GP d'Italia 1971: Fotofinish a Monza

di Chiara Zaffarano

GP d''Italia 1971: Fotofinish a Monza

Molte volte si sente dire in giro che molti preferiscono il calcio e la Moto GP perché la Formula Uno è uno sport adatto a quelli che soffrono d’insonnia o a chi vuole riuscire ad addormentarsi dopo il pranzo domenicale. Insomma, la versione turbo del Tavor.  

Ci sono state delle gare soprattutto nel passato che han tenuto il pubblico - sia sugli spalti che davanti alla tv - con il fiato sospeso fino all’ultimo giro con le grandi e piccole battaglie che hanno reso una gara indimenticabile e diventata parte della storia della Formula Uno.

Una di queste è durata fino alla linea del traguardo dell’ultimo giro: il Gran Premio d’Italia, Monza 1971.

Il circuito di Monza era a quel tempo diverso da come lo conosciamo oggi. Senza chicane: le monoposto viaggiavano a tutta velocità sfruttando l’effetto scia che i quattro rettilinei, collegati da curve veloci, erano in grado di far raggiungere alle vetture velocità elevate. In quella gara i giri vengono all’ultimo momento ridotti da 68 a 55, diminuendo il percorso di 75 km.

L’annata 1971 fu quella di Jackie Stewart e della Tyrrell. Vincono sei gare su undici, mentre la Ferrari deluse le aspettative dei tifosi dopo aver trionfato nella gara iniziale con Mario Andretti e al Gran Premio d’Olanda con Jacky Ickx. L’anno è segnato dalla morte di Pedro Rodriguez (mentre guidava una Ferrari 512M della scuderia di Herbet Muller, il 11 luglio). A fine stagione ci lascerà anche Jo Siffert (morto il 24 ottobre 1971 sul circuito di Brands Hatch).

Il Team Lotus ufficiale non si presenta. Il processo a Chapman per la morte di Jochen Rindt dell’anno prima è ancora in corso e la squadra inglese vuole evitare eventuali notifiche giudiziarie. Da notare che Rindt, morto il 5 settembre del 1970, è l’unico campione del mondo laureato alla memoria. Fittipaldi riesce però a partecipare alla gara facendo iscrivere una Lotus privata (blu-oro), la 56B dotata di motore a turbina Pratt e Whitney. Lo squadrone March iscrive Peterson (propulsore Ford) e gli italiani Nanni Galli ed Andrea da Adamich (motore Alfa Romeo).

Le prove. Tutti i piloti usano la stessa tattica: percorrere il Rettilineo Centrale a 120-130 km/h in attesa di una macchina molto veloce per sfruttare appieno l’effetto scia della Parabolica e cercare il giro veloce, che in quella gara fu realizzato da Chris Amon (Matra-Simca) con il tempo di 1’22”40, seguito da Ickx, Siffert, Ganley, Cevert, Peterson, Stewart e da tutti gli altri.

Alla partenza Clay Regazzoni che è in quarta fila (ottavo tempo), parte prima che lo starter possa abbassare la bandiera del via ed è primo all’ingresso del Curvone, al termine del rettilineo box, ma dopo tre tornate è costretto a cedere la sua posizione a Ronnie Peterson, che con la sua March è partito dalla terza fila ma ha già passato Stewart (che pure è riuscito a rimontare dopo essere partito in quarta fila), Siffert e per ultimo proprio il pilota ferrarista.

All’ottavo giro Stewart passa in testa per cedere di nuovo a Ragazzoni. Ronnie Peterson, che è il pilota più veloce in pista, riesce di nuovo a portarsi in testa alla gara, grazie all’effetto delle scie. La corsa raggiunge ritmi elevati con la media di 239,888 km/h e Cevert riesce a portarsi in seconda posizione (al primo giro era nono), mentre già si sono ritirati Surtees, Marko. Schenkene il pratese Nanni Galli.

