. Ma nessuno ha mai detto che gli appassionati di auto siano persone normali. E io certamente non lo sono. Quindi, in attesa di poter provare la nuova, fantastica 458 Spider, ecco le due ultime "scoperte" Ferrari, l'F430 Spider e la California.
Le accomuna tre cose: il fatto di essere appunto auto guidabili a cielo aperto, il marchio, e, in questo caso, il colore. Certo, sulla carta, ci sarebbero anche il motore (V8), la potenza (oltre 450 CV), la cilindrata (4.3 litri), e altre robe tecniche un po' da impallinati, ma la realtà è che queste due auto sono profondamente diverse, molto più di quanto non sembri.
Insomma, guardatele: bassa, acquattata, chiaramente "spinta" l'F430; lunga, sinuosa, e indiscutibilmente "trainata" la California.

E infatti, in pratica quasi tutta la differenza è dovuta alla posizione del motore, centrale/posteriore nell'F430, anteriore nella California.



Ignorante e spigolosa la prima, più mollacciona e rilassante la seconda. Una invita a guidare sempre col coltello tra i denti, l'altra a prendersela comoda. Intendiamoci, volano entrambe sopra i 300 all'ora, e scattano entrambe da 0 a 100 in 4 secondi, ma con l'F430 vien voglia di cercare una pista, con l'altra… un lungomare alla moda.

Motore pieno, cambio eccezionale (quello della California addirittura commovente, capace di passaggi di marcia praticamente istantanei ma anche di una dolcezza degna di un automatico all'americana), rumore da godere senza tetto ogni volta che è possibile. Ma quando arrivano le curve, una è un bisturi affilato, l'altra una gran turismo, molto veloce, ma decisamente inferiore, in qualunque aspetto dell'handling, dalla precisione di sterzo, alla rapidità nell'entrare e uscire dalle curve, alla facilità con cui si gestiscono la variazioni di assetto. In due parole, la California è più sottosterzante e ha una trazione inferiore rispetto alla F430. Nelle mani giuste, anche la California è in grado di far mangiare la polvere a diverse sportive pure e certamente a molte granturismo sportive, ma quando si spinge, è semplicemente troppo meglio l'F430.
Insomma, sono due auto apparentemente sovrapponibili, ma soddisfano bisogni totalmente diversi. Quindi il bersaglio è centrato. Perché se un costruttore così specialistico avesse creato due spider anche solo lontanamente simili, sarebbe stato un masochista.



Il nome "California", oltre che evocativo di fasti passati - affonda le radici nella storia della marca -, la dice davvero lunga sul mercato a cui quest'auto ambiva sin dall'inizio. L'F430 non fa altro che rinnovare i fasti della marca nelle spider sportive, senza cedere quasi niente in termini di cattiveria alla berlinetta da cui deriva. Ma dire "non fa altro"  è naturalmente a dir poco riduttivo. Perché come sensazioni di guida, siamo nei pressi dell'orgasmo. Il manettino, che ha 5 posizioni (contro le 3 della California, e anche questo è indicativo), è una sorta di sfida. Si passa dal "la guiderebbe anche un bambino" al "sei sicuro? ma proprio sicuro sicuro?". Generalmente all'ultima domanda rispondo sempre "si". Stavolta, viste anche le condizioni meteo, che consigliavano semmai la posizione per bambini (indicata da un evocativo fiocco di neve), non me la son sentita, m'è bastata la botta continua di adrenalina che arrivava col manettino nella penultima posizione ("Race") e giocando col gas nelle prime tre marce: il controllo di trazione e di stabilità intervengono con un ritardo tale da non far rimpiangere la posizione "sei proprio sicuro?", anzi più di una volta non li ho proprio sentiti, perché ho levato prima (il controsterzo era già partito da un pezzo…). Un'auto adrenalinica l'F430, ma con un margine e una precisione di tutti i comandi che, paradossalmente, hanno il potere di calmarti, e di farti sentire quasi uno bravo. La California è proprio un'altra pasta. Come inizi a spingere, senti subito il peso là davanti, che per quanto arretrato è pur sempre dalla parte sbagliata, almeno per i miei gusti. L'elettronica è inoltre più invasiva, e i comandi, tutti, un filo meno diretti. Risultato, vai più piano, e sei meno tranquillo. Meglio, molto meglio fermarsi, aprire il tetto, rimettere tutto in automatico, e godersi il sole e il vento in faccia, col suono profondo del motore che gorgoglia alle tue spalle.

Non è una sfida, auto troppo diverse, ma io non avrei dubbi: F430 tutta la vita. Magari potessi...

Si ringrazia la Power Service di Pistoia per l'auto
Foto di Giuseppe Faienza e dell'autore dell'articolo
Modelle: Alezandra Bruschi,
Vanessa Lotti e Isotta Pieraccini



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