Mario Poltronieri scrive per noi: la Coppa Carri, Monza e il resto

di Mario Poltronieri

Mario Poltronieri scrive per noi: la Coppa Carri, Monza e il resto

In occasione del ritorno del WTCC a Monza abbiamo deciso di fare scrivere il mio vecchio amico Mario Poltronieri, per anni ed annorum telecronista Rai per gli sport del motore (oltre alla F1 seguiva anche ruote coperte, moto, kart e motonautica). Il popolare cronista tv ci parla delle sue esperienze in autodromo (nella Foto: Mario Poltronieri versione pilota sulla 500 Abarth da record) e di quello che rappresentò la Coppa “Leopoldo Carri” riservata alle vetture Turismo per l’automobilismo italiano.

Chi scrive si è per un giorno trasformato in dimafonista, in quanto il nostro si è recentemente fratturato un braccio e non poteva ovviamente usare la tastiera di un pc. Ho comunque, come tutti gli stenografi di qualunque buon giornale, ricopiato fedelmente il testo dettatomi. (g.pi.)

 

 

L’automobilismo agonistico degli anni Cinquanta (fu in questo periodo che si sviluppò la Coppa Carri), appena finita la seconda guerra mondiale, in Italia era sostanzialmente composto di gentlemens driver benestanti. Salvo rarissimi corridori professionisti, che gareggiavano già in F1 o nelle Sport, il grosso del movimento era rappresentato da questi gentlemens, che si facevano notare nelle gare Turismo. E tutto il movimento era imperniato sull’Autodromo di Monza, nato nel 1922 ed a quei tempi unico impianto italiano (dagli anni Sessanta-Settanta la situazione cambierà…). Una delle manifestazioni tipiche del periodo era, appunto, la Coppa Carri, dalla quale sono venuti fuori anche alcuni piloti poi professionisti, pur se la vera scuola formativa sarà la Formula Junior - poi F.3 - nata da una brillante intuizione del conte Giovanni Lurani-Cernuschi e, rimanendo a Monza, la successiva F. Monza inventata da Romolo Tavoni. In quel periodo l’autodromo aveva ricominciato l’attività a pieno ritmo, sopraelevate comprese, dopo un periodo nel quale l’intera area era stata adibita a deposito di residuati militari alleati. Nella Coppa Carri c’era il classico clima dei veloci corridori della domenica: dopo la vittoria si scherzava, ci si dava manate sulle spalle, ci si sfotteva sportivamente. Inoltre vorrei ricordare la Coppa Europa e quella InterEuropa, che venivano organizzate a corollario del GP d’Italia di F1 e quindi viste da migliaia di spettatori. Il pubblico è sempre stato numeroso sugli spalti dell’ Autodromo Nazionale. Vuoi per la passione intrinseca degli abitanti del posto oppure, in passato, perché non c’era il traffico veicolare che c’è ora e quindi andare a Monza per il GP era una sorta di piacevole gita. Inoltre l’autodromo sorge dentro ad un parco pubblico, uno dei più grandi d’Europa. Indipendentemente da ogni altra considerazione (se nonostante le perenni polemiche la pista è ancora lì un motivo ci sarà), chi va a Monza trova la corsa ma anche il parco, il rettilineo ma anche il ristorante interno, il campeggio (pochissimi autodromi fanno oggi campeggiare all’interno, e quasi mai esistono strutture di supporto) ed aree sportive diversificate. Monza ospita questo week-end la gara del WTCC, l’ex Euroturismo dei Quester, dei Kelleners, dei Grano oggi divenuto Mondiale con fior di piloti professionisti, alcuni reduci dalla F1 come il leader del campionato Tarquini e l’ex ferrarista Nicola Larini.

Restituisco la linea allo studio.

 

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