Ronnie Peterson riesce a tenere la posizione per cinque tornate, prima di cedere la posizione a Cevert che si trova in testa ed al quindicesimo giro le due Tyrrell conducono la gara seguiti a ruota da Peterson, Regazzoni, Hailwood e Ganley.

La media si alza fino ai 240 km/h e molti protagonisti della gara si ritirano: entrambe le Ferrari per  un cedimento giunto di gomma tra trasmissione e motore e Stewart per rottura del propulsore. Peterson, Cevert e Hailwood riescono a staccare il gruppo degli inseguitori formato da Siffert, Ganley e Amon di cinque secondi. La gara vede intorno al 24esimo giro il ricongiungimento del gruppo degli inseguitori con Hailwood - anche lui partito come altri protagonisti di questa corsa dalle retrovie - che passa al giro successivo in testa.  

La media sale a 241 km/h e Siffert su BRM  prende il comando al 28° giro ma vi resta solo per tre giri, un parziale blocco del cambio automatico preceduto da Cevert, Peterson, Hailwood, Amon e Ganley. La lotta continua con Peterson, Cevert e Perteson si alternano al comando, fino a quando il pilota della Matra, riesce a prendere la testa della gara al 37° giro.

Amon deve di nuovo pagare pegno alla sua proverbiale sfortuna (Mario Andretti dirà “Amon è talmente  sfortunato che se gestisse le pompe funebri la gente smetterebbe di morire”) ed al 47esimo giro, mentre stava prendendo un ottimo distacco sugli avversari, gli si stacca la visiera del casco e per lui è impossibile continuare la gara. Deve quindi rinunciare alla volata finale, mentre Gethin riesce a ricongiungersi al gruppo.

Si ritira anche la March di Henri Pescarolo, autore del giro più veloce alla media di 247,013 Km/h per noie alle sospensioni.

Il 47° giro vede di nuovo riprendere la testa Peterson che la tiene per quattro giri provando a staccare il resto del gruppo senza riuscirci, prima che tocchi a Hailwood per quatto giri stare di nuovo in testa e durante i giri 53 e 54 Gethin è al comando, ma all’ultimo giro si vede superato da Peterson che guida il gruppo.

Arrivati all’uscita della Curva Ascari scatta il momento finale che decide l’esito della gara: Cevert sferra il suo ultimo attacco e si porta al comando lungo il rettilineo centrale. L’intenzione era buona: farsi di nuovo superare da Peterson per sfruttare la scia durante nella volata, come lui stesso ha dichiarato: “perché sapevo che chi entra per primo in Parabolica non vince la gara …” e quindi entra alla Parabolica all’esterno e Peterson sorpreso dalla manovra del francese arriva a ruote inchiodate e si trova ad entrare nella curva all’interno.

Il francese però non si aspettava la reazione di Gethin, che supera Hailwood sul rettilineo e si trova nelle condizioni ideali per prendere la scia di Peterson. Cevert è costretto a frenare, mentre la Brm si ritrova nella posizione più vantaggiosa. Davanti ai box esce dalla scia di Peterson e batte lo svedese sotto la bandiera a scacchi sventolata dal direttore di gara storico a Monza, Gianni Restelli (nella Foto, l'arrivo).

Peter Gethin alza la mano in segno di vittoria, ma ci vorrà il fotofinish per stabilire che è lui il primo. IL distacco su Ronnie Peterson è di soli 0:01, la distanza più breve mai registrata. E con la bellezza di cinque piloti in soli 0:61 (Cevert 0:09, Hailwood 0:18 e Ganley 0:61). I giri della gara furono percorsi in 80 minuti.

Finisce così una delle gare più appassionanti della Formula uno, una gara fatta di velocità e di grandi sorpassi. Una gara che fa ancora discutere i vecchi fan e che, al confronto di certe noiose gare di oggi, fa dire a molti: quelli erano giorni…

 

 

 

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